Novità per la cybersecurity nazionale, istituito il CSIRT italiano

La cybersecurity italiana si evolve, e cambia architettura. Sulla Gazzetta Ufficiale è stato infatti pubblicato il decreto con le disposizioni sull’organizzazione e il funzionamento del Computer Security Incident Response Team – CSIRT italiano. In applicazione a quanto previsto dalla Direttiva Nis, ovvero il provvedimento che ha affrontato per la prima volta a livello europeo il tema della cybersecurity, definendo le misure necessarie a conseguire un elevato livello di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi, il nuovo decreto istituisce il Computer Security Incident Response Team presso il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Definire le procedure tecniche per la prevenzione e la gestione degli incidenti informatici

In pratica, secondo il Decreto, il compito del CSIRT è quello di definire le procedure tecniche per la prevenzione e la gestione degli incidenti informatici, riceverne le notifiche, fornire le informazioni per facilitare la gestione efficace dell’evento, e informare gli altri Stati membri dell’Ue eventualmente coinvolti dall’incidente. Oltre a ciò, il CSIRT ha l’obiettivo anche di garantire la collaborazione all’interno della rete CSIRT attraverso l’individuazione di forme di cooperazione appropriate, lo scambio di informazioni e la condivisione di best practices.

Si aggiunge un altro tassello importante dell’architettura nazionale cyber

Si compone quindi un altro tassello importante dell’Architettura Nazionale Cyber, riporta Askanews, che con la collocazione del CSIRT presso il Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza della Presidenza del Consiglio dei Ministri favorirà una più efficace gestione tecnica degli incidenti a livello nazionale e internazionale. Questo, grazie alle sinergie garantite dalle altre funzioni già assicurate dal Dipartimento in tale ambito, quali il punto di contatto unico nazionale NIS per la gestione operativa di incidenti transfrontalieri, il Nucleo per la Sicurezza Cibernetica (NSC) per la gestione operativa di incidenti che hanno un impatto sulla sicurezza nazionale. E le attivazioni che deriveranno dal cosiddetto Perimetro di sicurezza nazionale cibernetica.

Individuate le tempistiche per una piena operatività

Il decreto individua inoltre le tempistiche per una piena operatività del CSIRT. Entro 120 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il DIS, il Ministero dello Sviluppo Economico, e l’AgID sottoscriveranno appositi accordi per assicurare il trasferimento delle funzioni del CERT nazionale e del CERT-PA al CSIRT italiano. Che per lo svolgimento dei propri compiti si avvarrà dell’AgID ai sensi del decreto legislativo NIS. Le disposizioni del decreto istitutivo del CSIRT entreranno invece in vigore entro 180 giorni.

L’hi-tech indossabile vale 41 miliardi di dollari

Nel 2019 la spesa mondiale per smartwatch, auricolari e altri gadget hi-tech indossabili ammonterà a 41 miliardi di dollari. La cifra, stimata dagli analisti di Gartner, salirà a 52 miliardi nel 2020 e a 63 miliardi nel 2021. A trainare il mercato saranno gli smartwatch, per i quali quest’anno si spenderanno 17 miliardi di dollari. E se i marchi leader che detengono la fascia premium del mercato sono Apple Watch e Samsung Galaxy Watch, i prodotti più economici, “come quelli di Xiaomi e Huawei controbilanceranno gli smartphone costosi – spiega l’analista Ranjit Atwal -. Di conseguenza, il prezzo medio degli smartwatch diminuirà del 4,5% tra il 2020 e il 2021”.

Smartwatch, auricolari e visori sul podio dei più venduti

Dopo gli smartwatch al secondo posto tra gli indossabili più venduti ci sono gli auricolari e le cuffie smart, con 7,9 miliardi di spesa. Qui a dominare sono gli AirPods di Apple, seguiti dai Galaxy Buds di Samsung, gli AirDots di Xiaomi, i SoundSport di Bose e dalla new entry Amazon.

Al terzo posto invece si trovano i visori, con 7,2 miliardi di spesa, mentre fuori dal podio si piazzano gli sports watch (4,1 miliardi) e i bracciali da fitness (3,2 miliardi), due prodotti più a buon mercato rispetto agli smartwatch.

