Curiosità, economia, tecnologia.

La spettroscopia ottica

Oggi la spettroscopia ottica è una tecnica che vanta diverse applicazioni in settori quali quello scientifico e medicale, ma anche industriale. Vi si fa ricorso quando è necessario identificare e classificare materiali che possono essere organici o meno.

In ambito industriale la classificazione dei materiali viene spesso eseguita con camere iperspettrali, ovvero particolari telecamere che riescono a coniugare tecniche di analisi e misura basandosi sulla nota spettroscopia ottica. Le camere iperspettrali dunque, rappresentano oggi una importante componente del processo tecnologico di analisi, e consentono di monitorare tutti i processi produttivi in maniera tale da fare in modo che la qualità del prodotto finito possa essere sempre garantita.

Come funzionano gli spettrometri?

In sintesi parliamo di uno strumento che viene adoperato per misurare le proprietà di luce su di una piccola parte dello spettro elettromagnetico, al fine di identificarne i materiali. Come accennato tali apparecchiature trovano applicazione nei settori più svariati e tra questi vi è anche l’astronomia, settore in cui questi dispositivi vengono adoperati per misurare la radiazione proveniente dagli oggetti astronomici al fine di intuire quella che è la loro composizione chimica.

Optoprim è un’azienda nata in Francia nel 1994 e fornisce questo tipo di tecnologia, ma non si limita agli spettrometri. Il suo vasto catalogo offre risposte ad ogni tipo di esigenze di qualsiasi realtà industriale, tutti pensati per risolvere le necessità manifestate dai clienti e dunque essere sempre in grado di soddisfare le richieste di mercato.

Migliorare l’intero processo produttivo

L’azienda offre supporto ai propri clienti sia in fase progettuale che in quella di definizione del progetto stesso, fornendo consigli al fine di individuare l’attrezzatura più adatta alle necessità individuali e offrendo supporto nell’integrare la tecnologia desiderata.

Grazie alla componentistica di alto livello fornita, Optoprim può ritenersi a tutti gli effetti un importante partner in grado di consentire a ciascuna azienda di fare un salto di qualità, grazie a prodotti tecnologicamente avanzati che consentono di migliorare e rendere più efficiente l’intero processo produttivo.

Boom di alimenti iperproteici per la ripartenza

Gli alimenti iperproteici non mancano mai nel carrello della spesa degli italiani. Da prodotti di nicchia, acquistati prevalentemente da sportivi e amanti della forma fisica, sono entrati di diritto nelle abitudini dei consumatori, sempre più consapevoli e attenti a un’alimentazione sana ed equilibrata. Ma un’alimentazione ricca di proteine è fondamentale soprattutto in questo periodo di ripartenza, e dopo la lunga pausa imposta dall’emergenza Covid-19, per molti è tempo di back to work, a scuola o in ufficio. La ripresa, in questo settembre così particolare, sembra però più difficile del solito. La pigrizia accumulata durante il lockdown non aiuta a riprendere le proprie abitudini con regolarità ed entusiasmo, e il clima di incertezza per molti può rivelarsi fonte di stress.

Dal 2015 +245% le vendite di alimenti ricchi di proteine

I prodotti ricchi di proteine sono sempre più richiesti, e a confermarlo è il mercato, che negli ultimi cinque anni ha registrato una domanda più che raddoppiata. Dal 2015, infatti, le vendite di alimenti ricchi di proteine, come uova liquide e spray, hanno infatti registrato un incremento del 245%, con oltre 7,6 milioni di unità vendute solamente nel 2020. Parallelamente, nello stesso periodo, i prezzi di questi prodotti hanno registrato una leggera e incoraggiante flessione pari a circa il 6%, a conferma di una distribuzione più ampia e capillare e di un utilizzo crescente da parte di molte persone e famiglie italiane (fonte dati: IRI).

Si raccomandano almeno 0,9 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno

Aggiungere alla propria dieta alimenti iperproteici è essenziale per raccogliere le energie necessarie per migliorare il proprio benessere psico-fisico.

