Effetti collaterali del Coronavirus: in mezza Italia forti cali nelle connessioni Internet via smartphone

Molti italiani se ne saranno accorti sulla propria pelle, o meglio sulla propria connessione da smartphone: durante il lockdown la velocità di Internet è precipitata in numerose aree. A confermare questa sensazione, che è invece realtà, arriva il rapporto mensile di OpenSignal sullo stato delle connessioni nel nostro paese, coincidente con l’inizio del periodo di lockdown. Lo scenario che emerge è che l’Italia è spaccata a metà, con cali della tenuta della rete molto più accentuati fuori dalle grandi aree urbane.

Calo di velocità medio del 7,2%

Stando alle rilevazioni contenute nel rapporto relativo a marzo 2020, le velocità di download da smartphone sono diminuite in media del 7,2% nelle aree urbane, molto meno che nelle aree suburbane o rurali dove è stato rilevato un down rispettivamente del 12,2 e 13,7%. Per la classificazione del territorio, OpenSignal si è basata sul grado di urbanizzazione fornito dall’Istat, che raggruppa tutti i comuni italiani in tre tipi di aree: scarsamente popolate (zone rurali), densità intermedia (città, periferie e piccole aree urbane) e densamente popolate (città e grandi aree urbane), insieme alla suddivisione geografica per macro regioni  (centro, isole, nord est, nord ovest e sud). I dati evidenziano che nel nord est i cali sono stati contenuti, pari a circa il -2,6%, mentre il resto delle altre regioni c’è stato un abbassamento del 10%. Nelle zone suburbane si è registrata una variazione negativa pari a circa il 10% in almeno 4 delle 5 macro regioni, con il dato negativo più importante nelle isole. Stessa cosa al sud Italia in cui è stato registrato un calo del 13,2% passando da 22,2 Mbps a 19,2 Mbps, mentre le regioni del nord ovest sono passate da 27,1 Mbps a 23,7 Mbps, pari ad un calo del 12,6%. Più sensibile il calo nelle isole: OpenSignal riferisce di rallentamenti della velocità fino al 22,3% rispetto a febbraio.

Colpa di smartworking e didattica a distanza?

Appare pressoché certo che l’istituzione di una zona rossa a tutta l’Italia possa aver contribuito alle difficoltà di connessione. Gli analisti spiegano che i cali possano attribuirsi alla congestione della rete, dovuta all’altissimo numero di dispositivi collegati sia per lo smartwork sia per la didattica a distanza, due fenomeni esplosi proprio a marzo. In questo scenario c’è anche un aspetto positivo: gli operatori italiani hanno saputo “tenere botta” fornendo un servizio giudicato sempre al di sopra della sufficienza. Una prova superata, quindi, in una situazione inimmaginabile e mai sperimentata prima.

Zoom Fatigue, c’è già l’effetto collaterale delle videoconferenze

Un surplus di videoconferenze può portare a una serie di disturbi reali: si tratta di una vera e propria forma di affaticamento dovuta a un eccesso di attenzione alle parole più che alla comunicazione non verbale. Un fenomeno che ha già un nome, Zoom Fatigue, riferendosi alla app più famosa del momento per riunioni e meeting. Certo, meno male che ci sono queste soluzioni tecnologiche per svolgere incontri, lezioni e briefing a distanza, in un periodo in cui le relazioni interpersonali fisiche sono pressoché impossibili. Però, anche questa comodità ha un effetto collaterale.

Osservare troppo affatica il cervello

Come riporta un articolo apparso sulla versione internazionale del National Geographic, strumenti come questi sottraggono alle conversazioni con altre persone molto dell’aspetto non verbale, ‘costringendo’ a prestare fin troppa attenzione alle parole. “Stiamo sperimentando un sovraccarico di messaggi non verbali”, ha commentato Jeremy Bailenson, direttore del Virtual Human Interaction Lab della Stanford University. 