Chiude la classifica l’abbigliamento smart: tra scarpe e vestiti, la spesa in questa tipologia di dispositivi da polso nel 2019 si attesterà a 1,1 miliardi di dollari, riporta Ansa.

Nel 2020 aumenterà del 34% anche la spesa per l’acquisto degli indumenti smart

La spesa totale per l’acquisto di indossabili raggiungerà i 52 miliardi di dollari nel 2020, in crescita del 27% rispetto ai 41 miliardi previsti per l’anno in corso. In termini di valore al vertice si trovano quindi gli smartwatch (+34% nel 2020), e secondo le stime nel prossimo biennio sempre più utenti sostituiranno le smartband con uno smartwatch, anche in virtù della riduzione del prezzo medio dell’ultima tipologia di indossabili, che scenderà del -4,5% tra il 2020 e il 2021. Nel 2020 aumenterà del 34% anche la spesa per l’acquisto degli indumenti smart, destinati comunque a restare un prodotto più di nicchia almeno nei prossimi due anni. Come la giacca nata dalla collaborazione tra Google e Levi’s, che ben rappresenta la categoria.

Più precisione, miniaturizzazione e privacy faranno crescere la domanda

Se smartwatch e auricolari guideranno il settore in termini di volumi, rispettivamente con 86 e 70 milioni di unità consegnate entro il prossimo anno, più in generale Gartner individua tre elementi determinanti per la crescita della domanda di wearable nei prossimi anni. Il primo, scrive hdblog.it, è la maggiore precisione dei sensori integrati, il secondo il progresso sul fronte delle miniaturizzazione, che renderà sempre meno invasivo l’utilizzo di un dispositivo progettato per essere indossato, e il terzo gli accorgimenti introdotti per tutelare la privacy. Si tratta infatti di prodotti che possono raccogliere costantemente dati personali.

Partite Iva, nuove aperture a +5,7% nel terzo trimestre del 2019

Aumenta “l’esercito” delle Partite Iva italiane. Solo nell’ultimo trimestre del 2019, si è infatti registrato un aumento degli autonomi di ben il 5,7%. I dati sono il frutto dell’Osservatorio sulle partite IVA del Ministero delle Finanze. ,

Nel terzo trimestre del 2019 sono state aperte 101.498 nuove Partite Iva, che corrispondono a una crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno del 5,7%.

Chi apre la partita Iva

L’analisi mostra, in merito alla distribuzione per natura giuridica, che il 72,3% delle nuove aperture di Partita Iva è stato operato da persone fisiche, il 21,6% da società di capitali, il 3,2% da società di persone; la quota dei “non residenti” ed “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente il 2,5% del totale delle nuove aperture. In particolare, rispetto al primo trimestre del 2018, l’aumento più significativo si è avuto per quanto riguarda le persone fisiche (+8,3%). Il fenomeno è da attribuirsi soprattutto alle nuove adesioni al regime forfetario: nel periodo in esame 49.171 nuovi avvianti hanno aderito al regime (48,4% del totale delle nuove aperture), con un aumento del 30,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le forme societarie accusano invece un calo: -3,6% per le società di capitali e -4,9% per le società di persone. E’ interessante notare anche la crescita delle aperture da parte di soggetti non residenti (+44%), come già rilevato in altri trimestri, legato allo sviluppo della web economy.

Più aperture al Nord e nel commercio

Per ciò che concerne la distribuzione geografica, il 44,3% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22,1% al Centro e il 33,2% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente evidenzia che i principali incrementi di avviamenti sono avvenuti in Piemonte (+16,2%), in Lombardia (+11,5%) e in provincia di Bolzano (+11,2%). Le diminuzioni più consistenti in Valle d’Aosta (-19,7%), Calabria (-3,6%) e Sardegna (-3%).