Un corretto apporto di proteine, oltre che un importante fattore di buona salute, è fondamentale quando il fisico e la mente sono un po’ giù di tono. Per questo è bene assicurarsi che la dieta sia bilanciata in termini di nutrienti, e che includa una sufficiente quota proteica. Secondo i Larn (Livelli di assunzione di riferimento di nutrienti ed energia per la popolazione italiana) elaborati dalla Società Italia di Nutrizione Umana, sono raccomandati almeno 0,9 g di proteine per kg di peso corporeo al giorno, valore che può essere aumentato in relazione all’attività fisica svolta, al regime alimentare che si sta seguendo e in alcuni momenti fisiologici.

Uova, le migliori alleate per un’alimentazione sana e piena di energia

Alimento proteico per eccellenza, le uova sono le migliori alleate per un’alimentazione sana e piena di energia. Come stabilito dal CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), ogni 100 g di uova contengono 12,4 g di proteine. Un valore presente soprattutto nell’albume che, grazie anche al suo basso contenuto di grassi, è ideale per chi vuole arricchire di proteine la propria dieta. Anche il tuorlo è un alimento da inserire nella propria alimentazione, soprattutto in questo periodo di ripresa fisica e mentale, poiché è una fonte di sostanze importanti come il triptofano e i fosfolipidi, utili per la funzionalità delle cellule nervose.

Tra mondo tech e agroalimentare, quali sono le professioni di oggi (e di domani)

Inutile negare che la pandemia abbia sconvolto un po’ tutte le dinamiche di vita a cui eravamo abituati. E le modalità con cui si cerca un lavoro non fanno certo eccezione. Nello scenario post Covid-19, è quindi interessante  – e sicuramente utile – capire dove ci stiamo dirigendo, come sarà il lavoro del futuro e soprattutto quali saranno le professioni più richieste del 2021. Qualche indicazione preziosa arriva dal Sistema Informativo Excelsior, una delle fonti più utilizzate per seguire le dinamiche relative al settore lavorativo. Realizzato da Unioncamere e Anpal, consiste nella realizzazione di indagini mensili sulle imprese, con un particolare focus sui profili professionali e i livelli di istruzione richiesti.

Piccoli segnali di ripresa

Secondo l’ultima analisi, pubblicata nel mese di settembre 2020, sono previste in queste settimane 310 mila assunzioni, con una riduzione del 28,7% rispetto ai dati di settembre 2019. Si tratta di una piccola ripresa, seppur lieve, che comunque fa ben sperare per il futuro: emerge in particolare che i principali incrementi saranno nel settore agroalimentare e in quello delle costruzioni. Ma il dato più interessante – e anche beneaugurante –  è questo: le piccole e medie imprese reagiranno meglio in questa fase, contenendo le perdite occupazionali. Le previsioni sono oltre la media nazionale per le regioni del sud, isole e nord ovest; andrà peggio, invece, per quelle del centro e del nord est.

Le professioni più gettonate

Il documento riporta un elenco delle professioni più richieste per settembre, e ha preso in esame anche altre statistiche rilevanti, come quelle diffuse da LinkedIn. Tra i lavori più ricercati, c’è il developer: questa è in assoluto la prima tra le professioni più richieste del 2021 e, probabilmente, manterrà tale primato ancora a lungo. Tutti gli studi di settore concordano nel definire lo sviluppatore come una delle figure professionali più ricercate, a maggior ragione ora che il web ha acquisito un ruolo strategico essenziale. In seconda battuta, ci sono i professionisti che operano nella comunicazione online: ruoli richiesti già prima dell’emergenza sanitaria, ma oggi ancora di più. Al terzo posto, sebbene in molti ritengano che le nuove  tecnologie possano sostituire la presenza umana anche nelle HR, sono proprio le risorse umane tra le figure più ricercate, proprio in “carne e ossa”. Chiudono la classifica delle professioni maggiormente richieste gli specialisti nell’Agroalimentare, settore che ha ottime previsioni di sviluppo anche per gli anni a venire, e gli esperti di Cybersecurity, ruoli emergenti ma sempre più strategici.