Bailenson ha spiegato che la videochat rovescia le norme dell’interazione sociale: “Il comportamento che di norma riserviamo alle nostre relazioni più strette, come guardarsi negli occhi per lungo tempo e osservare il volto dell’altro da vicino, è diventato improvvisamente il modo in cui interagiamo con conoscenze casuali, colleghi e persino sconosciuti”. Ad esempio, quando partecipiamo a una riunione in videochat con altre otto persone, per tutto il tempo stiamo costantemente a osservare questi otto individui: una modalità che non seguiremmo durante una riunione in una normale sala meeting. Inoltre, con così tante piccole caselle da guardare, la visualizzazione della galleria Zoom rende difficile concentrarsi veramente su una sola persona. Tutti quegli stimoli possono essere faticosi, se non stressanti, per il cervello.

L’importanza dei segnali non verbali

Lo stesso vale per la mancanza di segnali non verbali, come il linguaggio del corpo. Quando si conversa con qualcuno di persona, si notano – anche inconsciamente –  aspetti come la postura, i gesti e i suoni del respiro. Quando questi segnali non ci sono o sono più difficili da cogliere, il cervello deve lavorare di più per comunicare correttamente. Andrew Franklin, esperto di Cyber ​​Psicologia presso la Virginia Norfolk State University, ha commentato: “Per chi è veramente dipendente da questi segni non verbali, può essere un grosso problema non averli”. Insomma, la videoconferenza può non essere la soluzione giusta per tutti. Però, in alcuni casi è un toccasana: come per chi soffre di problemi dello spettro autistico, che può preferire le riunioni online a quelle di persona perchè si genera meno confusione e parla una persona alla volta.

Fake news, aumentano ancora quelle sul coronavirus. Ma gli utenti sono più consapevoli

L’emergenza legata al Covid-19 – oltre a tutti gli effetti ben noti sulle nostre vite – ne ha provocato uno singolare: il sensibile aumento delle fake news relative a questo delicato argomento. Lo rivela l’Agcom, Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, nel secondo numero del suo Osservatorio sulla disinformazione online – Speciale Coronavirus. Ad aprile, l’attenzione attribuita dalle fonti di disinformazione al coronavirus rimane elevata (37% del totale, nella settimana dal 13 al 19 aprile), pur attestandosi su valori inferiori rispetto a quelli registrati tra il 10 e il 20 marzo. Un trend decrescente si osserva anche per l’offerta di informazione, mentre torna ad aumentare l’incidenza della disinformazione sul totale delle notizie online relative al coronavirus (con un valore compreso tra il 5% e il 6%). Questo ultimo dato significa che le fake news continuano a rappresentare una percentuale significativa del monte totale delle notizie.

Complotti e teorie

Lo studio ha analizzato il contenuto testuale di tutti gli articoli di disinformazione sul coronavirus, mettendo in luce l’emergere di alcune narrazioni prevalenti sull’epidemia, quali i rischi, le teorie complottiste e la cronaca, imperniate su una comunicazione basata sull’utilizzo ricorrente di termini scelti proprio per smuovere le emozioni negative. Gli utenti, però, sembrano aver acquisito una maggiore consapevolezza in merito. Così, dopo aver raggiunto valori molto elevati nelle settimane più critiche dell’emergenza, si registra una diminuzione delle ricerche effettuate in rete sul coronavirus, così come delle interazioni dei cittadini sui social con i contenuti inerenti all’argomento. Scende anche il tempo speso nella visione di video online sul tema.

Crescita dell’informazione online

In linea generale, durante l’epidemia, in Europa si riscontra un’impennata dei consumi dei servizi di comunicazione online. Nelle settimane dell’emergenza, l’Italia è il Paese che mostra i tassi di crescita più elevati sia per la fruizione di informazione online, sia per l’utilizzo di social network e siti e app di messaggistica. C’è un altro fenomeno decisamente preoccupante, sempre legato al virus, che riguarda l’Europa a livello globale. Nei primi mesi del 2020 si rileva un notevole incremento di minacce e attacchi informatici, molti dei quali fanno leva sull’aspetto socio-psicologico della pandemia in atto. In particolare, dall’inizio dell’anno, sono “nati” ben 16.000 nuovi domini internet legati al Covid-19: se la maggior parte di questi hanno finalità pulite, un ragguardevole 20% di questi siti ha invece scopi fraudolenti. Così, oltre che con il virus naturale, ci troviamo a combattere anche con i virus informatici.

