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GenAI e sicurezza: i responsabili IT temono l’impatto negativo delle vulnerabilità

Nonostante le funzionalità di Intelligenza artificiale generativa siano state adottate dal 65% dei responsabili IT, l’89% teme che le vulnerabilità presenti nei tool di cybersicurezza AI possano mettere a rischio la protezione delle rispettive aziende.

L’80% dei responsabili IT ritiene poi che la GenAI aumenterà significativamente il costo dei tool per la cybersicurezza, allo stesso tempo, sono convinti che offra un percorso verso la riduzione della spesa complessiva. L’87% ritiene infatti che i risparmi potranno controbilanciare i costi, e il 75% concorda sul fatto che sia difficile quantificare i costi della GenAI all’interno dei prodotti per la cybersicurezza.

Emerge dalla nuova ricerca di Sophos X-Ops dal titolo ‘Beyond the Hype: The Businesses Reality of AI for Cybersecurity’, condotta su 400 responsabili IT per analizzare le implicazioni dell’utilizzo della GenAI nell’ambito della sicurezza informatica.

Parola d’ordine: “fidarsi ma verificare”

“Come accade in molti altri casi, anche nei confronti dei tool GenAI la parola d’ordine dovrebbe essere ‘fidarsi ma verificare sempre’. Non è che abbiamo insegnato alle macchine a pensare: semplicemente abbiamo fornito a esse il contesto che permette di velocizzare l’elaborazione di enormi quantità di dati – ha dichiarato Chester Wisniewski, director, global field CTO di Sophos -. Le potenzialità di questi strumenti per accelerare i workload della sicurezza sono fantastiche, ma per poterne concretizzare i benefici occorrono sempre contesto e comprensione da parte di supervisori umani”.

L’AI crea dipendenza?

Con la tecnologia AI integrata in una qualche forma all’interno delle infrastrutture di cybersicurezza del 98% delle aziende, i responsabili IT hanno espresso i loro timori verso un’eccessiva dipendenza dalla AI. Infatti, l’87% degli intervistati si è dichiarato preoccupato rispetto alla conseguente assenza di responsabilità nei confronti della sicurezza informatica.

Di fatto, alcuni criminali informatici stanno sfruttando la GenAI per automatizzare attività di routine, come la preparazione dei messaggi di mass mailing e l’analisi dei dati. Altri, invece, hanno integrato la tecnologia nei toolkit usati per spam e social engineering.

La riduzione del burnout

Organizzazioni di diverse dimensioni hanno espresso priorità differenti riguardo l’utilizzo della GenAI. Se le realtà più grandi, quelle da oltre 1.000 dipendenti, considerano prioritario il rafforzamento della protezione, il beneficio più cercato dalle aziende con 50-99 dipendenti riguarda la riduzione del burnout del personale.

Tuttavia, l’84% degli intervistati ha espresso preoccupazione nei confronti della riduzione dei professionisti assegnati alla cybersicurezza. Si tratterebbe della conseguenza di aspettative irrealistiche circa la capacità della AI di rimpiazzare gli operatori umani.

PNRR per l’Italia Digitale: il nostro Paese ha già raggiunto il 53% degli obiettivi

A che punto è l’Italia nel processo di trasformazione digitale, spinta dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)? Le notizie sono confortanti: con un budget di 47 miliardi di euro da investire nella digitalizzazione entro il 2026, il nostro Paese ha l’opportunità di colmare il divario tecnologico con altre nazioni europee. Si tratta di un investimento senza precedenti, superiore a quello di paesi come Spagna (20 miliardi), Germania (13 miliardi) e Francia (9 miliardi).

A oggi, l’Italia ha raggiunto il 53% degli obiettivi fissati dall’Unione Europea, ma la sfida più grande sarà tradurre questi progressi in vantaggi concreti per cittadini e imprese. Secondo il report dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, i prossimi anni saranno determinanti per consolidare i risultati e rendere strutturali le innovazioni introdotte.