Occhio alle truffe diffuse attraverso TikTok e Instagram

Sono diverse le truffe che si nascondono nei social media più amati dai giovanissimi, come TiokTok e Instagram. A lanciare l’allarme è Avast, colosso della sicurezza digitale, che ha identificato almeno sette applicazioni che possono trarre in inganno e frodare gli utenti. In particolare, si tratta di app capaci di camuffarsi da giochi, sfondi o download di musica, ma che in realtà fanno pubblicità indesiderata o addebiti fraudolenti. Le truffe sono state individuate sia nei sistemi iOS sia Android. Quello che è particolarmente grave, sottolineano gli esperti, è la promozione di queste app tramite profili dedicati su TikTok e Instagram, piattaforme di social media popolari tra un target molto giovane di bambini e pre adolescenti, che potrebbero non riconoscere alcuni campanelli di allarme che riguardano le app truffa e quindi cadere più facilmente in inganno.

Un business da oltre 500.000 dollari

Come hanno riscontrato i ricercatori, queste app sono state scaricate più di 2.400.000 volte e hanno fruttato ai truffatori più di 500.000 dollari. Alcune delle app sono HiddenAds, un tipo di trojan che si traveste da “applicazione” sicura e utile e che invece monopolizza lo smartphone con annunci continui e indesiderati. Si tratta di applicazione davvero “furbe”, dato che riescono a nascondere la propria icona sul dispositivo, rendendo difficile per gli utenti identificare l’origine degli annunci.

Come difendersi?

Anche se le app malevoli sono insidiose, ci sono delle regole per potersi difendere dalle truffe. In prima battuta, occorre leggere con attenzione le recensioni: le app di adware possono essere difficili da riconoscere, poiché sono spesso camuffate da app di intrattenimento che propongono ad esempio giochi e suonerie. Come riporta Askanews, i segni che un’app potrebbe essere una truffa includono valutazioni basse e recensioni negative. Bisognerebbe poi stare attenti al caso contrario, quando invece le recensioni sono scarse, ma dal tono eccessivamente entusiastico: anche qui, c’è il sospetto di inganno. Infine, un criterio di valutazione è legato ai prezzi: gli utenti dovrebbero valutare ciò per cui stanno pagando e se il prezzo di un’app ha senso considerando ciò che offre. Molte di queste applicazioni fraudolente infatti offrono funzionalità di base o non realistiche a prezzi troppo elevati, posto che giochi e funzionalità come queste sono spesso offerte gratuitamente da altri sviluppatori. Naturalmente (anche se non lo facciamo quasi mai…) andrebbero controllate le autorizzazioni: prima di scaricare le app, gli utenti dovrebbero verificare le autorizzazioni richieste e valutare se hanno senso per il corretto funzionamento dell’app stessa. Insomma, se l’inganno è “furbo”, gli utenti devono esserlo di più e sapersi proteggere.

Videogame, più gettonati dei film in streaming e Tv

Sportivi sì, ma davanti a uno schermo. Gli italiani sono dei veri fan degli sport competitivi, specie quelli che si possono praticare… sui videogiochi. E il lockdown, che ha bloccato per tanto tempo le attività fisiche tradizionali, non ha fatto altro che aumentare tale tendenza. Che i nostri connazionali siano dei patiti di queste attività è confermato dal nuovo rapporto presentato da Iidea, l’associazione nazionale di categoria, in collaborazione con Nielsen: nel 2019 gli appassionati in Italia sono aumentati del 20% attestandosi su 1,4 milioni. Non solo: nei primi mesi del 2020 la crescita è stata ancora maggiore.  

Raddoppiato il tempo per i giochi

Come si legge nel report, da gennaio a giugno gli appassionati hanno quasi raddoppiato il tempo dedicato ai videogiochi per Pc (+48%) e console (+42%), più di quanto sia successo con tv e film in streaming (+45%). Il 38% degli “avid fan”, appassionati che seguono i videogiochi competitivi almeno una volta al giorno, ha guardato esports in sostituzione degli sport tradizionali. “Questa forma di intrattenimento – ha spiegato il presidente di Iidea, Marco Saletta – ha ricevuto un’ulteriore spinta alla crescita come fenomeno di massa grazie all’attenzione ad esso dedicata nel corso dei primi 6 mesi del 2020 da parte di media più generalisti e canali televisivi che in passato erano orientati alla sola trasmissione di eventi sportivi più tradizionali”. I dati diffusi dall’associazione – estrapolati da un’indagine condotta su un campione di 1.500 persone tra i 16 e i 40 anni – evidenziano la popolarità degli esports, un fenomeno trasversale che appassiona in egual misura uomini (51%) e donne (49%) con un livello di istruzione medio-alto e un’età media di 29 anni.