Lockdown, boom per console e accessori per il gaming

La diffusione del Covid-19 sta costringendo da diverse settimane gli italiani a rimanere in casa. E da quanto emerge dalle ricerche GfK questo sta portando a una maggiore fruizione di contenuti legati all’intrattenimento. In particolare, il tempo dedicato al gaming online, su mobile e su pc, è cresciuto del 9%. In molti stanno approfittando della situazione anche per acquistare nuovi dispositivi per giocare in casa. Nel periodo compreso dal 2 al 29 marzo 2020 GfK ha registrato un picco di vendite del comparto gaming, e gli accessori per console, come i gamepad, i gaming seats, e gli stearing wheel. Positivo anche il trend dei pc portatili per il gaming, che crescono di oltre il 30% rispetto all’anno precedente. 

La vendita delle console sale del 67%, +31% pc portatili

Più in particolare, in Italia durante il periodo del lockdown le vendite di console sono aumentate del 67%, quelle dei gamepad, i controller per videogiochi, registrano una crescita del 24% a valore, i gaming seats, le sedie e poltrone per il gaming, del 478%,  e  i volanti per il gaming (stearing wheel) del 104%, riporta Corriere Comunicazioni. E se tra il 21 febbraio e il 22 marzo c’è stato un incremento del 9% del tempo dedicato al gaming online è dal 2 marzo che si registra la maggiore impennata. Secondo GfK è molto positivo anche il trend dei pc portatili per il gaming, con una crescita delle vendite, rispetto allo stesso periodo del 2019, del 20% a valore e del 31% a unità.

“Il digitale diventa un alleato per interagire in maniera attiva nonostante l’isolamento”

Nei giorni scorsi la società di analisi ha anche fatto il punto in merito all’uso del digitale da parte degli italiani. “Se la tv e altri mezzi tradizionali consentono di rompere l’isolamento informativo e di intrattenimento classico – sottolinea GfK – il digitale diventa un alleato per interagire in maniera attiva nella condizione senza precedenti di isolamento in casa che stanno vivendo gli italiani”.

Complessivamente, nota GfK, il tempo dedicato agli strumenti digitali è cresciuto del 7%. A fare da traino l’esigenza informativa, specialmente nella prima fase dell’emergenza sanitaria, con una crescita del 45% del tempo dedicato ai siti di informazione quotidiana.

Social network +31%, streaming e on demand +13%

Aumenta in maniera esponenziale anche il tempo dedicato a tutte quelle attività che si scontrano con i limiti imposti dai decreti, come fare la spesa online (124% il tempo di navigazione sui siti della Gdo), ma anche coltivare le proprie relazioni sociali a distanza (+31% l’utilizzo dei social network). Anche l’intrattenimento online sta vivendo una forte espansione, con una crescita del 13% degli streaming video e musicali, incluse le piattaforme video on demand.

Tecnologia, come sono cambiate le abitudini digitali durate la quarantena

La ormai lunga quarantena imposta agli italiani dall’emergenza sanitaria “ha determinato un mutamento nella percezione dell’utilità della tecnologia e anche delle abitudini della popolazione mondiale”, sottolinea l’esperto di social media Vincenzo Cosenza in un’analisi pubblicata sul suo blog vincos.it. In particolare, l’esperto evidenzia sei diverse tipologie di servizi legati al mondo tech che hanno registrato un autentico exploit durante il lockdown. Si tratta di e-commerce, informazione, lavoro e scuola, intrattenimento, social, messaggistica. Un altro dato interessante è che la fruizione digital, probabilmente per il fatto che si sta quasi tutti a casa, ha registrato un sensibile calo attraverso il mobile a favore della navigazione in rete da desktop, che invece segna un deciso aumento.