Modernizzazione della Pubblica Amministrazione

Un pilastro fondamentale della strategia digitale italiana è la trasformazione della Pubblica Amministrazione (PA), a cui è destinato oltre il 60% delle risorse digitali del PNRR. Il miglioramento dei servizi pubblici e la semplificazione burocratica sono obiettivi chiave, ma la vera sfida sarà garantire che le riforme abbiano un impatto concreto ed efficace.

Entro il 2024, l’Italia dovrà raggiungere traguardi ambiziosi, tra cui la riduzione dei tempi della giustizia civile (-65% nelle cause pendenti nei tribunali ordinari e -55% nelle corti d’appello) e l’accelerazione delle procedure per le gare d’appalto. La digitalizzazione dei processi amministrativi è un passo essenziale per rendere lo Stato più efficiente e vicino ai cittadini.

Connettività e innovazione: a che punto siamo?

Negli ultimi anni, l’Italia ha registrato progressi nelle infrastrutture digitali. Oggi, il 60% delle famiglie italiane ha accesso a una connessione a banda larga da almeno 100 Mbps, un dato superiore a quello di Francia (51%) e Germania (39%), ma ancora lontano dagli standard della Spagna (88%). La copertura del 5G e l’espansione della fibra ottica stanno avanzando, ma l’obiettivo della Commissione Europea di una connettività gigabit per tutti entro il 2030 richiede ulteriori investimenti.

Per quanto riguarda il settore produttivo, il 70% delle PMI italiane possiede un livello digitale di base, leggermente sopra la media UE (69%). Tuttavia, resta un ritardo nell’adozione di tecnologie avanzate come intelligenza artificiale e big data, cruciali per aumentare la competitività delle imprese nel mercato globale.

Ancora basse le competenze digitali degli italiani 

Uno dei principali ostacoli alla trasformazione digitale italiana è il basso livello di competenze informatiche della popolazione. Solo il 46% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, rispetto a una media europea del 54%. Il divario è ancora più evidente nel settore ICT, dove solo l’1,5% dei laureati italiani ha una specializzazione, contro il 4,2% della media UE.

Anche a livello territoriale emergono forti disuguaglianze: le regioni del Centro-Nord sono più avanzate nella digitalizzazione rispetto al Mezzogiorno, evidenziando la necessità di politiche differenziate per colmare il gap tecnologico tra le diverse aree del Paese.

Verso una trasformazione sostenibile

L’Italia sta adottando un approccio innovativo alla digitalizzazione, basato sul modello “Government as a Platform”, per rendere più efficienti e accessibili i servizi pubblici. Strumenti come SPID, l’App IO, il Fascicolo Sanitario Elettronico e l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente stanno migliorando l’interazione tra cittadini e istituzioni.

Tuttavia, il successo di queste iniziative dipenderà dalla capacità del Paese di pianificare oltre il 2026, integrando il PNRR con strategie di lungo periodo. Per costruire un ecosistema digitale stabile ed efficace, sarà fondamentale investire in formazione, accelerare la spesa dei fondi disponibili e migliorare la governance della trasformazione digitale. 

Cyber truffe: attenzione a quella del famoso cioccolato di Dubai

L’ultima truffa cyber riguarda il cioccolato. Non quello svizzero, ma quello ‘inventato’ da una pasticceria di Dubai. Si tratta di cioccolato ripieno di kadayif al pistacchio.
I consumatori di tutto il mondo sono ansiosi di assaggiare questo lussuoso cioccolato, tuttavia, gli esperti di Kaspersky hanno rilevato numerose truffe che sfruttano il successo di questo prodotto per ingannare gli acquirenti

Gli esperti hanno infatti individuato una campagna fraudolenta rivolta ai consumatori degli Emirati Arabi Uniti, dove i cybercriminali hanno creato siti web falsi fingendosi noti brand di fiducia, oppure, creando store online completamente falsi.