In base alla classificazione per settore produttivo, il commercio registra il maggior numero di nuove Partite Iva con il 20,5% del totale, seguito dalle attività professionali (16,1%) e dalle costruzioni (9,2%). Rispetto al terzo trimestre del 2018, tra i settori principali i maggiori aumenti si segnalano nell’istruzione (+21,2%), nelle attività professionali (+16,2%) e nei servizi d’informazione (+13,6%). L’unico settore in flessione è la sanità (-5,8%).

Più uomini, giovani e cresce la quota degli stranieri

Tornando alle persone fisiche, l’ultimo Osservatorio mostra una sostanziale stabilità per quanto riguarda la ripartizione di genere: gli uomini rappresentano il 62,7%. Il 46% delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni, ma c’è anche una notevole quota –  il 32% – composta da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Infine, in base al Paese di nascita degli avvianti, si evidenzia che il 19,4% delle aperture è effettuato da una persona nata all’estero.

Dicembre 2019: via agli incentivi per decoder e smart tv

Già stanno entrando in numero sempre più consistente nelle case degli italiani e ora ci sarà un buon motivo in più per acquistare sistemi per smart tv e decoder, le ultime frontiere della fruizione televisiva. Infatti, dal prossimo dicembre, diventeranno effettivi gli incentivi fiscali destinati a chi compra questi apparecchi. La novità è stata confermata al Tavolo TV 4.0 al Ministero dello Sviluppo economico, presieduto dal Sottosegretario Mirella Liuzzi, con i rappresentanti delle autorità competenti in materia, gli operatori televisivi e le associazioni di categoria. Questa novità, insieme a un pacchetto di altre iniziative, sono state attivate dal Ministero per supportare la transizione del sistema radiotelevisivo verso la nuova tecnologia Dvb-T2. Come riporta adnkronos, si allarga così il ventaglio di vantaggi messo in campo dal Ministero per integrare il percorso già avviato lo scorso anno.

Gli interventi sul tavolo dei lavori

Gli addetti ai lavori, i tecnici e gli esponenti della politica si sono così confrontati su diversi temi: i criteri e le modalità di erogazione di indennizzo per le tv locali; il calendario di dettaglio della road map della prima fase dello spegnimento delle reti delle aree tecniche; i prossimi adempimenti di competenza dell’Agcom previsti dalla legge; i contenuti del decreto interministeriale Mise-Mef per l’erogazione dei contributi a favore dei cittadini per l’acquisto di smart tv e decoder di prossima pubblicazione; le prime iniziative da mettere in campo per comunicare ai cittadini il passaggio al Dvb-T2. E’ “fondamentale accompagnare la transizione del sistema radiotelevisivo al Dvb-T2 con opportune campagne e azioni informative coordinate dal Mise, per guidare i cittadini nel cambiamento tecnologico. A tal riguardo, abbiamo invitato gli operatori televisivi a presentare in tempi brevi una proposta per un piano di comunicazione condiviso e unitario” ha detto il Sottosegretario Liuzzi.

Allargare la platea dei cittadini ammessi a usufruire del contributo

Per quanto riguarda gli incentivi per chi acquista decoder e smart tv, questi saranno operativi da dicembre, con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. “E’ nostro obiettivo incrementare gli attuali 151 milioni di euro richiedendo un nuovo finanziamento della misura per allargare la platea dei cittadini ammessi ad usufruire del contributo” ha concluso Liuzzi. Il bonus sarà rappresentato da uno sconto, che dovrebbe avere una durata triennale, e che permetterà ai cittadini meno abbienti di accedere ai nuovi sistemi tv di ultima generazione.

Marte, prossima frontiera. Quali sono i programmi Nasa per arrivarci

Obiettivo Marte. Il Pianeta Rosso, infatti, è dove vogliono arrivare gli scienziati di tutto il mondo, portando l’umanità oltre i confini della Terra. Per far sì che questo progetto diventi realtà, la Nasa ha messo a punto degli speciali addestramenti e tecnologie inedite. La palestra ideale per prepararsi al viaggio è la Stazione Spaziale Internazionale. Con l’esperienza ventennale e una poche modifiche, la Iss si presta infatti al tirocinio per le missioni umane che andranno sul Pianeta Rosso negli anni 2030. Un team multidisciplinare guidato dalla chief scientist della Nasa Julie Robinson – informa Global Science, il quotidiano online dell’Agenzia spaziale italiana – ha individuato almeno 4 step che possono spianare il percorso della Nasa verso Marte.

