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Intelligenza Artificiale: nel 2022 in Italia 500 vale milioni di euro

Il mercato dell’Intelligenza Artificiale in Italia nel 2022 ha raggiunto 500 milioni di euro, crescendo del 32% in un solo anno. Il 73% è stato commissionato da imprese italiane (365 milioni di euro) e il 27% è rappresentato da export di progetti (135 milioni di euro). Nonostante il difficile contesto internazionale, per il comparto dell’AI il 2022 è stato un anno da record, caratterizzato dai continui progressi nelle capacità delle macchine e dagli exploit di Dall-E2 e ChatGPT, che in poche settimane hanno coinvolto decine di milioni di utenti, e mostrato al grande pubblico le potenzialità di questa tecnologia. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano.

Il 61% delle grandi imprese ha già avviato almeno un progetto di AI

A dimostrazione dell’ormai ampia diffusione di questa tecnologia, oggi il 61% delle grandi imprese italiane ha già avviato almeno un progetto di AI, il 10% in più rispetto a cinque anni fa. E tra queste, il 42% ha in cantiere più di un progetto operativo. Tra le Pmi, invece, il 15% ha almeno un progetto di AI avviato (nel 2021 era il 6%), quasi sempre uno solo, ma una Pmi su tre ha in programma di avviarne di nuovi nei prossimi due anni.

Le aree di applicazione

La quota più significativa del mercato dell’Intelligenza Artificiale italiano (34%) è legata a soluzioni per analizzare ed estrarre informazioni dai dati (Intelligent Data Processing), soprattutto per realizzare previsioni in ambiti come la pianificazione aziendale, la gestione degli investimenti e le attività di budgeting. Ma è importante anche l’area di interpretazione del linguaggio, scritto o parlato, la cosiddetta Language AI (28%) a cui afferiscono, nella classificazione dello studio, le classi di soluzioni NLP e Chatbot. In quest’area vi sono, ad esempio, le applicazioni di Generative AI come ChatGPT o DALL-E2, che consentono di estrarre ed elaborare automaticamente informazioni anche da documenti come atti giudiziari, contratti o polizze, o per analizzare le comunicazioni interne o esterne, ad esempio, mail, social network, web.

Recommendation System, Computer Vision e Intelligent Robotic Process Automation 

Il 19% del mercato comprende poi l’area degli algoritmi, che suggeriscono ai clienti contenuti in linea con le singole preferenze (Recommendation System). Inoltre, il 10% del mercato va alle iniziative di Computer Vision, che analizzano il contenuto di un’immagine in contesti come la sorveglianza in luoghi pubblici o il monitoraggio di una linea di produzione. Una quota pari al 9% è invece destinata alle soluzioni con cui l’Intelligenza Artificiale automatizza alcune attività di un progetto e ne governa le varie fasi, ovvero, l’Intelligent Robotic Process Automation.

Gli italiani e la lettura digital: preferite le riviste di gossip, arredo e lifestyle

Gli italiani si confermano dei buoni lettori di riviste e quotidiani. Magari non saranno i migliori utenti dell’edicola e dei prodotti cartacei, però dimostrano di apprezzare le opportunità di lettura offerte dal digital. E’ quanto evidenzia una recente analisi di Readly, l’app per la lettura di riviste e quotidiani in digitale, che ha redatto un report annuale sulle tendenze di lettura, evidenziando tematiche e comportamenti per l’anno appena concluso. A livello globale, 286.000 pubblicazioni digitali sono stati lette 146 milioni di volte sulla piattaforma, con un incremento del 23% dei lettori di quotidiani che utilizzano l’app, rispetto al 2021. In particolare, si evidenzia che l’utilizzo dei dispositivi mobili è stato del 20% per le riviste e del 17% per i quotidiani

Quando e cosa si legge?

In base ai dati raccolti dalla piattaforma, si scopre che il momento preferito per leggere le riviste è il giovedì alle 18.00, mentre per i quotidiani è alle 7.00 della domenica. I lettori italiani hanno letto nel 2022 1,7 milioni di pubblicazioni sulla app. In media hanno dedicato mensilmente 4,6 ore alla lettura di riviste e 3,1 ore alla lettura di quotidiani. Rispetto al 2021, questo parametro è in crescita del 38%. Ma cosa amano leggere i nostri connazionali? Soprattutto riviste di evasione, come confermano le percentuali. Le più popolari tra gli abbonati italiani sono state le riviste di “Gossip e Intrattenimento”, lette dal 15% del pubblico, in crescita del 6% rispetto al 2021. Seguono le testate di “Lifestyle”, lette dall’11% degli abbonati italiani di Readly. Al terzo posto, le riviste dedicate a “Interior design e architettura”, preferite dal 10% dei lettori italiani.