Lo store fraudolento 

Tra le minacce più rilevanti segnalate da Kaspersky, rientra l’imitazione di Deliveroo, il famoso servizio di consegna a domicilio, e di Fix Dessert Chocolatier, l’inventore e produttore delle pregiate barrette.
Imitando l’aspetto di store e piattaforme ufficiali, i truffatori sfruttano la fiducia dei consumatori, nonché, la reputazione dei brand per indurre gli acquirenti a ‘ordinare’ cioccolato che in realtà non verrà mai consegnato.

In altri casi, alcuni cybercriminali hanno creato piattaforme di e-commerce completamente false, presentandosi come fornitori indipendenti provenienti da tutto il mondo.
Questi siti fraudolenti, che colpiscono utenti a livello globale, promettono la consegna del cioccolato di Dubai, ma spariscono una volta incassato il pagamento, lasciando i consumatori a mani vuote.

Trarre vantaggio da mode e tendenze del momento

“I truffatori sono spesso rapidi nel trarre vantaggio dalle tendenze, e la moda del cioccolato di Dubai ne è un esempio lampante – ha commentato Olga Svistunova, Security Expert di Kaspersky -. Queste tattiche sono particolarmente efficaci, poiché sfruttano l’entusiasmo dei consumatori e la fiducia nei brand noti. Per proteggersi ed evitare spiacevoli sorprese, è fondamentale che gli utenti prestino attenzione ai dettagli, si prendano il tempo necessario per verificare l’autenticità degli store online e diffidino delle offerte particolarmente convenienti, perché potrebbero essere studiate per trarre in inganno i consumatori”.

Diffidare delle offerte insolite

Per proteggersi da queste truffe, Kaspersky consiglia di verificare l’autenticità del sito web, controllando URL, domini e recensioni dei clienti prima di effettuare acquisti online
Ma soprattutto, diffidare delle offerte insolite, poiché i truffatori spesso utilizzano pop-up, annunci o e-mail di phishing per indirizzare gli utenti verso siti fraudolenti.

Evitare anche di divulgare informazioni personali: è fondamentale fornire dati sensibili solo su piattaforme sicure e verificate.
Inoltre, utilizzare soluzioni di sicurezza complete. Un software di sicurezza affidabile può bloccare i siti di phishing e prevenire le infezioni da malware.

PMI: approvato il primo disegno di legge, anche contro le recensioni false

‘Una svolta per la politica industriale del nostro Paese”. Così Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, commenta l’approvazione del primo disegno di Legge annuale sulle Pmi, che introduce misure strategiche per rafforzare le micro, piccole e medie imprese italiane incentivando l’aggregazione, l’innovazione del sistema produttivo e l’accesso al credito.

Alle filiere del comparto Moda sono destinati fino a 100 milioni di euro per i ‘Mini Contratti di Sviluppo’, finalizzati a sostenere programmi di investimento di importo non inferiore a 3 milioni di euro e non superiore a 20 milioni.
Introdotte poi le ‘Centrali consortili’, nuovi enti giuridici che mirano a rafforzare la competitività e l’innovazione attraverso modelli di cooperazione efficienti e solidali.

Incentivi fiscali, riduzione dei costi di istruttoria

Per favorire l’accesso al credito, il disegno di legge attribuisce al Governo una delega per il riordino normativo della disciplina dei Confidi. Obiettivo, semplificare e riorganizzare le regole che disciplinano questo strumento.
Sono inoltre previste misure per ridurre i costi di istruttoria nella valutazione del merito creditizio delle imprese e interventi volti a favorire l’integrazione tra consorzi, consentendo di partecipare ad altri enti senza modificare il proprio oggetto sociale.

Sono poi introdotti incentivi fiscali per le imprese che aderiscono a un contratto di ‘rete soggetto’, permettendo la sospensione d’imposta sulla quota di utili destinata a investimenti previsti dal programma comune di rete. L’agevolazione, finanziata fino a 45 milioni di euro nel 2027-2029, riguarda gli utili realizzati nel 2026-2028, destinati al fondo patrimoniale comune o al patrimonio dedicato all’affare.