Il viaggio verso il Pianeta Rosso in 4 step

Come primo passo, gli scienziati – scrive askanews – vorrebbero prolungare le missioni sulla Iss. Di norma, infatti, la permanenza degli gli astronauti sul laboratorio orbitante è di sei mesi: bisognerebbe prolungarla almeno fino a un anno. Questo perché gli astronauti dovrebbero “allenarsi” a vivere nello spazio per più tempo, perché un viaggio su Marte, con l’attuale tecnologia di propulsione, dura otto o nove mesi. Per la Nasa, bisogna estendere la permanenza sulla stazione spaziale per conoscere meglio gli effetti sulla salute del volo spaziale di lunga durata. Finora sono tre gli astronauti statunitensi che hanno smarcato questo obiettivo di permanenza, ma l’agenzia governativa vorrebbe arrivare a 10 astronauti nel programma. In seconda battuta, la Nasa vorrebbe “pilotare” pienamente il progetto. “Dobbiamo avere la nostra navicella”, ha dichiarato Robinson. Finché la Nasa dipenderà dalla capsula spaziale russa Soyuz per il trasporto degli astronauti sulla Iss, controllare il programma dell’equipaggio sarà complesso. Si attende quindi la disponibilità di un veicolo privato come SpaceX’s Crew Dragon e Boeing Cst-100 Starliner per verificare lo stato fisico e le capacità degli astronauti dopo un volo spaziale di lunga durata.

Gli ultimi due punti del piano d’azione

Prima di volare veramente su Marte, ci sarà bisogno di una maggiore autosufficienza: è proprio questo è il terzo step da affrontare, soprattutto per mettersi al riparo da eventuali emergenze che potrebbero verificarsi su un corpo celeste estraneo. Infine,  deve proseguire il programma di esplorazione lunare Artemis della Nasa, che sarà un trampolino di lancio per Marte. Con la presenza stabile dal 2028 nell’avamposto lunare orbitante Gateway, in costruzione dal 2022, si farà tesoro delle tecniche necessarie per fare rotta su Marte: è questo è il quarto e ultimo passo per aprire la strada verso un nuovo mondo.

Il food piace online: nove milioni gli italiani che fanno la spesa sul web

Sarà per la praticità del food delivery, sarà che è davvero comodo farsi consegnare la spesa a casa, fatto sta che per gli italiani il cibo si compra sempre più online. Il settore del Food&Grocery registra una delle più alte frequenze di acquisto, circa  7 volte in un anno: negli ultimi 12 mesi, infatti, un terzo degli eshopper italiani ha comprato online beni alimentari e bevande e il 72% degli ordini con consegna in un giorno nell’alimentare è rappresentato dal pasto a domicilio. A rendere note queste cifre è stato Netcomm Focus Ford, l’evento promosso da Netcomm in collaborazione con TuttoFood per esplorare gli ultimi trend e il panorama internazionale in ambito digital food.

Sul piatto 1,6 miliardi di euro 

Nel nostro Paese la crescita degli acquisti online nel food sembra sia inarrestabile. Oggi il comparto vale 1,6 miliardi di euro solo in Italia e registra un incremento del 42% rispetto allo scorso anno. Con questi numeri, si tratta del settore online che nel 2019 cresce con il ritmo più sostenuto, a fronte del +15% dell’e-commerce nel suo complesso. Tuttavia, nonostante la sua dinamicità, il Food&Grocery online ha una incidenza ancora marginale in Italia, pari al 5% sul totale e-eommerce B2C italiano, che vale 31,6 miliardi di euro. Gli acquisti online dei consumatori italiani, su siti sia italiani sia stranieri, in questo settore incidono ancora poco sul totale degli acquisti retail; la penetrazione infatti supera di poco l’1% ed è pari a circa un sesto di quella media dei prodotti (6%). Lo sviluppo deciso del Food Delivery è dovuto alla crescita della copertura nei centri di medio-grandi dimensioni. In questi anni i player hanno investito per attivare il servizio in nuove città e per aumentare l’offerta disponibile. Oggi, infatti, il 93% delle città italiane con popolazione superiore ai 50.000 abitanti è coperto da servizi di consegna a domicilio (era solo il 74% nel 2017) e circa un abitante su due (47%) può ordinare online piatti pronti (nel 2017 il servizio di Food Delivery era accessibile solo a un terzo della popolazione italiana).