Chi sale: su social, messaggistica e videochiamate

“A marzo – scrive l’esperto – Facebook ha fatto registrare 41 milioni di accessi unici da desktop (+43% su febbraio). Cresce anche Twitch, il sito di giochi in streaming, che totalizza 25 milioni di visite (+25%). L’app più scaricata è stata TikTok (oltre 1,6 milioni di volte, +50%) seguita da Instagram (oltre 1,1 milioni)”. Anche se confinati nelle loro case, gli italiani non rinunciano però ai rapporti sociali e a “chiacchierare”, seppur a distanza, con amici e parenti. Non sorprende che in queste settimane la chat preferita dagli italiani si confermi WhatsApp, unica a crescere in termini di tempo di utilizzo (55 minuti a persona). La chat più scaricata è Messenger (1,6 milioni di download a marzo), seguita da Telegram (1,5 milioni). Tra le principali novità del mese di marzo spicca sicuramente il debutto di Houseparty con 1 milione di download e una crescita di utenti giornalieri dell’8000%. Un gran numero di nostri connazionali si è avvicinato per la prima volta ad alcuni servizi digitali: ad esempio, riporta l’analisi, il 57% ha usato per la prima volta tool per la scuola da remoto e il 42% le videoconferenze per uso professionale (dato più alto rispetto a quello di Francia e Germania). Ma è alta anche la percentuale di chi, in questa situazione, si è avvicinato a corsi on line per tenere in forma sia il corpo sia la mente (rispettivamente 38% e 22%). Sul fronte dell’intrattenimento, Youtube stacca e di molto tutte le altre piattaforme simili.

Videoconferenze, le app più scaricate

L’app per videoconferenze più scaricata dagli italiani è Zoom (oltre 2,3 milioni di volte) anche quella che ha subito il maggiore incremento di utenti giornalieri insieme a Hangouts Meet. Ma la più utilizzata dagli italiani resta Skype, usata quotidianamente da oltre 300.000 utenti Android, seguita da Zoom (120.000). L’esperto prefigura anche uno scenario di cosa accadrà quando potremo man mano ritornare alla nostra vita normale: “l’utilizzo di molti servizi si attenuerà, ma alcune abitudini rimarranno perché l’ostacolo psicologico all’utilizzo è stato rimosso, anche se forzatamente”.   

Caffè, altro che crisi: crescono domanda e prezzi all’ingrosso

Ci sono beni di prima necessità, in questo particolare momento storico, che per i consumatori sono più “essenziali” di altri. Molto più del petrolio, solo per fare un esempio. Stiamo parlando del caffè, una materia prima che, da quando è iniziata l’emergenza sanitaria legata al coronavrius, ha visto schizzare i suoi prezzi verso l’alto. Insomma, le persone sono disposte a rimanere chiuse in casa, a compiere sacrifici, a rinunciare a molte delle loro abitudini, ma non all’amato espresso. Il caffè, qualsiasi cosa accada, non si tocca e continua a profumare le case di tutto il mondo.

Prezzi dell’arabica aumentati del 20%

Rispetto allo scorso febbraio, il prezzo del caffè all’ingrosso ha registrato aumenti del 20% (sulla qualità arabica al mercato di New York), mentre altri beni ritenuto essenziali – come il petrolio appunto – hanno invece visto crolli del 40%. La notizia è stata riportata dal Financial Times, che segnala anche qualche criticità. Infatti nel prossimo futuro potrebbero presentarsi problemi alle forniture, anche perché si stanno assottigliando le scorte, all’avvicinarsi dei raccolti chiave da parte dei grandi produttori latino americani. Il rischio che i raccolti, e di conseguenza le forniture del caffè, non siano sufficienti è in gran parte dovuto al fatto che i prezzi bassi degli ultimi due anni hanno provocato l’abbandono di diverse piantagioni.

In America Latina coltivatori previdenti

Non mancano però notizie più rassicuranti: nella pandemia che stiamo vivendo, il caffè conserva dei margini di sicurezza. La maggior parte dei coltivatori in America Latina, infatti, lavorava già in una sorta di “autoisolamento” di fatto, operando in località lontane dagli affollamenti urbani. I coltivatori sono così in grado di continuare la produzione anche in settimane di lockdown e di misure di di contenimento del virus.