Più giocatori al Sud e nelle Isole

Un’altra informazione singolare che scaturisce dal report è legata alle differenze geografiche: si scopre infatti che ben il 36% dei fan di queste attività si concentra nelle regioni del Sud e nelle Isole. E per quanto riguarda il tempo trascorso con questa passione? In media i fan dedicano 6,5 ore alla settimana alla fruizione di eventi esports, contro le 5 del 2018 (+35%). Il numero di fan che spendono oltre cinque ore la settimana a guardare eventi esports, inoltre, è aumentato del 18% rispetto alla rilevazione del 2019. Oltre agli esports, musica e cinema sono i loro principali interessi.

PC e smartphone i dispositivi preferiti

I motivi che portano gli appassionati a seguire il mondo delle competizioni videoludiche sono l’intrattenimento, il voler migliorare le proprie abilità in un determinato videogioco o guardare un videogame prima di acquistarlo. I generi più seguiti sono gli sportivi e gli sparatutto, seguiti dai battle royale (Fortnite su tutti). I dispositivi più utilizzati sono personal computer (62%) e smartphone (47%), seguiti dalle app per Smart TV, tra cui YouTube (31%).

Bonus mobilità, è ufficiale: il 3 novembre debutta la piattaforma per i rimborsi

Finalmente c’è una data certa: con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 5 settembre scorso, diventa di fatto operativo il Programma sperimentale buono mobilità – anno 2020” previsto dal Governo. La piattaforma web per il bonus sarà infatti accessibile dal 3 novembre 2020. E’ questo l’ultimo atto del provvedimento che consente di ottenere un contributo fino al 60% della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a 500 euro, sull’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, e veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica quali monopattini, hoverboard e segway, o per l’utilizzo dei servizi di sharing mobility esclusi quelli mediante autovetture.

Cosa prevede il decreto

Il decreto prevede che chi ha acquistato un mezzo o un servizio di sharing mobility dal 4 maggio 2020, o lo acquisterà fino al 31 dicembre 2020, potrà richiedere il bonus attraverso l’annunciata applicazione web, accessibile, previa autenticazione tramite il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), sia direttamente sia dal sito del Ministero dell’ambiente. Per richiedere il bonus sull’acquisto dei mezzi ci si potrà registrare sull’applicazione del Programma a partire da 60 giorni dalla pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale (e quindi dal 3 novembre).

Cosa possono fare i venditori

In una nota diffusa dal Ministero dell’Ambiente si legge: “I soggetti che erogano servizi di mobilità condivisa a uso individuale escluso quelli mediante autovetture, le imprese e gli esercizi  commerciali che vendono biciclette, anche a pedalata assistita, e veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica si potranno accreditare  sull’applicazione web a partire dal quarantacinquesimo giorno (e cioè dal 19 ottobre)”. Esiste quindi uno scarto di 15 giorni, fra il 45° e il 60° dalla pubblicazione del decreto per dar tempo ai negozianti e ai gestori dei servizi di sharing mobility per accreditarsi e poter poi avvalersi dei rimborsi erogati dal Ministero dell’Ambiente a fronte della presentazione del bonus.

Come avviene il rimborso

Le persone che hanno acquistato il mezzo fino al giorno prima dall’attivazione dell’applicazione riceveranno il rimborso con un bonifico, quelle che ancora non l’hanno fatto riceveranno un bonus che andrà consegnato al negoziante che a sua volta sarà rimborsato dal Ministero dell’Ambiente tramite l’applicazione web. L’erogazione dei bonus avverrà nei limiti delle risorse disponibili che, rispetto allo stanziamento iniziale, sono state implementate e portate a 210 milioni di euro. Rimangono invece validi i requisiti per ottenerlo: è destinato ai soli residenti nei capoluoghi di regione, nelle città metropolitane, nei capoluoghi di provincia e nei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti.