L’e-commerce alimentare nel mondo

Lo studio “fotografa” anche l’andamento negli altri paesi del mondo. L’e-commerce alimentare, a livello globale, vale 58 miliardi di euro, dei quali 14,9  in Europa (1,6 miliardi in Italia). Sono oltre 1,5 miliardi le persone che acquistano alimentari online in tutto il mondo, vale a dire due terzi degli acquirenti online a livello globale (oltre 2 miliardi). In Europa sono più di 167 milioni le persone che acquistano food online: in Italia sono 9 milioni, contro i 19 milioni del Regno Unito, i 18 milioni in Germania, i 13,5 milioni in Francia e i 10 milioni in Spagna. Per quanto riguarda la fonte principale utilizzata dagli utenti per acquistare cibi online, al primo posto ci sono le recensioni (30,3%), seguite dai siti web dei brand (25,5%) e dai marketplace (24,8%).

Milano, Monza Brianza Lodi: un territorio che fa impresa

E’ aumentato in maniera significativa il numero delle imprese attive sul territorio delle province di Milano Monza Brianza e Lodi. Lo rivelano gli ultimi dati della Camera di Commercio sulla natalità e mortalità delle imprese italiane nel terzo trimestre 2019 rilasciati da Unioncamere-InfoCamere. L’analisi ha evidenziato come nel periodo luglio-settembre 2019 le attività siano cresciute di ben 2.000 unità, rivelando un tessuto economico dinamico e in salute. Di queste attività, 1.611 sono le nuove imprese aperte a Milano da fine giugno, 159 quelle a Monza Brianza, 27 le neoimprese di Lodi. Le cifre sono il risultato  del bilancio fra le imprese nate (4.445 a Milano, 866 a Monza Brianza, 180 a Lodi) e quelle che hanno cessato l’attività (2.834 a Milano, 707 a Monza Brianza, 153 a Lodi) nel terzo trimestre dell’anno, da luglio a settembre. Il tasso di crescita del trimestre, +0,42% per Milano è superiore al +0,23% registrato a livello italiano, mentre Monza con +0,21% e Lodi con +0,16% sono poco più o meno in linea con il dato nazionale. 

Milano, nascono società di capitali e ditte individuali 

La maggior parte dell’intero saldo sotto la Madonnina è dovuto alle imprese costituite in forma di società di capitali (2.352 su 4.445 iscritte nel trimestre, iscritte nei primi nove mesi dell’anno in 8.805, +3% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno). A queste fanno seguito le imprese individuali (1.843 iscritte in tre mesi, 8.388 in nove mesi, +7,8%). Per settore, primi i servizi alle imprese con 1.024 iscrizioni, seguono il commercio con 611, le costruzioni con 450, industria, credito e turismo con oltre 200 imprese. 

Monza Brianza, il mercato vuole servizi alle imprese

La maggior parte dell’intero saldo nell’area Monza Brianza è dovuto alle imprese costituite in forma di ditta individuale (550 su 866 iscritte nel trimestre, iscritte nei primi nove mesi dell’anno in 2.415, +20% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno). Per settore, sono primi i servizi alle imprese con 194 iscrizioni, il commercio con 160, le costruzioni con 136.

Lodi, crescita nel settore del commercio

A Lodi, la maggior parte dell’intero saldo è dovuto alle imprese costituite in forma di ditta individuale (550 su 866 iscritte nel trimestre, iscritte nei primi nove mesi dell’anno in 2.415, +20% rispetto ai primi nove mesi dello scorso anno). Per settore, svettano al primo posto i servizi alle imprese con 194 iscrizioni, il commercio con 160, le costruzioni con 136.