La domanda di caffè continuerà a tenere?

Un altro quesito, sotto la lente degli analisti finanziari, è la tenuta nel tempo della domanda di caffè. Le analisi sono riferite al mercato statunitense, ma probabilmente le valutazioni sono valide in tutti i paesi occidentali: a marzo 2020, negli Usa, le vendite di caffè confezionato hanno segnato un balzo di oltre il 70%. Però, secondo gli esperti, la domanda totale probabilmente calerà dato che i consumi domestici non compenseranno totalmente il calo di quelli legati alla chiusura di ristoranti e bar. In ogni caso, l’indicazione che arriva dal mercato è forte e chiara: alle persone si può anche togliere la libertà, ma il caffè proprio no.

Smart working, che risparmio: di soldi, di tempo, di aria

Lavorare da casa, una pratica ormai condivisa dalla gran parte degli italiani, è una strategia non solo funzionale alla situazione che stiamo vivendo a seguito dell’emergenza sanitaria, ma anche un’inaspettata fonte di “risparmio”. Proprio così: dall’inizio del lockdown, la quarantena che ha rivoluzionato le modalità di lavoro tradizionale, con lo smart working gli italiani hanno complessivamente risparmiato più di 100mila euro, accumulato oltre 10mila ore di tempo libero e non emesso in atmosfera oltre 60 tonnellate di Co2. Mai come in questo caso, si potrebbe riprendere un antico detto: “far di necessità virtù”.

Il calcolo sui chilometri che non sono stati percorsi

I dati sono stati calcolati e diffusi da #ColleghiAmoilLavoro, la piattaforma che permette di quantificare gli effetti del lavoro a distanza ideata da Jojob, servizio che offre alle aziende lo strumento completo di welfare aziendale dal punto di vista della mobilità. Attraverso questo semplice sistema, i lavoratori possono certificare velocemente e in poche mosse le giornate trascorse in smart working. In estrema sintesi, in questo modo è possibile quantificare il risparmio di tempo generato dal lavoro da casa, oltre a quello economico e ambientale, poiché i lavoratori non devono prendere la macchina o i mezzi pubblici per recarsi in ufficio o in azienda. Il sistema quindi calcola il risparmio di tempo, ambientale ed economico sulla base dei chilometri che non sono stati percorsi.

Il tempo, la risorsa più preziosa

Se i 100mila euro non fossero abbastanza, c’è un ulteriore risparmio ancor più significativo: è quello riferito al tempo. Tempo che, per tutti noi, in condizioni normali non basta mai. “I minuti, le ore che generalmente passiamo nel traffico diventano tempo prezioso per sé e per la propria famiglia. Abbiamo attivato la piattaforma non appena scattato il lockdown e in migliaia hanno aderito. Se consideriamo che in media un italiano su 4 trascorre circa un’ora e mezza al giorno per recarsi sul posto di lavoro e fare ritorno a casa, con lo smart working abbiamo calcolato che gli italiani hanno guadagnato complessivamente 3 anni e mezzo di ferie” ha dichiarato Gerard Albertengo, ceo di Jojob. Anche quando l’emergenza sarà conclusa, il lavoro da remoto – prima troppo poco praticato dalle aziende italiane – potrebbe diventare una modalità diffusa e condivisa dalle imprese. E i dati relativi ai tanti vantaggi dello smart working, sia economici sia ambientali, potrebbero dare una spinta ulteriore a nuove forme di lavoro a distanza.

Imprese e autonomi, scadenze fiscali rinviate e facilitazioni per ripartire

Dare la possibilità a piccole e medie aziende e lavoratori autonomi di tirare un po’ il fiato, evitando di aggiungere preoccupazioni – come i versamenti fiscali – alle tante ansie legate alla salute. Ci sono molti rinvii e diverse facilitazioni per l’imprenditoria nel decreto imprese, circa quaranta voci, che vanno dalle garanzie agli acconti light fino alle misure per evitare i fallimenti.

