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Case d’epoca a Milano: come preservare il valore storico con una ristrutturazione moderna

Milano, città ricca di storia e con una innegabile modernità, presenta un patrimonio architettonico unico nel suo genere.

Tra le sue vie, si possono ammirare edifici storici che raccontano il passato della città. Questi immobili, testimonianze di un’epoca, necessitano di interventi mirati per essere adattati alle esigenze del presente, preservandone il valore storico e culturale.

Il restauro di queste dimore storiche è un’operazione complessa che richiede ovviamente competenze specifiche e una profonda conoscenza del contesto in cui si interviene.

Perché ristrutturare una casa d’epoca a Milano

Una casa d’epoca a Milano rappresenta certamente un patrimonio di valore inestimabile. La ristrutturazione di edifici di questo tipo permette l’aggiornamento strutturale e la valorizzazione degli elementi storici che li rendono unici.

Spesso è necessario preservare le decorazioni originali, i soffitti affrescati e i pavimenti in graniglia, mantenendo il fascino autentico della casa.

Allo stesso tempo, si possono aggiungere soluzioni moderne per migliorare il comfort e l’efficienza energetica. Questo processo trasforma un edificio storico in uno spazio abitativo unico e moderno.

Quali sono i vantaggi di ristrutturare una casa d’epoca

Rinnovare una casa d’epoca offre diversi vantaggi, sia estetici che a livello economico. Le vecchie case milanesi offrono metrature generose, con ambienti spaziosi e ariosi che per questo si sposano bene con degli interventi di ristrutturazione mirati.

Questo permette di adattare gli spazi alle esigenze contemporanee, creando zone giorno ampie e luminose. C’è anche la possibilità di personalizzare gli ambienti secondo il proprio gusto, ovviamente.

Per questo spesso l’acquisto di una casa vecchia (da ristrutturare) è spesso più conveniente rispetto a una nuova costruzione.

In questo caso è possibile infatti investire il budget risparmiato nei lavori di rinnovamento, aumentando il valore della proprietà nel tempo.

Tra l’altro, si può beneficiare di bonus e agevolazioni fiscali per lavori di miglioramento energetico e manutenzione.

Come affrontare la ristrutturazione degli interni

Rinnovare gli interni di una casa vecchia è un’opportunità per dare nuova vita a spazi ricchi di storia.

È necessaria certamente un’attenta analisi dello stato dell’immobile. Un sopralluogo dettagliato, condotto da esperti, permette di individuare eventuali problematiche strutturali.

Questo consente di definire un piano d’azione preciso, dalla messa in sicurezza delle fondamenta alla modernizzazione degli impianti.

Il rifacimento degli impianti è dunque uno degli interventi più importanti. Anche gli impianti idraulici ed elettrici sono spesso obsoleti e necessitano di essere rinnovati.

Non è raro che anche il sistema di riscaldamento necessiti di attenzione ed eventualmente lavori di miglioramento.

Come migliorare l’efficienza energetica

Gli infissi delle case vecchie spesso costituiscono un punto debole in termini di isolamento termico e acustico.

Sostituirli con modelli moderni può ridurre la dispersione di calore. L’aggiunta di pannelli isolanti alle pareti interne o esterne migliora ulteriormente l’efficienza energetica.

Per i pavimenti, si può valutare se restaurare o sostituire. Il restauro è ideale se il pavimento originale è in buone condizioni, mantenendo l’autenticità della casa.

In caso di danni irreparabili, si può optare per la sostituzione con materiali moderni.

Perché affidarsi a un team di esperti

Una ristrutturazione complessa richiede necessariamente il supporto di professionisti qualificati.

Architetti, ingegneri e imprese specializzate garantiscono che ogni fase del progetto sia eseguita con tutta la cura necessaria.

È consigliabile affidarsi ad un partner che possa offrire la gestione completa dei lavori da effettuare. Questa figura assicura che ogni aspetto sia curato da un unico responsabile, che può anche aiutare a comprendere ed accedere agli eventuali bonus fiscali disponibili.

Queste preziose risorse offrono anche servizi di ristrutturazioni chiavi in mano, occupandosi di tutte le fasi del progetto, dalla progettazione alla realizzazione.

Sharing Economy: un mercato da 1,12 trilioni di dollari nel 2029, +32,3%

Biciclette elettriche, scooter, auto autonome e carpooling stanno plasmando lo scenario della mobilità condivisa, ovvero, della Sharing Economy.
Stando all’ultimo rapporto di Technavio, dal 2025 al 2029 il mercato globale della Sharing Economy aumenterà di 1,12 trilioni di dollari, per un +32,3% di CAGR e una crescita incrementale di 1.118,8 miliardi di dollari.

