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Commercio digitale B2B, le aziende italiane scoprono i marketplace

L’ e-commerce cresce fra le aziende italiane: ma, oltre al commercio online destinato al pubblico finale, esistono anche esempi virtuosi di e-commerce B2B, ovvero destinato ad altre imprese. Oggi due imprese italiane su tre in utilizzano i canali digitali in qualche fase o per qualche scopo del processo di acquisto (era il 65% nel 2005) e il 52% delle aziende B2B (o B2B2C) con più di 20 milioni di euro di fatturato ha un canale e-commerce B2B attivo, in crescita del 10% rispetto alla ricerca svolta a fine 2015: l’indagine a cui si fa riferimento è quella condotta da Netcomm, che ha fotografato il grado di digitalizzazione dei processi commerciali tra aziende.

Ancora agli inizi l’esperienza dei marketplace B2B

In base alla ricerca, si rileva che il 40% delle aziende B2B ha attivato un e-commerce con sito proprio, mentre il 18% vende con marketplace. Il 26% di aziende B2B non ha nessuna attività di digital commerce (era il 37% nel 2015), ma buona parte prevede di iniziare a farlo entro un anno. La principale barriera ad un uso più intenso degli strumenti digitali è rappresentata dagli attuali rapporti con i fornitori tradizionali.

“Il fenomeno è già rilevante in Usa e dominante in Asia”

“Lo scenario del commercio digitale B2B vede come nuovi protagonisti i marketplace e i nuovi rivenditori nati specificatamente per il canale digitale. I marketplace B2B, come nel B2C, stanno conquistando una quota di mercato importante e crescente. Il fenomeno è già rilevante in USA e dominante in Asia, molto meno in Europa e in Italia dove la diffusione dei marketplace B2B è solo agli inizi”: queste le parole di Roberto Liscia, Presidente di Netcomm. “Il livello di conoscenza dei nomi dei principali marketplace B2B è cresciuto significativamente, passando dal 38% nel 2016 al 95% nel 2019, segno che l’interesse degli attori verso questi canali sta aumentando in modo rilevante. Possiamo immaginare che i grandi marketplace B2B, come Alibaba, Amazon Business e eBay giocheranno un ruolo chiave nello sviluppo dell’e-commerce B2B, ma anche che la frammentazione e specificità dei diversi comparti del B2B consentiranno lo sviluppo di molti player generalisti e settoriali”.

Rapporti commerciali avviati attraverso una ricerca on line

Quanto il mercato tradizionale stia cambiando e si stia spostando sempre più sul digitale è confermato dai numeri della ricerca: il 33% delle aziende buyer ha attivato rapporti commerciali con fornitori che sono stati individuati per la prima volta grazie a una ricerca online o altri strumenti digitali e il 15% dei buyer intervistati usa già marketplace B2B per fare acquisti. In particolare, i buyer cercano nell’online una fornitura occasionale e rapida, talvolta perché il proprio canale di riferimento ne è sprovvisto e necessitano di rifornirsi con urgenza. I servizi più desiderati dai buyer sono i cataloghi e le schede prodotto online di qualità, i listini prezzi pubblici e i contratti personalizzati online. Sono quindi propensi a comprare solo da chi mostra immediatamente prezzi e condizioni chiare, o anche da chi offre servizi di consegna rapidi e di qualità.

Tutti in bici: col bonus vendite aumentate del 60%

Grazie soprattutto all’introduzione del nuovo bonus previsto dal DL Rilancio che consente detrazioni importanti nell’acquisto di biciclette, dall’inizio della Fase 2 – con la riapertura dei negozi – si è registrato un considerevole boom nella domanda di due ruote ecologiche. Come riporta un recentissimo report a cura di Confindustria Ancma (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori), le vendite di bici tradizionali e a pedalata assistita hanno fatto segnare un balzo del 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Solo nel mese di maggio l’indagine stima un aumento di circa 200mila pezzi rispetto all’analogo periodo del 2019.

