Tra il 2022 e il 2023 l’aumento dei tassi Bce ha colpito duramente le Pmi italiane, fortemente dipendenti dal credito bancario.
In media, i costi del capitale sono saliti dal 2,1% al 5,6% in soli tre anni, comprimendo la redditività e rallentando la spinta agli investimenti, in particolare, nei settori manifatturiero, costruzioni e commercio.
Una politica monetaria più coraggiosa da parte della Bce potrebbe, al contreario, innescare un ciclo virtuoso di crescita per il tessuto imprenditoriale italiano, liberando fino a 12,2 miliardi di euro in nuovi investimenti, generando oltre 150.000 posti di lavoro e riducendo i costi finanziari per le imprese di 8,5 miliardi l’anno.
È quanto emerge dallo studio di ReportAziende.it, che ha simulato gli effetti di una graduale attuazione della proposta avanzata dal vicepremier Tajani: tassi d’interesse a zero, nuovo Quantitative Easing e credito agevolato per le Pmi.
La “proposta Tajani”
“Il sistema imprenditoriale italiano ha retto all’urto – evidenzia lo studio di ReportAziende.it – ma la stretta creditizia ha generato un evidente rallentamento della crescita e un diffuso congelamento dei piani industriali, soprattutto tra le micro e piccole imprese”.
Nel dettaglio, lo scenario di policy più espansivo, con tassi azzerati, 750 miliardi annui di Quantitative Easing e linee di credito agevolate al 1,5%, produrrebbe un’accelerazione del Pil delle Pmi pari a +2,3% nel 2026, contro lo 0,9% previsto nello scenario base Bce. Il margine operativo lordo delle imprese crescerebbe in media del 3,5-4,0%, con un miglioramento del cash flow operativo fino al 15%.
I numeri di un cambio di passo
I settori che beneficerebbero maggiormente sarebbero Manifattura (+15% fatturato aggregato, +25% in R&S, +40% progetti Industria 4.0), Costruzioni (+12% crescita, +35% nuovi cantieri, +80.000 addetti), Commercio (+60% e-commerce, 150.000 punti vendita modernizzati), Servizi (+50% startup digitali, +15% investimenti nel turismo).
Il modello proposto da ReportAziende prevede una roadmap triennale graduale supportata da un sistema di governance centralizzato (Bce-Governo-Banca d’Italia) e un osservatorio nazionale dedicato alle Pmi. Il saldo fiscale dell’operazione sarebbe positivo: +2,3 miliardi di euro annui, grazie all’aumento del gettito Iva, Irpef e riduzione dei sussidi.
Un’occasione irripetibile
Con l’inflazione tornata sotto controllo la Bce ha oggi margini di manovra per sostenere l’economia reale. Lo studio propone di ispirarsi ai modelli già attivi in Germania (KfW) e Francia (Bpifrance), adattandoli al contesto italiano, con una forte semplificazione burocratica e una rete di sportelli territoriali per il credito.
“In un contesto globale sempre più competitivo – conclude ReportAziende – le Pmi italiane non chiedono protezione, ma condizioni di gioco più eque. Una politica monetaria espansiva può essere l’occasione per restituire slancio a un sistema imprenditoriale che ha ancora enormi potenzialità di innovazione, crescita e sostenibilità”.