Introdotta la staffetta generazionale

Al fine di incrementare l’occupazione giovanile, il Ddl contiene una disposizione sulla ‘staffetta generazionale’ nelle imprese, che mira a liberare in anticipo nuovi posti di lavoro mediante un sistema di pensionamento flessibile, che consenta al lavoratore anziano migliore conciliazione vita/lavoro, e al contempo, attui il trasferimento delle competenze professionali a favore di giovani assunti in parziale sostituzione.

Viene quindi introdotto, per le imprese fino a 50 dipendenti, un sistema di trasferimento generazionale con part-time incentivato per l’accompagnamento alla pensione e assunzioni agevolate di giovani under35 per il passaggio di know-how. Il neoassunto potrà sostituire integralmente la posizione del lavoratore anziano una volta cessato il rapporto di lavoro.

Contrastare il fenomeno delle false recensioni online

Per garantire una concorrenza leale ed equa nel mercato della ristorazione e del turismo il Ddl prevede l’obbligo di verificare l’attendibilità della recensione, assicurandosi che sia realmente scritta da chi ha effettivamente usufruito del servizio o acquistato il prodotto recensito.

E a tredici anni dal primo Startup Act, il Ddl delega al Governo l’adozione di un decreto legislativo per la redazione di un testo unico in materia di startup, incubatori e Pmi innovative.
L’obiettivo è coordinare le norme vigenti, apportando modifiche per migliorarne la coerenza giuridica, logica e funzionale, e abrogare le disposizioni obsolete o prive di contenuto normativo.

Connettività: quali sono i migliori provider in Italia?

Emerge dal Rapporto 2024 sullo Stato di Internet in Italia: sono Iliad e Wind Tre in testa al mercato delle connessioni veloci.
Il Rapporto, basato su oltre 79.000 test di velocità eseguiti dagli utenti, offre una panoramica approfondita sulle prestazioni delle connessioni Internet nel nostro Paese, evidenziando le differenze regionali e i provider che stanno trainando l’innovazione nel settore.

Il rapporto, redatto dall’Osservatorio Statistico di Komparatore.it, analizza dettagliatamente i dati raccolti tramite il sistema avanzato di misurazione della velocità Internet, che monitora parametri come download, upload e latenza. Questi dati forniscono una visione chiara e aggiornata delle performance dei principali operatori (ISP), offrendo un utile strumento per guidare le scelte dei consumatori e supportare la transizione digitale in Italia.

Iliad e Wind Tre in testa

Pertanto, Iliad si conferma il ‘leader’ indiscusso a livello nazionale, con una velocità media di download di 476,45 Mbps, una velocità di upload di 291,89 Mbps e una latenza di soli 18,11ms. L’operatore ideale, quindi, per attività ad alta intensità di banda, come lo streaming in 4K, il gaming online e il lavoro da remoto.
Wind Tre si distingue in particolare nel Friuli-Venezia Giulia, registrando prestazioni eccezionali con una velocità di download che supera i 700 Mbps, risultato di investimenti significativi nell’infrastruttura locale.

Anche altri provider si sono fatti notare per l’equilibrio tra prestazioni e stabilità. Vodafone, TIM e Sky Wifi si posizionano tra i migliori per qualità del servizio, offrendo latenze competitive e connessioni affidabili.

Un’Italia a velocità variabile

In regioni come Lazio, Campania e Lombardia questi operatori dimostrano che la competizione sul mercato Internet italiano è in forte crescita, spingendo verso soluzioni tecnologiche sempre più avanzate.
Ma il Rapporto 2024 sottolinea anche le differenze infrastrutturali tra le varie regioni italiane.

Mentre il Nord Italia si conferma come il punto di riferimento per la connettività, con regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ai vertici per velocità medie e stabilità, Centro e Sud Italia, pur evidenziando la necessità di ulteriori interventi per colmare il divario digitale, mostrano segnali incoraggianti. Questo, grazie agli investimenti di operatori come TIM, Iliad e Tiscali.
Anche le isole maggiori, Sardegna e Sicilia, registrano performance superiori alla media nazionale.