Il crescente utilizzo dei servizi di online ride-hailing rappresenta il principale motore di questa crescita, accompagnato dalla tendenza verso l’adozione della tecnologia AI e blockchain. Per il 2025 gli analisti prevedono già un incremento del 25,7%, con l‘Europa che contribuirà per il 33% a questa espansione globale. Insomma, il futuro della Sharing Economy appare promettente. Tuttavia, le sfide normative relative ad app e piattaforme costituiscono un ostacolo significativo.

Una delle trasformazioni economiche più significative

La crescita sostanziale della Sharing Economy, prevista nei prossimi anni, rappresenta una delle trasformazioni economiche più significative del nostro tempo, poiché ridefinisce i modelli di consumo e di proprietà a livello globale.

La Sharing Economy sta rivoluzionando il modo in cui si acquistano e vendono beni, servizi e asset. Una tendenza guidata da piattaforme digitali e mercati online che consente transazioni peer-to-peer e sta cambiando il volto del capitalismo tradizionale, offrendo alternative ai modelli di proprietà convenzionali per pendolari, viaggiatori e imprenditori.
quanto alla composizione del mercato, attualmente è frammentato da numerosi player (Airbnb, Uber Technologies, Microsoft, Expedia…) che occupano diverse nicchie, in ambiti quali Sharing accommodation, Sharing transport, Sharing finance e altri ancora.

Manca una regolamentazione chiara e coerente

Quello della Sharing Economy è anche un mercato che affronta sfide significative, dovute a normative ambigue e quadri legali altrettanto frammentati nelle diverse regioni.

Questa mancanza di regolamenti chiari e coerenti potrebbe scoraggiare l’innovazione e gli investimenti in nuove tecnologie o servizi, soffocando la creatività e limitando il potenziale del mercato per soluzioni trasformative.
I regolamenti incoerenti possono anche portare alla ulteriore frammentazione del mercato, rendendo difficile per le piattaforme operare oltre i confini nazionali e scalare efficacemente, ostacolando la capacità di raggiungere nuovi clienti.
Sono barriere normative che rappresentano un ostacolo significativo per il futuro della Sharing Economy a livello globale.

Il futuro è plasmato da AI e blockchain

L’Intelligenza artificiale gioca un ruolo cruciale nel plasmare il futuro della Sharing Economy. I sistemi AI permettono un migliore matching tra domanda e offerta, ottimizzano i prezzi in tempo reale e migliorano la customer experience attraverso raccomandazioni personalizzate.
Il futuro della Sharing Economy include la scalabilità di piattaforme user-friendly, l’evoluzione continua della mobilità condivisa e l’integrazione sempre più profonda nei processi decisionali.

Questo ecosistema economico alternativo sta creando un’economia sempre più circolare e sostenibile, offrendo opportunità significative per micro-imprenditori e per un utilizzo più efficiente delle risorse sottoutilizzate.
Inoltre, l’incorporazione della tecnologia blockchain, con il suo sistema di registro digitale decentralizzato e distribuito, offre registrazioni immutabili delle transazioni e smart contracts, rafforzando sicurezza, trasparenza e fiducia all’interno del settore.

Incidenti informatici: nella PA calano quelli gravi

Nel 2024 la Pubblica Amministrazione ha registrato una diminuzione significativa del numero di incidenti gravi causati da errori umani.
Al contrario,  nei settori alimentare, informatico, delle telecomunicazioni e industriale è stato riscontrato un aumento rispetto al 2023.

Emerge dall’ultimo report di Kaspersky Managed Detection and Response (MDR), il report annuale che fornisce approfondimenti sugli incidenti registrati, sulla loro tipologia e sulla loro distribuzione in vari settori e regioni geografiche d’Italia.
Il report, inoltre, indica le tattiche, le tecniche e gli strumenti più utilizzati dai cybercriminali nel corso dell’anno precedente, basandosi sui dati degli incidenti rilevati e analizzati da Kaspersky MDR.

IT, PA, industria sul podio per gli “errori umani”

Se l’anno passato i settori dei mass media, dello sviluppo e delle telecomunicazioni hanno registrato un aumento significativo del numero di incidenti, quanto a quelli più gravi, ovvero, quelli causati direttamente dall’uomo, emerge una notevole differenza nella loro distribuzione.
Nel 2024, il team MDR ha rilevato che la maggior parte degli incidenti gravi si sono verificati nel settore IT (23%), seguito dalla PA (18%) e da quello industriale (18%).