Voglia di evasione e di ispirazione 

“A livello globale, l’inflazione e l’incertezza economica causate dal conflitto in Ucraina, hanno portato a un picco di lettori per quotidiani, testate di attualità e politiche. Il 2022 è stato un anno politico turbolento in molti paesi e, di conseguenza, gli abbonati hanno fatto affidamento sul giornalismo di qualità disponibile su Readly per tenersi informati e aggiornati”, afferma Marie Sophie Von Bibra, Chief Marketing Officer della piattaforma. “Dall’altra parte, vediamo che i lettori italiani hanno trascorso tempo sulla app Readly prevalentemente per la lettura di notizie di cronaca rosa e di avvenimenti relativi alle celebrities, probabilmente come momento evasione per staccare la spina in periodi particolarmente intensi e in un clima generale difficile e incerto. Le riviste di Lifestyle e Interior Design hanno certamente aiutato gli italiani a trarre ispirazione per un cambiamento di stile personale e nelle abitazioni, che è ancora una volta una conseguenza di una combinazione di eventi attuali”.

Gli utenti Internet si fidano dell’Intelligenza Artificiale?

Un sondaggio internazionale di Ipsos condotto in 20 Paesi mostra una diminuzione della fiducia degli utenti Internet riguardo alle tecnologie legate all’Intelligenza Artificiale, e una preoccupazione elevata per la tutela della privacy online. Rispetto al 2019, la fiducia in Internet diminuisce, e quasi la metà degli intervistati (49%) sostiene che regolamentare lo sviluppo e l’uso dell’AI migliorerebbe tale fiducia.Il 50% degli utenti ritiene, inoltre, che la sicurezza online sia adeguata, ma il 79% esprime preoccupazione per la protezione della propria privacy online, un dato invariato rispetto al 2019 (78%). In generale, più della metà degli intervistati (57%) ritiene che Internet sia governato in modo efficace, ma in alcuni Paesi, come Gran Bretagna (45%), Stati Uniti (45%), Francia (41%) e Israele (34%), si registrano percentuali al di sotto del 50%.

Internet e privacy online

Se complessivamente la fiducia in Internet diminuita di 11 punti rispetto al 2019, passando al 63%, e la maggior parte dei Paesi esaminati ha registrato un calo, il calo più consistente e rilevante si nota in Polonia, dove si assiste a un calo di ben 26 punti percentuali (50%). Tra le preoccupazioni relative alla privacy e il rapido declino della fiducia a livello mondiale, gli utenti di Internet chiedono nuove normative per rafforzare efficacemente la protezione della propria privacy online, e vorrebbero avere un maggior controllo sul modo in cui i propri dati personali vengono raccolti e utilizzati.

Le azioni sostenute dagli utenti

Secondo gli intervistati, alcune delle politiche governative sostenute più efficaci per migliorare la fiducia in Internet dovrebbero includere protezione della privacy e dei dati personali (65%), politiche di sicurezza informatica per gli utenti di Internet (64%), definizione di standard che descrivono in dettaglio come le aziende raccolgono (62%) e utilizzano (63%) i dati degli utenti raccolti online. Inoltre, il 61% sostiene la necessità dell’istituzione di politiche che consentano agli utenti di controllare meglio i propri dati 

Cosa sanno gli italiani dell’Intelligenza artificiale?

AI, Metaverso, realtà virtuale, realtà aumentata, Blockchain, Web 3.0 sono solo alcuni esempi delle nuove tecnologie online. Non meno importante è l’ultima frontiera dell’AI, la cosiddetta ChatGPT, che in poco tempo ha conquistato l’attenzione della cronaca e di molti utenti. Una ricerca Ipsos condotta in collaborazione con l’Osservatorio Metaverso rivela che termini quali ‘realtà virtuale’ e ‘Intelligenza artificiale’ sono familiari alla maggioranza degli italiani. In particolare, il 52% afferma di essere a conoscenza di un po’ di cose relative all’Intelligenza artificiale e l’11% di saperne molto sul tema. Al contrario, soltanto il 6% dichiara di non possedere alcuna conoscenza in merito, e un terzo (31%) di averne sentito semplicemente parlare.