Velocità medie in crescita, ma persistono sfide infrastrutturali

Il mercato italiano continua a evolversi, trainato dalla competizione tra i principali operatori. La presenza di player innovativi non solo stimola la riduzione dei costi, ma incentiva anche lo sviluppo di nuove tecnologie.
Secondo il rapporto, la maggior parte delle regioni italiane presenta velocità di download superiori ai 300 Mbps, a testimonianza di una rete infrastrutturale in costante miglioramento.

Tuttavia, aree rurali e meno densamente popolate continuano a soffrire di ritardi infrastrutturali, sottolineando la necessità di politiche mirate per garantire parità di accesso alla rete. La latenza media varia infatti significativamente tra le regioni, con alcune aree che necessitano di ulteriori interventi per offrire connessioni stabili e performanti.

IA: oggi la usa solo l’11,4% delle imprese

Se ne parla tanto, ma l’Intelligenza Artificiale è realmente uno strumento utilizzato nelle imprese? Non ancora. A oggi,  l’Intelligenza artificiale (IA) stenta a imporsi tra le aziende italiane. Nel 2024, solo l’11,4% delle imprese ha adottato questa tecnologia, un dato in crescita rispetto al 5,7% del 2021 ma ancora contenuto.

Nel frattempo, altri strumenti digitali più consolidati come il Cloud (44,4%), i pagamenti digitali (41,3%) e la cybersicurezza (41,2%) continuano a essere le priorità di investimento.

L’IA al centro dei piani futuri

Uno scenario più ottimistico si prospetta per i prossimi anni. Secondo uno studio condotto da Unioncamere e Dintec basato sui dati dell’Osservatorio Punti impresa digitale, l’IA sta guadagnando terreno come tecnologia strategica.

Tra il 2025 e il 2027, il 18,9% delle aziende prevede di integrare l’Intelligenza artificiale nei propri processi produttivi, rendendola una delle priorità principali nei piani di sviluppo tecnologico.

Sostenere l’innovazione digitale

Andrea Prete, presidente di Unioncamere, sottolinea l’importanza delle tecnologie digitali per stimolare la crescita economica e la competitività del sistema produttivo italiano. Attraverso i Punti impresa digitale (Pid), sono già state coinvolte oltre 750mila aziende, con l’obiettivo di superare quota un milione nei prossimi tre anni.

Il sistema camerale punta a rafforzare i legami con i centri di ricerca nazionali, creando un ecosistema in grado di connettere le imprese con le soluzioni tecnologiche più adatte alle loro esigenze.

L’IA è diffusa soprattutto al Centro-Nord

La diffusione dell’IA è caratterizzata da forti differenze geografiche. Le regioni del Centro-Nord, in particolare Lombardia, Piemonte, Lazio, Emilia Romagna e Veneto, rappresentano il 67,8% delle imprese che utilizzano l’IA. Tra le città, spiccano Milano, Roma e Torino.

Anche a livello settoriale si registrano squilibri: il 75,2% delle imprese che adottano questa tecnologia appartiene al comparto dei Servizi, con un’alta concentrazione nei Servizi di informazione e comunicazione (34,5%). In questi ambiti, l’IA viene impiegata soprattutto per la creazione di software e consulenze informatiche. Il settore manifatturiero e il commercio si attestano intorno al 10%, mentre l’agricoltura e le altre industrie restano marginali, con una quota inferiore al 3%.

Verso la trasformazione

Nonostante un’adozione ancora limitata, l’Intelligenza artificiale sta conquistando spazio nelle strategie aziendali. Con un impegno costante da parte delle istituzioni e una maggiore consapevolezza dei vantaggi offerti, l’IA ha il potenziale per trasformare il panorama imprenditoriale italiano.