Un exploit non solo nei comuni coinvolti nel bonus

Quello che sorprende, però, è che l’incremento a doppia cifra della richiesta di veicoli a due ruote “green” si è registrato anche nei territori non coinvolti nei benefici previsti dal bonus. Sono pertanto “circa 540mila le biciclette acquistate dagli italiani dopo il periodo di lockdown in tutti i punti vendita presenti sul territorio” riferisce Aicma. E questa cifra aumenta “anche al fuori delle restrizioni individuate dalle misure del Governo (capoluoghi di Regione e di Provincia anche sotto i 50.000 abitanti, nei comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e nei comuni delle Città metropolitane), interessando così in modo omogeneo anche territori meno popolosi”.

Merito dell’incentivo, ma c’è di più
Riporta ancora la nota diffusa dall’Aicma: “Gli incentivi hanno sicuramente rivitalizzato in modo significativo il mercato e le imprese del comparto stanno lavorando a pieno regime per rispondere, non senza qualche affanno, in modo adeguato alla crescente domanda che abbiamo registrato in queste settimane. Tuttavia crescono l’interesse e la domanda attorno alla bicicletta a prescindere dagli incentivi e come associazione chiediamo alle istituzioni di cogliere questa occasione per investire su un’infrastrutturazione ciclabile finalmente più capillare, sicura, equilibrata e rispettosa degli interessi di tutti gli utenti della strada. Allo stesso tempo monitoreremo la reale applicazione del bonus, affinché non sia per i consumatori e i rivenditori una corsa ad ostacoli o, peggio, contro il tempo”.

Come funziona il bonus

Il bonus bici è relativo al 60% della cifra (fino a 500 euro) destinata all’acquisto di biciclette, monopattini elettrici o mezzi simili effettuato dal 4 maggio nei comuni di 50mila abitanti, nei capoluoghi e nei comuni delle città metropolitane. Il buono può essere utilizzato utilizzando una specifica applicazione web che è in via di predisposizione e che sarà accessibile, anche dal sito istituzionale del ministero dell’Ambiente, entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale attuativo del Programma buono mobilità.

Facebook, arriva la funzione per gestire (e cancellare) il passato

Alzi la mano chi non vorrebbe fare un leggero make up alla propria bacheca di Facebook: ma finora non è stato agevolissimo eliminare ricordi del passato come foto, frasi, commenti. Magari si desidera cambiare lavoro e vecchi post non appartengono più alla propria vita attuale, così come magari è mutata la situazione sentimentale ed è necessario mettere un po’ d’ordine. Bene, ora cancellare quello che non ci piace più diventa semplice, anche se si vogliono eliminare interi blocchi. “Che tu stia entrando nel mercato del lavoro dopo il college, o stia voltando pagina dopo la fine di una relazione, sappiamo che le cose cambiano nella vita delle persone e vogliamo renderti più facile curare la tua presenza su Facebook per riflettere più accuratamente chi sei oggi”, ha annunciato il social network attraverso un messaggio.

Cosa fa Manage Activity

La nuova funzione si chiama Manage Activity e permette di nascondere o cancellare in blocco i vecchi post fin dall’iscrizione al social. Si tratta di un’opzione che consente di gestire, in un’unica area, tutti i contenuti pubblicati in bacheca. I post che non si vogliono più mostrare, ma che si desidera conservare, possono essere archiviati e recuperati quando lo si desidera. Quelli che invece è meglio che vengano buttati, si possono mettere nel cestino: anche in questo caso ci sarà la possibilità di cambiare idea. I post eliminati verranno infatti conservati per altri 30 giorni prima di essere cancellati per sempre. Ma la funzione più interessante è quella che consente di selezionare diversi post attraverso una sola azione, identificandoli attraverso dei filtri. Quindi, sarà possibile effettuare cancellazioni multiple con un solo clic, senza lunghe operazioni manuali.