Quali sono le barriere all’adozione delle criptovalute?

È l’instabilità uno dei principali freni a una più ampia adozione delle criptovalute. Il calo del mercato nel 2022, unito alle continue attività dannose, ha causato mancanza di liquidità e incertezza sugli investimenti tra i possessori di criptovalute. Queste criticità spaventano i titolari di valute digitali, spingendone alcuni a evitare di investire, o addirittura ad abbandonare del tutto il settore. Una ricerca di Kaspersky ha analizzato le tendenze degli utenti in materia di criptovalute e ha scoperto che quasi la metà teme di perdere denaro a causa della loro volatilità e non utilizza più le valute digitali. Inoltre, alcuni intervistati hanno già registrato perdite di denaro, e di conseguenza hanno smesso di investire.

Il 10% ha già subito perdite a causa di un calo del valore

Il 48% degli intervistati ha dichiarato di temere di usare le criptovalute per non rischiare di perdere il proprio denaro. Purtroppo il 10% degli intervistati ha già subito perdite a causa di un calo del valore della valuta. Allo stesso modo, il 61% che non possiede criptovalute ha dichiarato di rifiutarsi di utilizzarle perché preoccupato di mettere a rischio il proprio denaro. Altri ostacoli all’adozione includono la mancanza di risorse concrete a sostegno delle criptovalute (14%), e il rischio di rivelare dati personali durante un cyberattacco (6%).

Stabilità e sicurezza sono fondamentali per un’adozione più ampia 

Questi risultati, supportati dal fatto che un intervistato su otto non si fida più delle criptovalute, suggeriscono che la stabilità e la sicurezza sono questioni fondamentali per una più ampia adozione. 
Per quanto riguarda le aspettative degli utenti, il quadro è piuttosto eterogeneo. Nella regione Asia-Pacifico, il 41% degli intervistati ha dichiarato che le proprie attese sono state superate, mentre il 35% ha affermato che non sono state soddisfatte. Tuttavia, in Europa, dove i rimpianti per gli investimenti in criptovalute sono stati più comuni, il 41% ha dichiarato che le proprie aspettative sono state soddisfatte solo in parte o per niente, a fronte di un 26% che ha dichiarato che le criptovalute hanno soddisfatto le proprie attese.

“Le prospettive a lungo termine potrebbero essere ancora rosee”

“Nonostante le sfide che il settore delle criptovalute sta affrontando, è importante ricordare che si tratta ancora di uno spazio relativamente nuovo e innovativo con un enorme potenziale – ha commentato Marc Rivero, Senior Security Researcher di Kaspersky’s Global Research and Analysis Team -. Come per ogni tecnologia emergente, ci potranno essere difficoltà di crescita e battute d’arresto, ma le prospettive a lungo termine per le criptovalute potrebbero essere ancora rosee. Dando priorità alla sicurezza, gli investitori in criptovalute possono ridurre al minimo il rischio di perdere denaro o informazioni personali, e proteggersi dalle minacce che dipendono da loro”.

Anno nuovo: quali nuove e sane abitudini digitali seguire?

Tra i buoni propositi da pianificare con l’inizio dell’anno gli esperti di Kaspersky suggeriscono anche cinque abitudini digitali più sane, accorgimenti che oltre a rafforzare la sicurezza dei dati personali, aiutano a ‘semplificare la vita’. Questo è infatti il momento giusto per controllare e cambiare le password, magari avvalendosi di un password manager, o di un generatore automatico di password, che aiuta a generare password uniche e complesse per ogni account, sebbene l’utente dovrà ricordare solo una master password. E per proteggere i dati personali o aziendali è possibile prevenire i furti degli stessi utilizzando servizi che analizzano le ultime fughe, e verificano se contengono i propri dati. I password manager avanzati includono questa funzione, e notificano gli utenti se vengono trovati un login o una password salvata.