Intelligenza artificiale e lavoro: l’impatto in Europa

Nonostante il progresso nella digitalizzazione, l’Europa si trova di fronte a sfide significative, tra cui le lacune nelle competenze digitali, che potrebbero ostacolare l’innovazione e lo sfruttamento delle nuove tecnologie.

In Europa, iniziative recenti, come la Strategia Apply AI e l’Iniziativa AI Factories della Commissione Europea, mirano a velocizzare l’adozione dell’Intelligenza artificiale attraverso i vari settori, migliorando le performance generali. Ma un report di LinkedIn sul futuro della competitività della UE, oltre a evidenziare i benefici che l’AI potrebbe apportare all’economia, sottolinea anche le lacune dei cittadini nelle competenze digitali.
Oltre il 40% degli europei, inclusi il 37% dei lavoratori, non possiede nemmeno competenze digitali di base. 

Talenti digitali +124% dal 2016, ma sono solo lo 0,41%

Nonostante al 42% degli europei manchino le competenze digitali di base, la ricerca di LinkedIn mostra come l’AI stia già influenzando significativamente il mercato del lavoro in Europa.
Si prevede infatti un aumento della necessità di competenze specializzate per sviluppare e implementare tecnologie AI, con un impatto notevole su diversi settori economici.

Di fatto, la percentuale di talenti AI è cresciuta del 124% dal 2016, ma resta una nicchia che riguarda solo lo 0,41% dei lavoratori. Inoltre, la tecnologia sta ridefinendo i ruoli lavorativi, spostando la domanda di compiti manuali verso attività che richiedono giudizio complesso, creatività e gestione.

Dalla semplice gestione dati al machine learning 

E mentre alcuni posti di lavoro sono a rischio di automatizzazione, altri stanno emergendo con nuove esigenze di competenze avanzate legate a questa tecnologia.
Ciò che prima era un semplice ruolo di gestione dati ora può richiedere competenze in machine learning per analizzare e interpretare efficacemente grandi quantità di informazioni. Le competenze AI specifiche sono infatti diventate altamente ricercate. Settori quali finanza, sanità e produzione stanno assistendo a una crescente necessità di professionisti in grado di sviluppare e gestire soluzioni basate su AI. La cui implementazione promette di migliorare la produttività grazie all’automazione di compiti e la riduzione di errori e tempi morti.

Inoltre, può facilitare l’innovazione aprendo nuove vie per la ricerca e lo sviluppo, prima considerate impraticabili a causa di limitazioni di tempo e risorse. Ma nonostante i benefici, la transizione verso un’economia guidata dall’AI presenta diverse sfide.

La formazione è la chiave di una transizione di successo

La sfida più urgente riguarda la riconversione e l’aggiornamento delle competenze dell’attuale forza lavoro. pertanto, le politiche di aggiornamento professionale diventano essenziali per formare i lavoratori esistenti. Ma le disparità in termini di accesso alla formazione, se non gestite adeguatamente, aggravano le disuguaglianze sociali ed economiche,.

Per navigare con successo questa transizione, le politiche pubbliche e le strategie aziendali devono concentrarsi su formazione continua, supporto alla ricollocazione e sviluppo di competenze future-proof.
Solo attraverso un impegno congiunto tra governi, industrie e istituzioni educative si può garantire l’accesso generale ai benefici dell’AI, per un futuro del lavoro resiliente e inclusivo.

Nuovi fondi per la ricerca e lo sviluppo industriale

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha approvato un decreto che segna un passo importante per la promozione della ricerca industriale e dello sviluppo sperimentale nel nostro Paese. Questo provvedimento si inserisce nel Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-2027, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo di tecnologie avanzate e ridurre la dipendenza strategica dell’Unione Europea da fornitori esterni, salvaguardando al contempo il mercato interno.