Operativo a breve su tutte le versioni 

La funzione Manager Activity al momento è disponibile solo sulle app mobile, sia iOS sia Android, ma a breve – si ipotizza entro qualche settimana – si potrà utilizzare anche sulla versione desktop di Facebook. Per accedervi, bisogna andare su Registro attività dalla propria pagina profilo. Da qui si accede a Gestisci attività: in questa pagina è possibile accedere a I tuoi post, che possono essere così visualizzati. A questo punto, i post possono essere filtrati – ad esempio scegliendo un lasso di tempo o quelli in cui appare una persona  – e successivamente archiviati o cancellati. E’ prevista anche l’opportunità di mettere la spunta a “tutti”, sempre con la possibilità di filtrare i post con i parametri inseriti. Una volta cancellati, i vecchi post non saranno più rintracciabili in nessun modo: e, in molti casi, è davvero meglio così.

Italiani in vacanza in Italia: l’estate 2020 è tricolore

L’estate del 2020 sarà sicuramente ricordata per lungo tempo. Sarà infatti la prima stagione di vacanza con ancora gli effetti, psicologici e pratici, del Covid-19. Tra restrizioni e paure, come saranno quindi le ferie degli italiani? A questa domanda ha cercato di rispondere un’indagine del Centro Studi del Touring Club Italiano sulle intenzioni di viaggio della propria community. La fotografia così scattata mette in luce un desiderio, da parte dei nostri connazionali, di non rinunciare al viaggio: d’altronde la community Touring ha sempre dimostrato una forte propensione alla vacanza, concedendosi nel 90% dei casi un periodo fuori casa fra i mesi di giugno e settembre. E, se è oggettivo che quest’anno la situazione sia differente, non manca però una buona dose di ottimismo.

Uno su due farà “certamente” un viaggio

All’interno del campione intervistato, circa la metà (49%) ha dichiarato che si concederà un viaggio (“certamente sì”) mentre un altro 32% lo farà “probabilmente”. Chi ha già scelto di restare di sicuro a casa è una quota tutto sommato residua (5%) mentre circa il 13% ha risposto “probabilmente no”. Nel complesso, dunque, il 71% ha un atteggiamento positivo nei confronti dell’estate mentre il 29% è rinunciatario. Le ragioni sono chiare: chi “sicuramente” o “probabilmente” starà a casa lo farà perché non intravede ancora le condizioni di sicurezza per viaggiare (67%).

Italia la meta preferita

Forse proprio per la maggiore percezione legata alla sicurezza, l’Italia sarà la meta preferita dai nostri connazionali. Se di solito il rapporto Italia-estero espresso dalla community del Tci era di circa 60-40, nell’estate 2020 si registra una polarizzazione molto più forte: il 94% infatti sceglierà una destinazione domestica rispetto a una quota residuale (6%) che andrà all’estero. Anche se in molti non hanno ancora deciso dove andare per le ferie, il mare si conferma la tipologia di vacanza preferita in estate (46%), ma la montagna conquista amplissime quote di estimatori. Quest’estate i monti totalizzano il 30% delle scelte (solo un anno fa erano il 17%), mentre le città d’arte passano dal 23% del 2019 all’8% del 2020. Altro dato significativo è che le aree interne con i loro borghi registrano un gradimento elevato: 9%, rispetto al 6% dello scorso anno, un dato che per la prima volta supera quello delle città d’arte.

No all’affollamento

Un altro dato che emerge dalla ricerca, e che davvero non sorprende, è che moltissimi italiani si stanno orientando verso luoghi poco affollati. Tuttavia, i nostri connazionali non vogliono farsi sovrastare dalle preoccupazioni: solo il 24% verificherà se nei dintorni della località di vacanza ci sono strutture sanitarie e il 48% dichiara che si baserà sull’indice di contagio regionale per decidere quale meta scegliere.

Il digital wallet di Libra cambia nome: è Novi

Addio Calibra, benvenuta Novi. Il portafoglio digitale legato alla criptovaluta Libra di Facebook – presentata un anno fa ma non ancora operativa – cambia nome. Lo ha annunciato con un tweet David Marcus, a capo della società, spiegando: “Abbiamo cambiato il nostro nome ma non la nostra missione: creare un WorldWideWallet che faccia funzionare i soldi meglio in tutto il mondo”. La app, al momento non ancora operativa, servirà a trasferire denaro con estrema facilità. Il nuovo nome deriva dalle parole latine ‘novus’ e ‘via’: Novi ha già un sito dedicato, dove è visibile l’interfaccia che avrà il wallet.