Iva e ritenute sospese per due mesi

Anche per aprile e maggio è previsto lo stop ai versamenti di Iva e ritenute: la misura riguarda tutte le attività che abbiano subito perdite a marzo del 33% (entro i 50 milioni di ricavi) o del 50% (sopra i 50 milioni). Esiste anche una proroga di altri due mesi dello stop al versamento delle ritenute per autonomi e partite Iva con giro d’affari entro i 400mila euro.

Acconti leggeri e dichiarazione a distanza

Ancora, riporta l’Ansa, il decreto afferma che chi fa l’autoliquidazione potrà versare acconti ridotti in base alle previsioni dell’andamento reale dei propri conti nel 2020, senza incorrere sanzioni o multe se paga almeno l’80% dell’importo che bisognerà poi effettivamente riconoscere. Più facile anche occuparsi della dichiarazione dei redditi, pure a distanza: non serve andare dal commercialista a consegnare la delega per la dichiarazione precompilata. Sarà sufficiente stamparla, firmarla e mandare la foto al professionista o, in alternativa, un video o un messaggio di posta elettronica con l’autorizzazione.

“Ombrello” per congelare i fallimenti

Il decreto contempla misure per proteggere le imprese “dal rischio liquidazione o fallimento, dalla revisione temporanea delle regole per scrivere i bilanci alla disattivazione delle cause di scioglimento societario per riduzione o perdita del capitale sociale”. Favorito il coinvolgimento dei soci nell’accrescimento dei flussi di finanziamento verso la società. Sono previste anche misure per sottrarre le imprese all’apertura del fallimento e alle altre procedure fondate sullo stato di insolvenza e a sterilizzare il periodo dell’emergenza ai fini del calcolo delle azioni a tutela dei creditori. L’entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, che doveva partire per metà agosto, slitta al primo settembre 2021.

Si allarga il Fondo di garanzia

Lo strumento del Fondo di garanzia viene esteso. Adesso negozianti, autonomi, professionisti e piccoli imprenditori (con aziende fino a 499 dipendenti) possono accedere a 25.000 euro “subito in automatico”, garantiti al 100% e senza preventivi controlli sul merito del credito. Per i prestiti fino a 800mila euro ci sarà sempre copertura al 100%, con il 90% garantito dallo Stato e la controgaranzia del 10% dei Confidi, tenendo conto della situazione finanziaria pre-crisi e non del modulo andamentale. Per le richieste fino a 5 milioni invece la garanzia sarà al 90%, sempre senza valutazione andamentale.

I viaggi dopo l’emergenza: gli italiani scelgono l’Italia

Certo, prima o poi torneremo a viaggiare. Ma come? Sicuramente nei prossimi mesi gli scenari saranno un po’ diversi da come li abbiamo lasciati prima dell’emergenza coronavirus e anche quale sarà la fisionomia della prossima estate, quella 2020, rimane per certi versi un concetto nebuloso. Però gli esperti del settore del travel – uno dei comparti maggiormente colpiti dagli effetti di virus e relativo lockdown – guardano avanti e si immaginano già dei possibili sviluppi. In estrema sintesi, quello che emerge è che viaggeremo in Italia e ci muoveremo preferibilmente in auto o in bicicletta per brevi periodi. Sarà un’estate “casalinga”, quindi, anche se nel senso migliore del termine.

Le prospettive delle associazioni di categoria

“Già dal mese di giugno si potranno vedere i primi segnali di ripartenza con i connazionali che cominceranno a muoversi all’interno del Belpaese” ha dichiarato all’Ansa Ivana Jelinic, presidente di Fiavet, la Federazione italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo. Per quanto riguarda il ritorno degli stranieri in Italia, dovremo attendere almeno l’estate inoltrata, se non il prossimo autunno. Nardo Filippetti, presidente di Astoi Confindustria Viaggi, l’associazione che rappresenta i tour operator italiani, prevede “una ripresa parziale delle attività tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno e un ritorno progressivo alla normalità solo nel 2021”. Insomma, seppur con cautela, la prossima estate segnerà l’inizio delle attività legate al mondo dei viaggi e delle vacanze.