Investimenti per il Sud Italia

Il decreto prevede uno stanziamento di 400 milioni di euro destinati a finanziare progetti di ricerca e sviluppo nelle regioni del Mezzogiorno: Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. I programmi dovranno essere in linea con le priorità tecnologiche stabilite dal regolamento UE n. 2024/795, che ha istituito la piattaforma per le tecnologie strategiche per l’Europa (STEP).

Priorità alle piccole e medie imprese

La misura riserva particolare attenzione alle piccole e medie imprese (PMI) e ai network di imprese, cui è destinato il 60% delle risorse. Questa scelta mira a incentivare una partecipazione più ampia e inclusiva, stimolando collaborazioni tra PMI e altre realtà industriali, con il coinvolgimento di organismi di ricerca esclusivamente come supporto tecnico e scientifico.

Accesso ai fondi e modalità di finanziamento

Le imprese interessate, indipendentemente dalla loro dimensione, possono accedere ai fondi se hanno almeno due bilanci approvati al momento della domanda. L’agevolazione si traduce in finanziamenti agevolati che coprono fino al 50% delle spese ammissibili, con contributi a fondo perduto variabili in base alla dimensione aziendale.

Le piccole imprese possono beneficiare di un contributo diretto pari al 35% dei costi, le medie imprese del 30%, mentre per le grandi imprese la quota è del 25%.

Un iter ancora in divenire

Le modalità operative e i termini per la presentazione delle domande saranno definiti con successivi provvedimenti direttoriali, che forniranno anche gli schemi necessari per accedere alle agevolazioni. La gestione dei fondi sarà affidata a Mediocredito Centrale S.p.A., consolidando l’impegno per rafforzare la capacità produttiva e innovativa delle regioni del Sud Italia.

Questo investimento, oltre a sostenere lo sviluppo tecnologico, punta a stimolare la crescita economica e a colmare il divario territoriale, contribuendo alla competitività del Paese nel panorama europeo.

AI: bocciata dai creativi, ma promossa dai giovani

Gli artisti italiani, e più in generale, chi si occupa di cultura e creatività, bocciano l’Intelligenza artificiale. Solo il 15% crede che l’AI avrà un’influenza positiva nel mondo della musica, il 27% nel cinema, il 15% nei libri e il 12% nelle opere teatrali. Al contrario, tra i giovani e chi utilizza questa tecnologia in maniera più intensa il giudizio espresso è migliore.

Sono alcune evidenze contenute nel XV Rapporto Civita, intitolato ‘Next Gen AI. Opportunità e lati oscuri dell’Intelligenza artificiale nel mondo culturale e creativo’, edito da Marsilio Editore con il sostegno di Igt e Siae e la collaborazione con l’Istituto di ricerca Swg.
All’interno del Rapporto sono presenti due indagini che fotografano opinioni, sentimenti e previsioni sul futuro dell’AI. La prima è stata condotta su 4.700 creativi iscritti alla Siae, l’altra su un campione rappresentativo di 1500 giovani italiani fra 18 e 34 anni.

GenAI: ancora poco usata dagli artisti

Se paura e tristezza sono le prime emozioni che i creativi associano all’Intelligenza artificiale, circa la metà di loro dichiara di avere usato strumenti di AI, ma solo uno su 3 ha sperimentato direttamente sistemi di AI generativa. Quanto alla tutela del diritto d’autore, 9 creativi su 10 sono molto o abbastanza d’accordo sul fatto che l’Italia dovrebbe tutelare la voce degli artisti, in modo da evitarne la clonazione.

Il 62% dei giovani, invece, pensa che l’AI avrà un’influenza positiva nella gestione di trasporti e spostamenti, il 57% nella cura della salute e il 56% in studio e formazione.
Ma per il 39%, avrà un’influenza negativa nelle relazioni interpersonali. 

Serve un quadro normativo uniforme a livello internazionale

Nel complesso, la maggioranza del campione intervistato dichiara di avere familiarità con gli strumenti e le tecnologie basate sull’Intelligenza artificiale, per averle utilizzate personalmente o anche solo per averne sentito parlare.