Un portafoglio digitale facile da utilizzare

Il portafoglio della società è destinato a contenere le varie valute digitali di Libra, una volta che l’iniziativa guidata da un pool di aziende – tra le quali Facebook – sarà attiva. Secondo i manager del gruppo, il suo utilizzo sarà “facile come l’invio di un messaggio”. Novi – che consente appunto di inviare denaro ad amici e contatti –  sarà una app autonoma ma sarà integrata anche in WhatsApp e Messenger. In sintesi, su Novi sarà possibile accantonare del denaro che sarà poi convertito in Libra: a questo punto, si potrà girarlo ai destinatari prescelti.  Sarà sufficiente selezionare l’ammontare della cifra da inviare, verificare i costi di commissione, e avviare il trasferimento. In più, ogni invio di denaro potrà essere accompagnato da un messaggio. I soldi vengono trasferiti istantaneamente. I soldi possono restare nel wallet o essere convertiti in valuta locale. Inoltre, Novi potrà essere usato per pagare le transazione che prevedono Libra come sistema di pagamento. Al lancio, in base alle indiscrezioni, il cambio sarà previsto con dollaro americano, sterlina o euro. Al momento non si conoscono i costi relativi alle commissioni, ma la società ha dichiarato che anche questi, quando la app sarà operativa, verranno chiaramente esplicitati e non ci saranno “addebiti nascosti”.

La questione sicurezza

Una delle questioni ancora aperte resta però la sicurezza, anche se dalla società fanno sapere che ogni cliente – che non dovrà necessariamente essere iscritto a Facebook – verrà verificato attraverso l’utilizzo di un documento di identità rilasciato dal governo e le protezioni antifrode saranno integrate in tutta l’app. Ancora, è stato annunciato che è prevista l’attivazione di un servizio clienti operativo H24. “La nostra speranza è di introdurre una versione iniziale di Novi in una serie di paesi quando sarà disponibile Libra”, ha concluso Marcus.

Mercato device nel 2020: male, ma non malissimo

Le previsioni lo avevano già anticipato: il 2020 per il mercato degli smartphone e dei tablet sarà un anno negativo, ma non horribilis. Insomma, tra Covid-19, emergenza sanitaria e lockdown poteva andare anche peggio. A dare un quadro dell’andamento dell’informatica di consumo a livello globale è l’ultimo rapporto dei ricercatori di Gartner.

Device, contrazione del 13,6%

In base al rapporto, nell’anno in corso le vendite di pc, tablet e telefoni subiranno una flessione del 13,6% su scala globale, a quota 1,9 miliardi di unità, e il comparto telefonico sarà il più colpito. Le consegne di cellulari diminuiranno del 14,6% scendendo sotto gli 1,5 miliardi di pezzi, mentre gli smartphone registreranno un -13,7% a 1,3 miliardi. Sembra quasi un paradosso, visto che in una situazione anomala come quella del lockdown moltissime persone hanno dovuto convogliare tutte le proprie attività – professionali, scolastiche, sociali – sui device: eppure non è così. Nonostante tutti noi si abbia fatto affidamento sulla tecnologia per sopravvivere all’emergenza, questo non si è tradotto in una maggiore spesa in telefoni o computer. Anzi, il risultato è opposto: l’impatto dell’emergenza sanitaria sull’economia fermerà gli acquisti. Come ha spiegato Ranjit Atwal, senior research director di Gartner, “La minore disponibilità economica farà sì che meno persone cambieranno telefono. Come risultato, il ciclo di vita degli smartphone si allungherà, passando da 2,5 a 2,7 anni”. Una tendenza comunque che era già in atto prima del lockdown.

Poteva andare peggio

Meno sensibile, invece, il calo che subiranno i computer. Il mercato dei pc segnerà sì una flessione, ma questa si fermerà al 10,5%. “Il calo stimato per il mercato dei pc avrebbe potuto essere molto peggiore” precisa Atwal. “Tuttavia, i lockdown imposti dai governi per il Covid-19 hanno costretto le aziende e le scuole a permettere a milioni di persone di lavorare da casa e ad aumentare la spesa per nuovi notebook, Chromebook e tablet per i lavoratori. Le istituzioni scolastiche e i governi hanno inoltre aumentato la spesa per quei dispositivi per facilitare l’e-learning”. Per questo alcune tipologie di prodotto – portatili, tablet e Chromebook – subiranno un calo inferiore alla media.