Per una maggiore privacy usare una VPN

Un tempo destinate a utenti esperti e aziende, oggi le VPN sono un must per garantire la sicurezza e la privacy dei dati personali online. Le moderne soluzioni VPN soddisfano tutte le esigenze degli utenti, sono facili da usare e forniscono un’elevata velocità di traffico, fino a 4K.  La gamma di scenari possibili per l’utilizzo di una VPN si è notevolmente ampliata. Permette infatti di fare acquisti online in tutta sicurezza, utilizzare servizi di streaming ovunque, o accedere a contenuti locali.
Inoltre, permettono di nascondere il proprio indirizzo IP a siti web e inserzionisti, garantendo maggiore privacy.

Trasferire i documenti in un luogo sicuro

Grazie alla digitalizzazione dei servizi, scansioni e versioni elettroniche dei documenti sono ormai utilizzate con la stessa frequenza degli originali cartacei. Ma come archiviare le versioni elettroniche in modo che rimangano al sicuro e non cadano in mani indesiderate? Creare una cartella sul proprio computer o caricarla su un cloud protetto da password sono opzioni poco sicure. Un’alternativa molto più sicura è archiviare i documenti in un’applicazione di password manager. Si tratta di veri e propri archivi elettronici crittografati, molto più sicuri rispetto alle modalità di archiviazione più tradizionali, perché possono essere decifrati solo con l’aiuto di una password principale conosciuta solo dall’utente.

Scoprire (insieme) gli interessi su Internet dei figli

Oggi i bambini dispongono di dispositivi digitali fin dalla più tenera età, intorno ai cinque anni. Affinché il percorso dei bambini nel mondo digitale sia sicuro è importante insegnare e condividere con loro le regole della sicurezza online fin dall’inizio. Per rendere questi argomenti più piacevoli e interessanti i genitori possono utilizzare giochi e altre forme di intrattenimento. Inoltre, conviene approfondire gli interessi online dei propri figli chiedendo informazioni, ad esempio, sulla loro serie preferita, o ascoltando insieme brani musicali. I software per la protezione dei bambini online possono poi aiutare i genitori a conoscere meglio le attività dei figli, e sviluppare sane abitudini digitali fin da piccoli.

Offerte via WhatsApp o SMS? Gli italiani dicono sì

Gli italiani sono possibilisti in merito al rispondere positivamente a un’offerta ricevuta via SMS o WhatsApp. Lo evidenzia un recente sondaggio di Esendex, leader nelle soluzioni per la comunicazione mobile in ambito business. Il sondaggio è stato svolto in collaborazione con Pollfish, nel maggio 2022 e ha coinvolto 501 persone residenti in diverse regioni italiane. In estrema sintesi, dall’analisi si evince che il 43,9% del campione senza esitazione valuterebbe di acquistare un prodotto, di cui ha avuto informazione tramite SMS o WhatsApp, e il 39,9% probabilmente lo farebbe. 

Piacciono soprattutto le promozioni

In particolare, il 53,1% degli intervistati ha dichiarato di cliccare sui link ricevuti tramite questi canali se nel messaggio viene annunciato l’inizio di una promozione, il 45,7% se viene comunicato che è di nuovo disponibile un prodotto che si era cercato, il 41,7% nel caso di una promozione flash, il 39,3% quando si tratta di promemoria relativi a un carrello abbandonato su un sito di e-commerce o per notificare un prodotto che potrebbe interessare in base alle proprie preferenze e, infine, il 29,9% qualora si venga informati del lancio di un nuovo prodotto.

C’è chi acquista subito

C’è anche chi si fida ciecamente dell’avviso e acquista subito. Alla domanda se si è mai acquistato un prodotto a seguito di una comunicazione ricevuta via SMS o WhatsApp, è solo il 17,2% a rispondere di non averlo mai fatto, mentre il 63,7% afferma di aver effettuato un acquisto di questo tipo nel corso dell’ultimo mese e tra questi più della metà addirittura nell’ultima settimana. Insomma, appare chiaro che i nostri connazionali ormai si affidano a questi strumenti di comunicazione anche per le loro abitudini di shopping.