Il report sottolinea però una diminuzione significativa degli incidenti ad alta intensità nella PA nel settore dello sviluppo, a fronte di un aumento nel settore alimentare.
Inoltre, si è registrata una crescita relativamente elevata del numero di incidenti nel settore industriale e un leggero incremento nella vendita al dettaglio, nell’informatica e nelle telecomunicazioni.

Sventati molti tentativi di attacco

Tuttavia, nonostante il settore dei mass media abbia registrato un incremento sostanziale degli incidenti complessivi, questa tendenza non si è tradotta in un corrispondente aumento degli incidenti gravi. Molti tentativi di attacco sono stati rapidamente individuati e mitigati, impedendo che la gravità  superasse i livelli medi.

“Nel 2024, abbiamo osservato un cambiamento nel panorama delle minacce informatiche, con gli incidenti più gravi che si sono verificati nel settore alimentare, sottolineando la necessità di intervenire con misure di sicurezza informatica – commenta Sergey Soldatov, Head of Security Operations Center di Kaspersky. – Sebbene il numero complessivo di incidenti sia aumentato in settori come telecomunicazioni e mass media, la resilienza dimostrata nel rilevare e neutralizzare rapidamente le minacce evidenzia l’importanza di adottare misure proattive”.

Come rafforzare la protezione aziendale?

“Poiché gli attaccanti perfezionano costantemente le loro tattiche, anche le aziende devono adattarsi investendo in solide soluzioni di cybersecurity che combinano tecnologie avanzate e la supervisione di esperti”, aggiunge Soldatov.

Per rafforzare la protezione aziendale contro gli attacchi più sofisticati, gli esperti consigliano di adottare soluzioni di cybersecurity efficaci, affidarsi a professionisti qualificati per la loro gestione o implementare servizi di sicurezza gestiti, che offrono una gestione completa degli incidenti, dall’identificazione delle minacce fino alla protezione continua e al ripristino.
Grazie a queste soluzioni, le aziende possono difendersi efficacemente dagli attacchi informatici avanzati, analizzare gli incidenti e ricevere supporto da esperti. Anche nel caso in cui non dispongano di personale dedicato alla sicurezza.

Imprenditori under 35: in 10 anni quasi un quarto di aziende in meno

Tra chiusure e superamento della soglia di età degli amministratori, il bilancio dell’ultimo decennio ha visto sparire oltre 153mila attività guidate da giovani imprenditori, portando il numero complessivo delle imprese giovanili dalle quasi 640mila del 2014 alle 486 mila di dicembre 2024. Sono numeri che testimoniano la profonda trasformazione del tessuto imprenditoriale italiano, spinto anche dall’inverno demografico in cui è entrata la società

Lo rileva l’analisi di Unioncamere-InfoCamere sulla natalità e mortalità delle imprese giovanili in Italia: ogni giorno, per 10 anni consecutivi, il nostro Paese ha ‘perso’ 42 imprese guidate da under 35.

Forte ridimensionamento delle attività tradizionali

La forte riduzione del perimetro ha innescato una sensibile ricomposizione settoriale dell’imprenditoria giovanile.
I servizi alle imprese, in particolare, registrano una crescita del 3,5%, con quasi 2mila imprese giovanili in più nel decennio, mentre l’agricoltura mantiene sostanzialmente stabile la presenza degli under 35 (+0,06%), confermandosi un’opportunità imprenditoriale concreta per molti giovani. 

A queste trasformazioni fa eco il forte ridimensionamento delle attività più tradizionali. Costruzioni e commercio sono i comparti che hanno pagato il prezzo più alto: il primo ha perso quasi 40mila imprese giovani (-38,7%), mentre il commercio oltre 66mila (-36,2%).
Pesante anche il calo registrato dalle attività manifatturiere, dove in dieci anni sono venute meno oltre 14mila imprese (-35,9%).

Crescono i settori avanzati e tecnologici

Il calo ha colpito in modo particolare il mondo artigiano, che nel decennio ha perso oltre 47mila imprese giovanili (-28,1%), mentre l’imprenditoria femminile under 35 ha visto una contrazione di oltre 43mila unità (-24,5%) e le imprese guidate da giovani stranieri sono diminuite di quasi 35mila unità (-27,4%).

In termini di composizione percentuale, se nel 2014 commercio e costruzioni rappresentavano insieme quasi il 45% di tutte le imprese under 35, oggi il loro peso è sceso al 37%.
Cresce invece l’incidenza dei servizi alle imprese (dall’8,7% all’11,8%) e dell’ICT (dal 6,4% all’8%). Un chiaro segnale di come le nuove generazioni si stiano orientando verso settori a maggior contenuto tecnologico e di servizi avanzati.