Passione Italia

L’Italia resta la meta prediletta dagli italiani, soprattutto ora. Un sondaggio di Confturismo-Confcommercio, condotto tra il 18 e il 23 marzo, segnala che appena l’emergenza sanitaria finirà ci sarà un 83% di persone che sceglierà l’Italia per le sue vacanze, anche se il 16% teme di non avere una disponibilità economica sufficiente. “Sostenere il turismo adesso significa investire in un settore che mette in moto a sua volta altri consumi portando ossigeno all’economia dell’intero Paese” ha dichiarato il presidente Luca Patané. Tra le iniziative promosse per rilanciare il turismo interno c’è quella di Federalberghi, che ha chiesto al governo un incentivo per gli italiani che effettueranno le vacanze nel proprio Paese con l’istituzione di un fondo e la realizzazione di una campagna di promozione dell’Italia. La promozione del nostro Paese, nel frattempo, continua soprattutto sul digitale: come ha fatto il Touring Club con la sua “mappa della bellezza”, una guida interattiva alla scoperta di luoghi, paesaggi e itinerari, dalle città d’arte alle coste, dalla montagna ai borghi e ai cammini. Vacanze a “casa”, quindi, ma casa è e sarà l’Italia.

Quarantena e shopping on line: cosa comprano gli italiani su Amazon?

Chiusi in casa, è vero, ma non per questo disposti a rinunciare a proprio tutte le proprie passioni, né ai propri cibi o hobby preferiti. Tantomeno a mettere da parte la cura di sé e la protezione dei propri cari. Insomma, pure in emergenza da coronavirus gli italiani continuano a fare acquisti ma, viste le restrizioni, naturalmente si rivolgono alle piattaforme on line. Ecco perché Amazon, con la sua classifica dei dieci articoli top seller, è un realistico specchio dei tempi e dei consumi in modalità Covid-19, che aiuta a capire come i nostri connazionali trascorrono questa lunga quarantena. Si va dai libri per bambini alle tute da ginnastica, dalle mascherine (oggetto più desiderato del momento) agli articoli per parrucchieri e al saturimetro, gadget diventato quasi introvabile.

Leggere e bere il caffè

Sul più grande ecommerce del mondo si è registrato un exploit delle vendite di libri per bambini, ma anche di quelli che hanno a tema le epidemie, come ‘Spillover. L’evoluzione delle pandemie’ di David Quammen e ‘Cecità’ di José Saramago. Sul fronte alimentare, gli italiani non rinunciano all’amato espresso, e infatti volano le vendite di cialde e capsule per il caffè, così come le confezioni di tonno, la pasta e le salse di pomodoro.

Vestirsi sì, ma comodi

Anche in casa ci si veste, certo, ma non proprio con l’attenzione e la cura riservata a quando si va al lavoro. Insomma, vince la comodità più che l’eleganza: forse è questa la ragione che fa diventare dei top seller nella categoria abbigliamento le tute e i calzettoni da sport. Sorprendente è anche il successo che hanno le mantelle per i parrucchieri, evidentemente per potersi tagliare i capelli a casa.

Non si smette mai di giocare

I bambini sono sempre una priorità e pure la direzione degli acquisti on line lo conferma. Nei prodotti più venduti in casa e cucina spiccano pastelli, pennarelli, tubetti di tempera e colla glitterata, oltre agli album per disegno. Ma vengono messi nel carrello anche i giochi da tavolo e di società, come l’evergreen Risiko.

Protezione e salute

Nel settore elettronica i prodotti più acquistati sono Kindle, cuffie e fire stick, mentre in quello ‘Commercio, Industria e Scienza’ le prime dieci posizioni sono interamente occupate dalle mascherine chirurgiche. Tra gli oggetti di questa tipologia particolarmente desiderati, almeno stando agli ordini, ci sono anche il termometro laser digitale e il saturimetro da dito, un piccolo apparecchio che consente di valutare il livello di ossigenazione nel sangue.