Gli effetti della digitalizzazione

“I risultati del nostro sondaggio non stupiscono se si pensa all’accelerazione del processo di digitalizzazione cui abbiamo assistito negli ultimi anni. Lo smartphone, infatti, è nelle nostre mani per molto tempo nell’arco della giornata, quindi, siamo anche estremamente ricettivi nei confronti delle comunicazioni che riceviamo tramite mobile”, ha commentato Carmine Scandale, Head of Sales di Esendex Italia, che ha proseguito: “WhatsApp, che oramai fa parte della nostra quotidianità, e gli SMS, che sono oggi un canale poco affollato e garantiscono elevati tassi di lettura, rappresentano per le imprese due canali davvero efficaci e vantaggiosi per comunicare con la clientela”.

Skype: l’AI traduce le chiamate (quasi) con la voce di chi parla

È in arrivo una novità per Skype. Il celebre software proprietario freeware di messaggistica istantanea e VoIP lancia una nuova funzione che sfrutta l’Intelligenza Artificiale per tradurre in tempo reale, e in altre lingue, le videochiamate tra utenti. La nuova funzione si chiama TruVoice. A differenza di alcuni software odierni la sintesi vocale utilizzata non è ‘robotica’ ma impiega un timbro vocale vicino a quello di chi parla. Questo, per rendere la comunicazione più naturale, anche quando a parlare tra loro sono persone di nazionalità differenti. Microsoft ha definito TruVoice “un enorme passo avanti per Skype, poiché consente a persone che parlano lingue diverse di comunicare facilmente”.

TruVoice migliora la qualità dell’audio

Al momento le uniche lingue supportate da TruVoice sono l’inglese, lo spagnolo, il francese, il tedesco e il cinese, ma in futuro ne verranno aggiunte anche altre.
Finora Skype era già in grado di rilevare automaticamente lingue diverse e avviare la traduzione del testo e dell’audio, ma lo faceva usando appunto un sistema robotizzato, che permetteva di raggiungere lo scopo della comprensione tra gli utenti, sebbene con poca enfasi posta alla qualità dell’audio. Ora il campionamento effettuato dall’AI ‘mima’ il parlato dell’utente senza però registrare e conservare l’audio delle parole. Skype fa quindi un passo ulteriore verso l’abbattimento delle barriere linguistiche tra gli utenti. La funzionalità, una volta disponibile, sarà visibile anche attraverso le app mobili di Skype, seguendo il menu ‘altro’ e poi ‘traduci’ nel riquadro basso della finestra della chiamata in corso.

La conversazione diventa sempre più “umana”

“Skype usa l’Intelligenza Artificiale per rilevare automaticamente le lingue parlate durante una videochiamata e tradurle in tempo reale – ha spiegato Microsoft, come riporta Ansa -. Questo viene fatto utilizzando una combinazione di tecnologia di riconoscimento vocale ed elaborazione del linguaggio naturale, che sono in grado di comprendere e interpretare le parole pronunciate e tradurle nella lingua desiderata. Inoltre – ha aggiunto la società -, se si attiva l’uso della voce naturale, utilizzeremo l’Intelligenza Artificiale per campionare le parole e ottimizzare la traduzione in modo che suoni uguale, rendendo la conversazione più umana”.

Addio effetto robotico tipico da ‘risponditore automatico’ 

Con Skype TruVoce si possono fare riunioni o conversazioni fra persone che parlano lingue diverse senza aver bisogno di qualcuno che faccia la traduzione simultanea perché ci penserà Skype. L’AI rileva infatti automaticamente le lingue parlate durante la videochiamata e traduce simultaneamente il vocale. Utilizzando una combinazione di tecnologie di riconoscimento vocale ed elaborazione del linguaggio naturale, riferisce Money.it, l’AI è in grado di riconoscere la lingua in cui le parole vengono pronunciate, comprenderle, interpretarle in senso semantico e tradurle nella lingua desiderata. Di fatto, TruVoce elimina l’effetto robotico tipico da ‘risponditore automatico’.

I fattori chiave per aumentare la resilienza della sicurezza

Il 65% delle aziende italiane ha subito conseguenze negative sul proprio business a causa di un attacco informatico: il 37,7% ha subito violazioni di rete o dei dati, il 40,8% interruzioni di rete o di sistema, il 36,2% danni da un ransomware, e il 60% ha dovuto far fronte ad attacchi distributed denial of service.
Sono eventi che hanno comportato un’interruzione dell’operatività e delle comunicazioni (EMEA: 62,6%), disservizi nella supply chain (EMEA: 43%), compromissione delle attività interne (EMEA: 41,4%) e della reputazione del brand (EMEA: 39,7%). 
È quanto emerge dal Security Outcomes Report, Volume 3: Achieving Security Resilience, lo studio realizzato da Cisco in 26 Paesi per identificare i fattori in grado di aumentare la resilienza della sicurezza aziendale.