Milano e la Lombardia capofila dell’innovazione nel food (e della tutela dei marchi)

Anche il settore food italiano è pesantemente a rischio contraffazione. Ed ecco che le realtà più attente corrono ai ripari, e per proteggersi dai “falsi”, hanno iniziato a incrementare il deposito di marchi. Un aumento sensibile, del +4,5% in due anni per quanto riguarda l’agroalimentare e le bevande. In questo scenario, Milano si rivela la capitale dell’innovazione nel food per numero di brevetti.

8mila marchi depositati nei primi sei mesi del 2019

Solo nei primi sei mesi del 2019 i marchi depositati in Italia a tutela del food sono stati quasi 8mila (circa 44 al giorno). Si tutelano soprattutto caffè, tè, pane, pasta, gelati, miele: oltre 2 mila i marchi depositati, seguono carne, pesce, olio, uova e latticini con 1.791 (+5,5% rispetto allo stesso periodo del 2018) e bevande alcoliche con 1.681 (+3,4%). Le invenzioni e i modelli di utilità sono circa 200 in sei mesi. Milano è la capitale dell’innovazione nel food con oltre 400 brevetti concessi (sui depositi fino al 2015), seguita da Bologna, Torino e Roma con quasi 200. Superano i 100 anche Padova, Verona e Vicenza. Lo afferma un’elaborazione della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Ministero dello Sviluppo Economico – Ufficio Italiano Brevetti e Marchi, sui depositi di marchi e brevetti (invenzioni e modelli di utilità).

Contraffazione, un fenomeno da contrastare

“Anche nelle relazioni commerciali internazionali, come si osserva proprio in questo periodo di tensioni commerciali tra gli Stati, la tutela del corretto andamento del mercato e il contrasto a forme di contraffazione e imitazione fraudolenta sono sempre maggiormente importanti. Una migliore conoscenza del fenomeno della contraffazione alimentare è la prima forma di tutela per i nostri prodotti, anche al fine di preservare un valore commerciale che risulti adeguato alla loro qualità. La Camera di commercio continuerà a vigilare sull’andamento del mercato per favorire la correttezza delle transazioni e permettere alle nostre imprese di espandersi sui mercati esteri” ha detto Luca Bertoni, Consigliere della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi e Presidente del Comitato Provinciale per la lotta alla contraffazione.

Quali sono le invenzioni

Dall’apparecchio scuotitore per la raccolta della frutta dagli alberi a quello per la pulitura delle croste di formaggio, dal procedimento per la coltivazione delle alghe alle schiume alimentari aromatizzate, dalla macchina per pulire angurie e zucche a quella spiedinatrice per produrre spiedini rustici a ciclo continuo: sono solo alcune delle 500 invenzioni dedicate ogni anno al settore agroalimentare e delle bevande in Italia.

L’intelligenza artificiale decide chi assumere in azienda

Non saranno più degli esperti o dei responsabili delle risorse umane a vagliare le candidature o a fare i colloqui ai candidati a un posto di lavoro in azienda, ma ci penserà l’intelligenza artificiale. Proprio così: e non stiamo parlando di fantascienza o scenari futuribili, ma di una realtà già in atto: solo negli Stati Uniti, sono oggi più di 100 le imprese – tra cui molte multinazionali –  che si sono affidate a calcoli e algoritmi per selezionare le figure da assumere. Ma chi è – o cosa è – questa nuova forma di AI? Progettato dalla società tech HireVue, il sistema utilizza le telecamere dei computer o dei cellulari per analizzare i candidati, o meglio i loro movimenti facciali, la scelta delle parole e il tono della voce. A questo punto, mette a confronto i diversi colloqui e i vari candidati sulla base di un punteggio di “assumibilità” generato automaticamente. Le valutazioni di HireVue, avverte il Washington Post, sono diventate così pervasive in alcuni settori, tra cui l’ospitalità e la finanza, che le università hanno previsto dei corsi ad hoc per affrontare questi colloqui con l’Intelligenza Artificiale, mettendo gli studenti in condizione di ottenere buoni risultati.  Tra i colossi che già usano questo criterio di selezione del personale ci sono brand noti come Hilton, Unilever e Goldman Sachs. Per dare un’idea delle capacità dell’app sviluppata da HireVu, questa nel giro di un’intervista di mezz’ora è in grado di raccogliere oltre 500mila dati da elaborare su ciascun candidato, scegliendo poi il migliore per il posto disponibile.