Finanziamenti agevolati per l’e-commerce del Made in Italy nei paesi esteri

Aumentano le possibilità e le facilitazioni per gli imprenditori che vogliono vendere i loro prodotti rigorosamente made in Italy sui mercati esteri. L’ultima mossa, in ordine di tempo, è quella dell’agenzia nazionale per l’internazionalizzazione e l’export Sace-Simest (gruppo CDP – Cassa Depositi e Prestiti), che ha appena esteso l’efficacia del finanziamento agevolato “dedicato allo sviluppo del commercio elettronico, attraverso una piattaforma informatica realizzata in proprio o tramite soggetti terzi (marketplace), per la distribuzione di beni o servizi prodotti in Italia o con marchio italiano”. Possono accedere a questo finanziamento le società di capitali in forma singola o di rete che abbiano depositato presso il Registro imprese almeno due bilanci relativi a due esercizi completi. Come riporta una nota di Sace-Simest, la maggior parte dei settori sono inclusi in questa iniziativa e l’agevolazione è applicabile in tutti i paesi esteri; ogni domanda di finanziamento, però, deve riguardare un solo paese di destinazione.

Le spese ammissibili al finanziamento

Possono essere finanziate le spese relative alla creazione e sviluppo di una propria piattaforma informatica nonché le spese relative alla gestione e al funzionamento della propria piattaforma informatica (market place). Sono inoltre finanziabili le spese relative alle attività promozionali e alla formazione connesse allo sviluppo del programma e quelle sostenute dalla data di arrivo della domanda di finanziamento a Simest fino a 12 mesi dopo la data di stipula del contratto di finanziamento.

Le condizioni per accedere

Naturalmente, per poter ottenere il finanziamento e-commerce, le aziende devono rispondere ad alcuni requisiti. Ad esempio, devono disporre di un dominio di primo livello nazionale registrato nel Paese di destinazione. Ancora, le soluzioni di e-commerce adottate devono riguardare beni e/o servizi prodotti in Italia o distribuiti con marchio italiano. L’importo del finanziamento può coprire fino al 100% delle spese preventivate, fino a un massimo del 12,50% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci approvati e depositati a partire da un minimo di 25.000 euro fino ai valori massimi 300.000 euro per la realizzazione di una piattaforma propria e 200.000 euro per l’utilizzo di un marketplace fornito da soggetti terzi. Il finanziamento Sace-Simest per l’e-commerce non può superare i 4 anni di cui uno di preammortamento (per soli interessi) e tre di rimborso del capitale. L’impresa inoltre può richiedere fino al 40% del finanziamento a fondo perduto entro il limite di 100 mila euro. Sulla quota restante è dunque applicato un tasso di interesse fisso per tutta la durata del finanziamento pari al 10% del tasso di riferimento di cui alla normativa comunitaria.

Italia, il carrello della spesa green vale 8 miliardi di euro

Gli italiani sono sempre più sensibili al tema della sostenibilità, in tutte le loro azioni. E la spesa non fa eccezione: non sorprende infatti che per molti di noi l’attenzione green a ciò che si mette nel carrello sia diventata una priorità. Tanto che questo tipo di prodotti ha raggiunto un peso di circa 8 miliardi di euro l’anno. Ma non solo: i nostri connazionali ricercano anche sull’etichetta il richiamo alla protezione dell’ambiente, oggi presente su 21.213 prodotti di largo consumo. Lo rivela l’ultimo Osservatorio Immagino, realizzato da GS1 Italy in collaborazione con Nielsen, che indica i quattro grandi temi che catturano l’attenzione del consumatore: responsabilità sociale, rispetto degli animali, management sostenibile delle risorse e agricoltura e allevamento sostenibili.