Meglio in autunno?

In base ai dati degli analisti, il 2020 dovrebbe chiudersi con un numero totale di vendite di device pari a 1,866.992 milioni di pezzi contro i 2,160.583 milioni del 2019. Ma non tutto è perduto, e si guarda – per quanto riguarda il mercato degli smartphone in particolare – all’autunno: per allora ci sarà infatti il 5G e il lancio di una serie di nuovi prodotti di alta gamma (rimandati per colpa del virus) che potrebbero rivoluzionare l’andamento delle vendite. Non resta che aspettare.

Facebook Shops, così le Pmi accedono all’ecommerce sui social

Per le piccole e medie imprese che vendono online, l’ultima novità introdotta da Facebook può rappresentare una valida opportunità per incrementare il giro d’affari e conquistare una maggiore visibilità in rete, conquistando così nuove fette di mercato. L’ultimo passo compiuto verso l’e-commerce dal social network più famoso del mondo è infatti Facebook Shops. Si tratta di una nuova funzione disponibile anche in Italia che ha l’obiettivo “di rendere lo shopping sempre più immediato e consentire a chiunque, dal piccolo imprenditore al marchio globale, di usare le nostre app per connettersi con i propri clienti”, spiega la società. Per molte realtà commerciali che si sono dovute confrontare con le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria, e che hanno dovuto chiudere i negozi fisici, potrebbe essere una buona occasione.

Come funziona

Gli Shops funzionano così: le imprese possono creare un negozio online e i clienti vi potranno accedere sia su Facebook sia su Instagram. Le aziende avranno la possibilità di avere delle vetrine gratuite e personalizzabili, oltre che selezionare i prodotti da inserire nel catalogo virtuale. Gli utenti potranno poi trovare i Facebook Shops sulla pagina Facebook o sul profilo Instagram di un’azienda, oppure scoprirli nelle storie o negli annunci pubblicitari. Negli Stati Uniti si potrà anche fare un acquisto direttamente sull’app, non solo sul sito dell’azienda, e molto probabilmente questa opzione arriverà anche in altri Paesi. Se, come ha lasciato intendere Facebook, gli Shops arriveranno su tutte le piattaforme del gruppo – comprese quindi WhatsApp e Messenger – i venditori avranno accesso con un solo catalogo a una platea potenziale di tre miliardi di persone. Ancora, pare che Facebook stia testando nell’ambito di questo progetto la possibilità di collegare i programmi fedeltà di alcuni esercizi commerciali al proprio profilo social. Insomma, la visibilità sarà massima.

Vendite nelle dirette

Le funzioni degli Shops sono però anche a vantaggio del cliente. Ad esempio, chi è interessato a un prodotto potrà chiedere consigli a un commesso – come avviene nel mondo reale – rivolgendo domande o inviando un messaggio attraverso WhatsApp, Messenger o Instagram Direct. Ma si potranno fare acquisti anche durante le dirette: con il Live Shopping si potrà comprare un prodotto durante una presentazione video, come in una televendita. Anche gli influencer potranno taggare i prodotti durante i video. Con questa novità, il colosso di Zuckerberg si spinge sempre più verso un nuovo modello economico: dal leisure al business dello shopping, un po’ come i big Amazon ed eBay.

Serenità e percezione del tempo sconvolte dalla quarantena

Non siamo “solo” rimasti in casa per due mesi, accantonando la nostra normale vita a favore di una quotidianità costretta fra le mura domestiche. Il lockdown, infatti, ha avuto ripercussioni significative anche sulla nostra psiche e sulla nostra emotività. Ad affermarlo, e i dati non sorprendono, è uno studio dell’Università di Padova appena pubblicato.

