AI generativa: come cambierà il modo di imparare, riflettere e immaginare nel 2035

Nel 2035, nell’era delle tecnologie generative, cambierà profondamente il modo di imparare, riflettere e immaginare delle persone.
La seconda edizione dell’Osservatorio FUTURES | Sense Making by System Thinking del Politecnico di Milano ha esplorato l’approccio pionieristico alla creazione del futuro nell’era delle tecnologie generative, identificando i futuri “distanti” nei processi aziendali di produzione e assorbimento della conoscenza nel 2035.

Tra i nuovi profili professionali identificati negli 8 futuri alternativi descritti dall’Osservatorio, emergono gli “antroscienziati”: profili ibridi tra l’intuizione
Gli antroscienziati indagheranno il modo in cui individui, culture e società interagiscono con le tecnologie, gli ambienti e le organizzazioni, per tradurre comportamenti, valori e motivazioni umani in idee per l’innovazione, le politiche e la progettazione organizzativa.

Symfoodist ed empathitect

Un altro profilo è quello dei “symfoodist”, ricercatori con competenze transdisciplinari che uniscono scienza alimentare, psicologia sensoriale ed etica con la conoscenza dell’AI, per progettare sistemi nutrizionali in grado di attivare il flusso creativo, il recupero psicologico e l’allineamento metabolico con i ritmi circadiani e cognitivi.

E ancora, tra i profili degli 8 futuri alternativi rientrano gli “empathitect”, facilitatori di ecosistemi umani, che progetteranno architetture emozionali per comunità e organizzazioni, creando ambienti in cui le persone possono esprimere il loro potenziale in armonia con i ritmi collettivi.

Un motore di decostruzione cognitiva

Nell’attività di ricerca scientifica, il manifesto sul futuro ‘distante’, dal titolo “Tecnologie generative come motore di decostruzione cognitiva” immagina una nuova era di produzione di conoscenza in cui creatività umana e tecnologia intelligente convergono per espandere i limiti della comprensione e dell’innovazione.
Nella ricerca le tecnologie generative saranno motori di decostruzione cognitiva, consentendo ai ricercatori di concettualizzare sistemi alternativi.

Ma nel futuro distante si rifiuta l’idea che le tecnologie generative siano partner autonomi che prendono decisioni indipendenti. Infatti, non generano intrinsecamente soluzioni accessibili o inclusive: devono essere guidate intenzionalmente per farlo. E si rifiuta anche la visione delle tecnologie generative come semplici amplificatori della cognizione umana.

“Padroneggiare la creazione del futuro”

L’AI ha il potenziale di migliorare la percezione dei segnali corporei interni, aiutando i ricercatori a diventare più consapevoli dei propri pregiudizi, rafforzare il ragionamento intuitivo e sviluppare una visione più profonda del mondo.

“In contesti fortemente volatili, incerti, complessi e ambigui come quelli della società moderna è richiesto a leader, innovatori e organizzazioni di progettare con responsabilità e proattività futuri desiderabili – afferma Claudio Dell’Era, Direttore dell’Osservatorio –. Con dinamiche di mercato volatili e incertezze geopolitiche, le previsioni diventano sempre più difficili e le organizzazioni oggi si trovano in difficoltà nel decidere quali iniziative perseguire e come allocare le risorse in modo efficace. Padroneggiare la creazione del futuro diventa una capacità sempre più critica”.

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