Ibc, l’associazione industrie beni di consumo, promuove un ciclo di seminari sulla digitalizzazione al servizio delle Pmi. Con i recenti dati dell’inflazione in calo, la competitività delle industrie di beni di consumo è un fattore di particolare rilevanza dal punto di vista economico.
All’associazione fanno riferimento oltre 35mila industrie che producono beni di consumo, realtà italiane ed estere, operanti nei settori alimentare e non alimentare, che generano complessivamente un giro d’affari di 500 miliardi, e occupano in Italia oltre 1,1 milioni di persone.
L’obiettivo dei seminari è “coinvolgere, informare, formare le industrie associate – afferma il presidente dell’associazione, Flavio Ferretti -, così da incoraggiare l’adozione di soluzioni concrete per ridurre i costi operativi, migliorare la produttività e rafforzare la competitività sul mercato interno ed internazionale del tessuto industriale italiano”.
“Fornire strumenti adeguati al tessuto imprenditoriale”
Le Pmi rappresentano circa il 90% del tessuto imprenditoriale italiano, l’ossatura cardine in tutti i settori dell’economia italiana. Un tessuto, che per restare competitivo ha bisogno di aggiornarsi, adottando processi di digitalizzazione ed efficienza logistica.
“È necessario quindi fornire degli strumenti adeguati al tessuto imprenditoriale, ma alla volontà devono seguire i fatti – sottolinea Ferretti -. L’intenzione delle aziende di investire su queste tematiche esiste, ma poiché si tratta di realtà composte da poco personale, mancano tempi e competenze. La trasformazione digitale va affrontata, è urgente per tutte quelle piccole e medie imprese che hanno l’obiettivo di recuperare competitività”.
“Un mercato di alti prezzi e alti margini, ma bassi profitti”
“Questa sfida che passa da competenze, investimenti e piani a medio lungo termine, è fondamentale per garantire competitività e apertura verso nuovi mercati”, aggiunge il presidente di Piccola Industria Assolombarda, Mattia Macellari.
“Per le Pmi italiane c’è bisogno di colmare gap ultradecennali, perché le inefficienze e gli alti costi in filiera determinano un mercato fatto di alti prezzi e alti margini, ma bassi profitti – conferma Andrea Ausili, Cio di Gs1 Italy -. Una trasformazione digitale, l’adozione di regole e linguaggi comuni non è più rimandabile nel contesto odierno. Le sfide e le opportunità che la tecnologia ci mette a disposizione possono essere colte solo se sono stati assolti compiti e processi di base, che necessariamente devono essere consolidati prima di sviluppare nuove tecnologie”.
“Servono un sistema integrato e una strategia IT di lungo termine”
Uno dei problemi che affligge il tessuto delle Pmi italiane è la mancanza di comunicazione tra le aree aziendali, riporta Adnkronos. Per questo, “serve un sistema integrato che affronti le necessità delle varie aree di business e una strategia IT di lungo termine”, aggiunge Pierpaolo Mamone, consumer products sector leader di Deloitte.
Secondo Mamone, il tema da affrontare è quello dei dati che devono essere accessibili, accurati e completi. I dati sono “Il petrolio del futuro – continua Mamone -, hanno attributi fondamentali dai quali non si può prescindere e che richiedono investimenti”.