Nel mondo sono 149 i progetti di wallet per l’identità digitale, di cui 114 nel settore privato, 31 nel pubblico e 4 congiunti. Anche in Italia sono partiti i test per l’IT Wallet accessibile tramite l’App IO, e per ulteriori portafogli digitali che potranno essere resi disponibili da provider privati accreditati.
La prima versione in sperimentazione, disponibile per tutti i cittadini dal 4 dicembre 2024, contiene tessera sanitaria, patente e carta europea delle disabilità. Nei mesi successivi verranno ampliate le credenziali e le possibilità di utilizzo.
Il 2024 è stato l’anno dell’identità digitale. In Europa è ufficialmente entrato in vigore il Regolamento eIDAS2 che getta le basi per il futuro di questo mercato.
I singoli Stati, tra cui appunto l’italia, stanno definendo le strategie per l’erogazione ai cittadini entro il 2026 dell’EUDI Wallet, il sistema di portafoglio digitale costituito da un wallet nazionale pubblico.
“Le aziende che sceglieranno di proporsi come provider saranno determinanti”
Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano, le imprese iniziano a interrogarsi su come far evolvere la relazione con i propri utenti puntando sulla valorizzazione dell’identità digitale e degli attributi salvati nel wallet.
Intanto, nel mondo, si muovono le Big Tech, come Google, Samsung e Apple, che stanno avviando collaborazioni con diversi Governi per la dematerializzazione e l’utilizzo digitale dei documenti di riconoscimento attraverso i loro wallet.
“Le opportunità di utilizzo del wallet potranno essere ampliate solo con l’offerta di una gamma diversificata di credenziali – conferma Valeria Portale, Direttrice dell’Osservatorio Digital Identity -. Saranno determinanti le aziende che sceglieranno di proporsi come provider, valorizzando competenze e asset per offrire soluzioni più familiari agli utenti”.
“Rimangono aree grigie dal punto di vista normativo”
“Nonostante il grande fermento deve ancora arrivare il vero punto di svolta – commenta Giorgia Dragoni, Direttrice dell’Osservatorio -. Rimangono aree grigie dal punto di vista normativo sui dettagli tecnici del wallet e valutazioni strategiche ancora non pienamente svelate dagli attori di mercato. Nei prossimi mesi, in Italia e in Europa, i principali soggetti nel mercato dell’identità digitale, governi, fornitori, ma anche aziende utilizzatrici, dovranno affrontare sfide complesse”.
Intanto continua la crescita dei sistemi esistenti: 38,9 milioni di identità SPID e 47,5 milioni di CIE, ma ‘solo’ 6,1 milioni di utilizzatori della sua versione digitale tramite app CieID. Non sarà quindi semplice centrare l’obiettivo PNRR di 42,3 milioni di identità digitali entro giugno 2026, poiché l’interesse delle aziende per l’integrazione si è notevolmente ridotto.
“Indispensabile una strategia di coinvolgimento chiara ed efficace”
“L’attivazione del wallet da parte dei cittadini sarà su base volontaria e sarà indispensabile una strategia di coinvolgimento chiara ed efficace, con sistemi semplici e intuitivi – aggiunge Luca Gastaldi, Direttore dell’Osservatorio Digital Identity -. Sarà necessaria una varietà di servizi, offerti sia da enti pubblici sia da aziende private. È importante che queste ultime siano coinvolte non solo per l’obbligo imposto ad alcune di accettare l’EUDI wallet come metodo di riconoscimento, ma per la reale volontà di essere protagoniste in questa trasformazione, entrando nell’ecosistema come verifier di credenziali dell’utente o costruendo su tali credenziali servizi di valore”.