La sicurezza riguarda la sfera umana

Lo studio si concentra sui fattori culturali, ambientali e le soluzioni che le aziende devono adottare per raggiungere la resilienza della sicurezza. La sicurezza riguarda infatti la sfera umana, poiché leadership, cultura aziendale e risorse hanno un impatto considerevole sulla resilienza. Di fatto, le aziende che segnalano uno scarso supporto da parte dei dirigenti in materia di sicurezza hanno ottenuto un punteggio inferiore del 39% (EMEA) rispetto a quelle che godono di un significativo supporto. E quelle che promuovono una cultura della sicurezza hanno ottenuto un punteggio medio del 46% (EMEA). Inoltre, le aziende che impiegano personale e risorse interne aggiuntive per rispondere agli ‘incidenti’ hanno ottenuto un incremento del 15% nei risultati di resilienza.

Attenzione alla gestione degli ambienti ibridi

Le aziende nell’area EMEA le cui infrastrutture tecnologiche sono prevalentemente on-premise o basate sul cloud, hanno ottenuto, a pari livello, i punteggi di resilienza della sicurezza più alti.
Tuttavia, le aziende che si trovano nelle fasi iniziali di transizione da un ambiente on-premise a un ambiente cloud ibrido hanno registrato un calo del punteggio tra 8,5%-14%, a seconda della difficoltà di gestione degli ambienti ibridi. Le aziende che poi hanno dichiarato di aver adottato un modello zero trust evoluto hanno ottenuto un aumento del 30% (EMEA) del punteggio di resilienza rispetto a quelle che non l’hanno implementato.

La convergenza delle tecnologie di rete

Le funzionalità avanzate di rilevamento e risposta hanno portato a un aumento del 45% (EMEA) del punteggio di resilienza rispetto alle aziende che hanno dichiarato di non avere tali soluzioni. E la convergenza delle tecnologie di rete e sicurezza in un sistema Secure Access Services Edge distribuito in cloud ha migliorato i punteggi di resilienza della sicurezza del 27% (EMEA).
“I Security Outcomes Report analizzano ciò che funziona e ciò che non è efficace nel campo della cybersecurity – dichiara Jeetu Patel, executive vice president and general manager security and collaboration di Cisco -. L’obiettivo finale è quello di fare chiarezza nel mercato e identificare le modalità in grado di garantire risultati certi per i difensori”.

Laurea e lavoro: il tasso di occupazione è più alto fra i laureati

Quanto può fare la differenza avere una laurea sul mercato del lavoro? Secondo i risultati del report annuale dell’OCSE, dal titolo Education at a Glance 2022, in Italia il tasso di occupazione dei laureati è decisamente superiore a quello dei non laureati. Se infatti si considerano i laureati tra i 20 e i 64 anni il tasso di occupazione è pari al 79,2%, mentre tra le persone con il solo diploma di scuola superiore la percentuale si abbassa al 65,2%.

In Italia i laureati sono poco più del 20% della popolazione

“La laurea figura come requisito fondamentale in un numero sempre più alto di ricerche di personale – spiega Carola Adami, fondatrice di Adami & Associati, società specializzata nella selezione di personale qualificato e nello sviluppo di carriera -. Ma va sottolineato anche che nel nostro paese il numero di laureati resta ancora relativamente basso, con poco più del 20% della popolazione in possesso di un titolo di questo tipo, contro alla media UE del 32% circa”.
Di certo ‘non passare’ per l’università non significa restare esclusi dal mercato del lavoro. Come sottolinea Adami, “ci sono settori in cui il fabbisogno di diplomati resta altissimo: penso ai trasporti e alla logistica, al settore agro-alimentare, alle costruzioni, o al settore amministrativo”.