Notti poco magiche

La ricerca mette in luce che il confinamento nel perimetro di casa – pur necessario per contrastare i contagi – ha comportato un forte impatto psicologico, economico e sociale sulla qualità di vita delle persone, ovviamente in gran parte negativo. Ma c’è di più: per alcuni italiani è stata messa a rischio la salute psico-fisica. Nicola Cellini del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, in pool con altri ricercatori, psicologi ed esperti, ha analizzato la qualità del sonno in un campione di 1.310 persone tra i 18 e 35 anni ponendo a confronto la settimana 17-23 marzo (la seconda di lockdown completo) e la prima di febbraio (dall’1 al 7, cioè sette giorni in cui non vi era nessuna restrizione sul territorio italiano). Tra le principali evidenze messe in luce dallo studio, pubblicato sulla rivista ufficiale della European Sleep Research Society, il “Journal of Sleep Research Research”, ci sono il netto peggioramento della qualità del sonno, ma anche un’alterazione dei ritmi sonno-veglia e una percezione del tempo distorta. I motivi di questo fenomeno? Tutti connessi all’isolamento: in quarantena non abbiamo potuto fare normale attività fisica, esporci alla luce solare, mantenere vive le relazioni sociali mentre abbiamo avuto timori per la salute nostra e dei nostri cari e per la situazione economica. A queste tensioni si è aggiunto un netto incremento dell’utilizzo dei media digitali, che potrebbero aver fatto crescere ancora di più lo stato di ansia.

I primi segnali della depressione

Inutile negare che una simile esperienza possa aver generato delle difficoltà in moltissimi italiani. Lo conferma Cellini all’Ansa: “Lo studio ha messo in luce dati allarmanti sulla salute mentale: il 24.2% (24.95% dei lavoratori, 23.73% degli studenti) del nostro campione ha mostrato sintomi da moderati a estremamente severi di depressione, il 32.6% di ansia e uno su due (49.47% dei lavoratori, 51.6% degli studenti) sintomi di stress. Abbiamo inoltre evidenziato un grande cambiamento nel ritmo sonno-veglia; vi è un dato identico sull’orario in cui il campione va a dormire mentre si è registrato che i lavoratori si sono svegliati molto più tardi durante il lockdown”.   

Aziende, le strategie dei manager a livello globale per contrastare l’emergenza

Tre manager su quattro (il 73%) a livello globale prevedono che il coronavirus avrà un impatto sull’economia globale nei prossimi 12 mesi. Non sorprende che l’emergenza sanitaria, stando alle risposte dei dirigenti, porterà a un calo dei consumi e a interruzioni nella catena logistica. Lo rivela un recentissimo sondaggio condotto da EY su oltre 2.900 top manager in 46 paesi, contenuto della XXII edizione del Global Capital Confidence Barometer (CCB). In particolare, il 52% delle aziende starebbe mettendo in atto azioni per cambiare il proprio assetto e il 41% delle società si è già attivata nell’accelerazione dell’automazione. Ancora, la quasi totalità delle imprese (95%) si sta preparando per pressioni al ribasso sui margini. Quasi tutti i manager, però, sono concordi nel “muoversi” da subito per rispondere alle criticità dovute all’emergenza Covid-19.

Obiettivo trasformazione in tempi rapidi

Molte società (72%) hanno già avviato importanti iniziative di trasformazione, innescate a seguito della pressione sugli obiettivi di fatturato e per raggiungere i target di redditività, secondo gli intervistati del CCB. La maggior parte (72%) prevede, inoltre, di condurre con più frequenza strategie di revisione del portafoglio di attività. Dopo l’emergenza, i top manager affermano che daranno priorità a considerare nuovi investimenti in ambito tecnologico e digitale (73%) e nell’allocazione di capitale all’interno del proprio portafoglio (71%).