Tuttavia, la comprensione delle caratteristiche proprie di queste tecnologie è decisamente più limitata, con meno del 10% del campione che sostiene di averne una conoscenza approfondita.
Il 70% dei giovani ritiene poi che le istituzioni nazionali dovrebbero muoversi sulla scia degli organismi internazionali, per garantire un quadro normativo uniforme dell’AI nei diversi Paesi.

“Rispettare la creatività umana e promuovere un uso sostenibile e inclusivo dell’innovazione tecnologica”

“L’adozione di tecnologie di Intelligenza artificiale generativa dovrebbe avvenire nel rispetto di principi etici e normativi condivisi – ha affermato Simonetta Giordani, segretaria generale di Associazione Civita, come riporta Ansa -. È fondamentale bilanciare le potenzialità creative di questi strumenti con il rispetto della creatività umana, promuovendo un uso sostenibile e inclusivo dell’innovazione tecnologica”.

Lo Spam prende di mira 9 italiani su 10. Più utilizzata l’e-mail, ma sul cellulare da più fastidio

Secondo i dati emersi da una ricerca sul fenomeno dello spam, condotta in Italia da Human Highway a novembre 2024, il 43% degli italiani riceve diverse chiamate indesiderate ogni settimana, e un altro 47%, una volta alla settimana.
In termini di frequenza, è l’e-mail il mezzo più incriminato, e per il 34% degli italiani, il più fastidioso. Quasi il 50% degli intervistati riceve molto frequentemente e-mail indesiderate, e un altro 38% in modo più sporadico.

Sebbene la posta elettronica sia la più utilizzata dagli spammer, è il telefono cellulare quello che ‘soffre’ di più.
Insomma, lo spam è un fenomeno che ha assunto dimensioni imponenti, tanto che in Italia ‘colpisce’  9 persone su 10. 

Donne e over 45 le categorie più infastidite

Sebbene le ‘vittime’ di spamming riportino alcune differenze in termini di impatto e cambiamento dei comportamenti, a seconda del mezzo ‘preso di mira’, sono 22 milioni gli italiani che attribuiscono il livello massimo di fastidio a chiamate e SMS invadenti.

E se donne e over 45 sono le categorie più infastidite dal fenomeno, il Nord Italia è la zona più insofferente.
Ma cosa fanno gli italiani per proteggersi?

Oltre 8 milioni hanno smesso di rispondere a chiamate da sconosciuti

Venti milioni di italiani adottano strategie per limitare il fastidio delle chiamate indesiderate, tra cui silenziare la suoneria per numeri sconosciuti, bloccare i numeri da cui provengono chiamate non desiderate, oppure, non rispondere immediatamente e richiamare in seguito.

Più di 8 milioni, invece, non rispondono più al telefono se non riconoscono il numero.
Solo una minoranza, circa 3,4 milioni di italiani, non ha cambiato le proprie abitudini limitandosi a segnalare la pervasività e l’impatto di questo fenomeno.

Alle origini del fenomeno

La parola ‘spam’ è l’acronimo ottenuto dalla contrazione dei termini anglosassoni ‘spiced’ e ‘ham’ (prosciutto speziato). Originariamente, indicava un marchio di carne in scatola dal costo contenuto e di bassa qualità.
Reso celebre nel 1970 da uno sketch televisivo del gruppo comico inglese Monty Python, il termine ‘spam’ iniziò a essere associato a qualcosa di fastidioso, eccessivo, ossessivo.

Quanto alla sua accezione di e-email indesiderata, pare che il primo spam sia stato inviato il 1º maggio 1978 dalla DEC (Digital Equipment Corporation) a tutti i destinatari ARPAnet della costa ovest degli USA (alcune centinaia di persone) al fine di pubblicizzare un nuovo prodotto.
Ma uno dei primi mass mailing di spamming ‘volontario’ fu inviato nel 1994 da uno studio legale statunitense sulla rete Usenet, segnando l’inizio vero e proprio dello spam commerciale.