Il “compostabile” domina le vendite green
A dominare le vendite di questa tipologia di referenze sono i richiami alla gestione sostenibile delle risorse sia nella fase produttiva che nel packaging, con un fatturato di 3,6 miliardi di euro, il 10,2% del valore complessivo del paniere verde. A crescere, nell’ordine, sono le confezioni e gli imballi con indicazione ‘compostabile’ (+55,9%), con ‘meno plastica’ (+21%) o ‘biodegradabile’, quelle che richiamano ‘CO2’ (+19,1%) e ‘riduzione impatto ambientale’ (+13,5%). In particolare, è interessante notare che, tra supermercati e ipermercati, i prodotti di largo consumo con confezioni compostabili hanno raggiunto un fatturato di 74 milioni di euro. Si tratta principalmente di precise tipologie di prodotti, quali  preparati per bevande calde (capsule), gelati, surgelati e acque minerali nel food, e prodotti usa e getta e igienico-sanitari nell’extra alimentare. Questo specifico filone evidenzia con forza quanto siano passati i messaggi di ecosostenibilità in tutti i settori della vita quotidiana.

No ad antibiotici e sì al 100% naturale

In questa particolare classifica green, riporta l’Osservatorio ripreso dall’Ansa, si collocano al secondo posto, con 2,4 miliardi di euro di giro d’affari, i prodotti che in etichetta rimandano ad un’agricoltura amica dell’ambiente e a modalità di allevamento sostenibili, come ‘senza antibiotici'(+62%), ‘ingredienti 100% naturali’ (+9,7%) e alla tracciabilità (+14,7%). Seguono al terzo posto i prodotti attenti alla responsabilità sociale, con 2,3 miliardi di euro di fatturato, dovuto soprattutto al consolidamento delle certificazioni Utz (+16,2%) e Fairtrade (+8,5%) in particolare in caffè, cacao e cioccolato. Segno meno, invece, per le vendite del paniere di prodotti ottenuti nel rispetto e salvaguardia del benessere animale (-0,3%); un calo imputabile alla riduzione dei prodotti con il claim ‘cruelty free’, non compensata dalla lieve crescita dei prodotti certificati ‘Friend of the sea’.

Tecnologia di consumo, il mercato resiste agli effetti della pandemia

Nonostante le difficoltà oggettive di questi mesi, legate alla pandemia, il mercato globale della tecnologia di consumo ha retto bene al colpo. A livello internazionale, le vendite dei Technical Consumer Goods (TCG) hanno registrato un calo solo del 5,8%. Si tratta di una flessione decisamente contenuta rispetto alla gran parte dei settori merceologici pesantemente colpiti dagli effetti dell’emergenza sanitaria. A tracciare l’identikit del comparto TCG è stata GfK, in occasione di IFA 2020 a Berlino.

I principali trend del mercato Tech

Secondo quanto emerge dallo studio internazionale GfK Consumer Pulse, l’83% delle persone ha modificato i propri comportamenti di acquisto durante l’emergenza Covid-19. Tra marzo e giugno 2020, il 78% dei consumatori si dichiarava preoccupato per il Coronavirus, mentre oggi l’85% si preoccupa per le conseguenze economiche della pandemia.

Anche con le difficoltà che hanno caratterizzato la prima parte del 2020, il mercato della Tecnologia di consumo ha dimostrato una certa resilienza, registrando un calo delle vendite abbastanza contenuto: -5,8% a valore nei primi sei mesi dell’anno. In questo periodo senza precedenti, infatti, molti consumatori hanno fatto ricorso alla tecnologia per affrontare la crisi.

Italia: a luglio il mercato cresce del +4,5%

Il nostro Paese ha mandato segnali positivi per l’ambito Tech: le ultime rilevazioni GfK – aggiornate al mese di luglio 2020- mostrano una crescita del +4,5% a valore rispetto allo stesso periodo del 2019. Dall’inizio dell’anno, il mercato italiano della Tecnologia di consumo risulta in calo del -1,4% a valore; un dato che fa ben sperare per i prossimi mesi.