Medicina, Professioni sanitarie e Servizi Sociali le più “spendibili”

Non va peraltro dimenticato che non tutti i percorsi di laurea presentano la stessa ‘spendibilità’ del titolo sul mondo del lavoro. Guardando ai dati OCSE si scopre, ad esempio, che la laurea che permette di trovare più facilmente il lavoro in Italia resta quella in Medicina, con un tasso di occupazione dell’89%, pari peraltro a quello delle lauree in Professioni sanitarie e in Servizi Sociali.
All’88% è invece il tasso di occupazione di chi possiede una laurea in Ingegneria oppure in Informatica, e si attesta all’85% quello di chi può vantare una laurea in Economia. Risulta invece più difficile trovare lavoro con una laurea in facoltà Umanistiche o Arte. In questo caso il tasso di occupazione è del 76%, ma comunque superiore a quello di chi possiede il solo diploma.

Con la laurea raddoppia lo stipendio

Anche lo stipendio dei laureati si presenta maggiore, tanto che guardando all’arco dell’intera vita lavorativa il guadagno di chi possiede una laurea è mediamente doppio rispetto a quello di chi non vanta un titolo di istruzione secondaria superiore. Questo, considerando che in Italia a un anno dal conseguimento della laurea si percepisce uno stipendio medio di 1.340 euro. Media che sale a 1.407 nel caso delle lauree di secondo livello.

La lettura digitale di ebook nel 2022 in Italia aumenta del 62%

Dopo un significativo incremento di lettori a partire dalla pandemia, anche quest’anno il trend si conferma in forte crescita. Il 2022, infatti, è stato un anno importante per libri e audiolibri, e il tempo totale dedicato alla lettura da parte degli italiani ha raggiunto l’equivalente di 1800 anni, registrando un incremento medio del 62% rispetto all’anno precedente. E se dovessimo combinare lettura e ascolto digitale, si arriverebbe a ben 982 milioni di minuti totali. È quanto rivela il Book report annuale di Rakuten Kobo, piattaforma di ebook e lettori di libri digitali. Di fatto, anche nel 2022 la lettura, soprattutto quella digitale, ha ricoperto un ruolo da protagonista nella quotidianità degli italiani. Ma le ultime tendenze del mondo editoriale arrivano anche dai social. 

“Una corsa sfrenata per i lettori e per le librerie”

“Gli ultimi due anni sono stati una corsa sfrenata sia per i lettori sia per le librerie – ha dichiarato Michael Tamblyn, ceo di Rakuten Kobo -. Nel 2022 le restrizioni Covid si sono allentate, i lettori hanno ricominciato a uscire di casa e Kobo, in qualità di libreria digitale, ha assistito ad alcuni interessanti cambiamenti e nuovi trend nei comportamenti di lettura a livello globale”. 
Se si analizzano i momenti della giornata in cui si legge di più, la situazione varia a seconda della zona d’Italia in cui si vive. A Padova e a Torino, ad esempio, si legge di più durante l’ora del tè, ovvero vero le 16-17, a Roma e Firenze invece si preferisce l’orario dell’aperitivo (19-20), e a Milano, Genova e Treviso il momento preferito per la lettura è quello post cena, prima di andare a dormire (22-23).

Le nuove tendenze arrivano da TikTok

Secondo il Kobo Book Report 2022, anche i social, e in particolare TikTok, hanno giocato un ruolo centrale nello sviluppo dei trend e nella crescita delle vendite Kobo. La piattaforma più usata dalla Gen Z continua infatti a conquistare l’industria editoriale, e sono i consigli degli influencer presenti sulla piattaforma a guidare le tendenze di lettura in Italia.

L’ebook più venduto nel 2022? “Il caso Alaska Sanders” di Joël Dicker

Ma quali sono gli ebook più venduti nel 2022? La classifica dei dieci ebook più venduti in Italia su Kobo quest’anno, riferisce Adnkronos, vede in testa ‘Il caso Alaska Sanders’, di Joël Dicker, seguito da ‘I bambini silenziosi’, di Patricia Gibney, e da ‘Non è un paese per single’, di Felicia Kingsley al terzo posto. La classifica continua con, al quarto posto, ‘Violeta’, di Isabel Allende, al quinto ‘Le ossa parlano’, di Antonio Manzini, al sesto ‘Rancore’, di Gianrico Carofiglio, al settimo ‘Incidente Franciacorta’, di Rebecca Quasi, all’ottavo ‘Il codice dell’illusionista’, di Camilla Läckberg, e al nono ‘La carrozza della Santa’, di Cristina Cassar Scaliai. Chiude la Top ten degli ebook più venduti ‘L’inverno dei Leoni’, di Stefania Auci.