Operazioni di fusione e acquisizione per pianificare il futuro

I dirigenti, nonostante la crisi evidente anche ai non addetti ai lavori, si stanno però muovendo per mettere in atto strategie per pianificare il prossimo futuro. Mentre il 54% degli intervistati prevede un periodo di recupero prolungato a “U”, con un’attività economica rallentata fino al 2021, il 38% vede una ripresa più rapida a “V” e un ritorno ai livelli pre-crisi già nel terzo trimestre 2020. Solo l’8% prevede una ripresa a “L”, con un periodo di recessione prolungato fino al ritorno della normale attività economica nel 2022. Con la maggior parte delle aziende che ipotizza una ripresa nel medio termine, l’intenzione di perseguire progetti di fusioni o acquisizioni nei prossimi 12 mesi rimane ai livelli relativamente elevati (54%) osservati nell’ultimo periodo. A seguito dell’emergenza da Covid-19, i dirigenti a livello globale affermano che si concentreranno maggiormente sulla flessibilità delle aziende target di adattarsi a periodi alterni del ciclo economico, nella valutazione delle acquisizioni (38%) e che sono pronti a vedere scendere le valorizzazioni delle transazioni (39%).

Agenzie delle Entrate senza andare allo sportello: le operazioni si fanno via mail o Pec

L’Agenzia delle Entrate punta a rendere più semplice, e veloce, il rapporto con i contribuenti. E lo fa introducendo una serie di procedure che consentono di svolgere numerose operazioni senza recarsi alla sportello, ma accessibili direttamente dal proprio computer. Ottenere il rilascio di un certificato o del codice fiscale, richiedere dei rimborsi, registrare un atto: ora si può fare questo e molto altro in modalità semplificata. I cittadini possono richiedere tali servizi anche tramite e-mail o Pec. Ancora, per rendere questa opportunità ancora più fruibile, sul sito dell’Agenzia delle Entrate è già stata pubblicata una guida in pdf che fornisce indicazioni su come ottenere tutti i servizi direttamente da casa, abilitandosi ai servizi telematici, sfruttando i servizi online senza registrazione, usando la app e contattando il contact center. Molti dei servizi erogati allo sportello sono accessibili direttamente dal sito internet, senza che sia necessaria alcuna registrazione. Per altri occorre, invece, essere in possesso del codice Pin, che può essere richiesto online o attraverso l’app delle Entrate. Oltre alle credenziali dell’Agenzia è possibile accedere ai servizi online tramite SPID, il Sistema Pubblico dell’Identità Digitale, o tramite Carta Nazionale dei Servizi (CNS). La richiesta di abilitazione può essere inviata, firmata digitalmente, tramite Pec. “L’indirizzo Pec deve essere di uso esclusivo del richiedente in modo da garantire la riservatezza della prima parte del codice Pin e della password iniziale che verranno inviati dall’Agenzia. La seconda parte del Pin verrà prelevata direttamente dal richiedente dal sito delle Entrate” precisa l’Agenzia.

Come fare per ottenere il codice fiscale o un suo duplicato

Ad esempio, per ottenere il codice fiscale o un suo duplicato il cittadino può presentare la richiesta, sottoscritta anche con firma digitale, scegliendo uno dei servizi agili a disposizione e allegando la necessaria documentazione via mail o Pec (e sempre il documento di identità). Il certificato di attribuzione arriverà direttamente tramite il canale prescelto. I servizi agili possono essere utilizzati anche per la richiesta di duplicato del codice fiscale/tessera sanitaria, trasmettendo la richiesta firmata e scansionata insieme alla copia del documento d’identità. Stesse modalità anche per la richiesta di attribuzione del codice fiscale a persone non fisiche e, con riferimento ai soggetti non obbligati alla presentazione tramite “ComUnica”, per la dichiarazione di inizio attività, variazione dati o cessazione attività ai fini Iva.

Registrazioni e rimborsi

Se si ha la necessità di registrare un atto, è possibili inviare la documentazione necessaria anche in modalità Pec o email. In questo caso, però, andrà poi depositato “fisicamente” in ufficio un originale dell’atto registrato. Ancora, le richieste di rimborso possono essere inviate tramite Pec o email, attraverso i servizi telematici oppure presentate allo sportello. Alla richiesta effettuata per via telematica deve essere allegata l’eventuale documentazione a supporto e, in ogni caso, la copia del documento di identità. Anche la richiesta di accredito dei rimborsi sul conto corrente, firmata digitalmente, può essere presentata via Pec.