Nuovi bisogni di tecnologia

Nelle prime settimane della pandemia, le vendite di TCG hanno registrato un calo significativo a livello internazionale – per effetto anche della chiusura temporanea dei negozi – e gli acquisti si sono concentrati sui prodotti necessari. Durante il lockdown, però, le persone hanno anche vissuto nuove esperienze all’interno delle mura domestiche – smart working, intrattenimento, pulizia ecc… – che hanno generato nuovi bisogni, contribuendo a sostenere il mercato della tecnologia. I trend che hanno guidato gli acquisti durante la prima parte dell’anno sono stati la semplificazione, le performance, lo shopping senza barriere, la salute e l’igiene. Tutte tendenze che continueranno ad essere centrali anche nella fase “New Normal”. In primis, lo smart working e la didattica a distanza hanno spinto le persone ad attrezzarsi per gestire la continuità lavorativa e formativa in casa. Di conseguenza, il settore IT e Office è cresciuto complessivamente, a livello internazionale, del +17,2% a valore nei primi sei mesi del 2020, mentre il comparto Office è cresciuto del +12,1%. Molto positivo anche il comparto Gaming, con un crescita del +55% delle vendite di PC portatili e del +62% dei monitor con caratteristiche Gaming nei primi sei mesi del 2020.

Covid, 1,7 milioni di microimprese a rischio fallimento

A causa della crisi economica provocata dall’emergenza sanitaria 4 microimprese su 10 rischiano la chiusura. I più vulnerabili? Bar, ristoranti, attività ricettive, piccolo commercio e le imprese del comparto della cultura e dell’intrattenimento. Si tratta di 1,7 milioni di attività “che dopo il lockdown non si sono più riprese, e ora hanno manifestato l’intenzione di chiudere definitivamente la saracinesca”, afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo. “Con poca liquidità a disposizione e il crollo dei consumi delle famiglie i bilanci di queste micro attività si sono colorati di rosso – sottolinea Zabeo -. Una situazione ritenuta irreversibile che sta inducendo tanti piccoli imprenditori a gettare definitivamente la spugna”.

In dieci anni perse 180.000 aziende artigiane

“Gli effetti economici del Covid si sono sovrapposti a una situazione generale già profondamente deteriorata – puntualizza il segretario della Cgia, Renato Mason -. Tra il 2009 e il 2019 lo stock complessivo delle aziende artigiane presenti in Italia è sceso di quasi 180.000 unità. Circa il 60% della contrazione ha riguardato attività legate al comparto casa: edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici, hanno vissuto anni difficili e molti sono stati costretti a cessare l’attività”.

La crisi dell’edilizia e la caduta verticale dei consumi, secondo Mason, sono stati letali. Se molte altre professioni artigiane, legate soprattutto al mondo del design, del web e della comunicazione, si stanno imponendo, “la drammatica crisi che vivremo nei prossimi mesi cancelleranno moltissime attività – continua Mason – incidendo negativamente anche sulla coesione sociale del Paese”. 

Si teme un aumento della disoccupazione

Lo studio ricorda che nel 2009, l’anno orribile dell’economia italiana, il Pil nazionale è sceso del 5,5%, mentre il tasso di disoccupazione nel giro di 2 anni è salito dal 6 al 12%. Con un Pil che nelle più rosee previsioni quest’anno dovrebbe diminuire di circa il 10%, quasi il doppio della contrazione registrata nel 2009, il pericolo che il numero dei disoccupati aumenti esponenzialmente è molto elevato, riporta Agi. La chiusura di molte piccole attività presenta ricadute sociali altrettanto negative. Quando un piccolo negozio o una bottega artigiana chiudono definitivamente “si perdono conoscenze e saper fare difficilmente recuperabili e la qualità della vita di quel quartiere peggiora”, aggiunge la Cgia.

Un paradosso: c’è difficoltà a reperire personale

Secondo la Cgia “bisogna fare una vera e propria rivoluzione per ridare dignità, valore sociale e un giusto riconoscimento economico a tutte quelle professioni dove il saper fare con le proprie mani costituisce una virtù aggiuntiva che rischiamo colpevolmente di perdere”.

A questo proposito, la Cgia cita un paradosso: mentre tante micro attività chiudono molti settori denunciano la difficoltà a reperire personale qualificato.

“Ci sono realtà – sostiene l’associazione – dove fino allo scorso mese di febbraio si faceva fatica ad assumere autisti di mezzi pesanti, conduttori di macchine a controllo numerico, tornitori, fresatori, verniciatori e battilamiera. Senza contare che nel mondo dell’edilizia è sempre più difficile reperire carpentieri, posatori e lattonieri”.