Etica in bilico e discriminazioni in agguato?

Anche se potrebbe sembrare un sistema comodissimo, almeno per il datore di lavoro, ci sono diverse ombre su questa modalità di selezione. “Il software – ha detto Meredith Witthaker, cofondatrice dell’AI Now Institute, un centro ricerche sull’intelligenza artificiale di New York – , può dare luogo a discriminazioni”. E ha aggiunto che “E’ profondamente disturbante che ci sia una tecnologia privata che affermi di riuscire a differenziare tra un lavoratore produttivo e uno non adatto sulla base dei movimenti facciali, del tono della voce o sulle maniere. E’ pseudoscienza. E’ una autorizzazione a discriminare. E le persone la cui vita e le cui opportunità dipendono letteralmente da questi sistemi non hanno nessuna possibilità di uscita”. L’azienda ovviamente ha rigettato le accuse. “Queste critiche si basano su una scarsa informazione – ha dichiarato un portavoce HireVue al Washington Post -, e la maggior parte dei ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale ha una comprensione limitata della psicologia che sottintende i comportamenti di un  lavoratore”.

Italiani e ricerca di lavoro online: meglio smartphone o pc?

La ricerca di un lavoro, un momento davvero delicato e spesso fondamentale per la carriera, si svolge più che mai sul web. E le candidature agli annunci di lavoro avvengono proprio attraverso tale modalità. In questo scenario, è interessante scoprire quali siano gli strumenti preferiti dai nostri connazionali per ricercare e valutare opportunità lavorative: in sostanza, gli italiani scelgono di sottoporre le loro candidature da smartphone o piuttosto da desktop? A questo quesito risponde PageGroup, società internazionale specializzata nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, che ha presentato i dati sul comportamento online dei potenziali candidati durante la ricerca di un nuovo posto di lavoro.

Quali sono le preferenze per candidarsi?

Quali sono le preferenze degli italiani quando si parla di candidature online? I dati di PageGroup confermano un trend valido per diversi settori, ovvero che l’utilizzo da mobile è in costante crescita: infatti, dal 2018 al 2019 gli utenti da smartphone sono aumentati del 23% per il brand Michael Page e ben del 34% per Page Personnel che, occupandosi di figure professionali più junior, attrae un maggior numero di giovani e quindi più abituati all’uso dello smartphone. Tuttavia, se la fase della ricerca di una posizione aperta è appannaggio del mobile, quando arriva il momento di candidarsi si preferisce lavorare da desktop: il tasso di conversione da quest’ultimo per Michael Page è infatti il doppio del dato da mobile. Lo stesso avviene anche per Page Personnel, dove le conversioni da desktop sono maggiori di quelle da smartphone. Occorre però fare una precisazione: sebbene gli italiani ad oggi preferiscano finalizzare le proprie candidature da desktop, il dato di utenti da mobile continua a crescere, sia in termini assoluti che di tassi di conversione, mentre per il desktop il valore rimane pressoché invariato e, in alcuni casi, è addirittura in flessione.

Il mondo del lavoro cambia insieme alla tecnologia

“Insieme al mondo del lavoro e della tecnologia, cambiano anche le abitudini dei candidati. Per questo motivo cerchiamo di andare sempre incontro alle nuove esigenze dei candidati, mettendo a disposizione gli strumenti migliori per trovare il lavoro giusto” ha detto Lorena Goffredo, Senior Marketing Manager Italia di PageGroup. La società ha infatti appena presentato una app che consente a tutti i potenziali candidati di accedere alle posizioni aperte sul sito in velocità e semplicità, anche da mobile, in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo ci si trovi. Così da non farsi scappare l’annuncio che potrebbe cambiare la vita.