Flessione in tutte le regioni

A livello territoriale, l’arretramento dell’imprenditoria giovanile mostra alcune differenze. La Lombardia, che resta la regione con il maggior numero assoluto di imprese under 35 (oltre 74mila), ha registrato nel decennio una contrazione del 15,1%. La Campania, seconda per presenza di imprese giovanili (oltre 61mila), ha subito perdite del 23,8%. 

Più marcato il calo nelle regioni del Centro: Marche -36,7%, Umbria -32%, Toscana -31,1%. Nel Mezzogiorno, dove tradizionalmente è più elevata l’incidenza di imprese giovanili sul totale, le flessioni più consistenti si sono registrate in Molise (-35,6%), Abruzzo (-35,2%) e Calabria (-34,4%).
Più contenute le perdite in Sicilia (-32,9%) e Puglia (-28,6%), che mantengono una significativa presenza di imprenditoria giovanile, con rispettivamente quasi 43mila e 34mila imprese under 35.

Cybersecurity: tra PMI e grandi aziende profonde disparità di risorse

Le Pmi si trovano ad affrontare costi sproporzionatamente elevati nella lotta contro la criminalità informatica, mentre le aziende più grandi dispongono di un maggior numero di risorse e personale IT, nonché di un maggior numero di soluzioni gestite. E se le Pmi dispongono in media di 9 soluzioni di sicurezza, spesso solo con funzionalità di base, e di 4 specialisti che gestiscono i processi standard e le minacce più conosciute, le grandi aziende gestiscono in media 15 soluzioni di sicurezza complesse, e spesso costose, avvalendosi in media di 23 specialisti di sicurezza informatica.

Secondo l’IT Security Economics Report 2024 di Kaspersky, questi professionisti, benché qualificati, svolgono spesso attività manuali ed eseguono molte operazioni di routine. 

Le sfide delle grandi aziende

La carenza di specialisti qualificati rappresenta di per sé una sfida per le grandi aziende, ma si traduce anche in un aumento delle retribuzioni dei dipendenti. Inoltre, la duplicazione dei dati tra i sistemi complica ulteriormente le operazioni di sicurezza, così come la telemetria isolata, che impedisce una corretta correlazione dei dati critici di sicurezza, causando lacune nel rilevamento tempestivo delle minacce.

Inoltre, i team di cybersecurity devono affrontare un numero elevato di alert e falsi positivi, ma i professionisti della sicurezza spesso non hanno il tempo necessario per condurre analisi approfondite, poiché i loro sforzi sono concentrati nella gestione di soluzioni di sicurezza multiple e diversificate.
Di conseguenza, le grandi aziende diventano sempre più vulnerabili alle sofisticate Advanced Persistent Threats (APT) e ai complessi attacchi informatici guidati dall’uomo.

E quelle delle PMI

Per quanto riguarda le Pmi, la carenza di personale e le risorse limitate rendono trascurabile la formazione continua sulla sicurezza e l’educazione dei dipendenti, aumentando il rischio di fughe di dati causate da coloro che potrebbero inconsapevolmente aiutare gli avversari informatici.

La carenza di risorse incide anche sullo sviluppo e sull’applicazione delle politiche di sicurezza, mentre i limiti finanziari impediscono alle Pmi di investire in soluzioni di sicurezza più avanzate. Nonché nel personale qualificato necessario per gestirle.
Per affrontare queste sfide, le Pmi possono trarre vantaggio dall’esternalizzazione di attività di sicurezza complesse a team esperti, come i Managed Service Provider (MSP) o i Managed Security Service Provider (MSSP).

Trasformare la forza lavoro in un ulteriore livello di protezione

In generale, è fondamentale che le aziende trasformino la propria forza lavoro in un ulteriore livello di protezione contro i cyberattacchi. Le soluzioni di security awareness stimolano i dipendenti ad adottare un comportamento sicuro su Internet, anche attraverso esercizi di simulazione di attacchi di phishing, per insegnare al personale a riconoscere le e-mail di phishing e altre truffe di social engineering.

Mentre le grandi aziende beneficiano di economie di scala, nelle Pmi l’investimento proporzionale nella sicurezza informatica è maggiore. Questo evidenzia l’importanza di adottare strategie di sicurezza personalizzate, che rispondano alle sfide specifiche delle aziende di tutte le dimensioni.

GenAI e sicurezza: i responsabili IT temono l’impatto negativo delle vulnerabilità

Nonostante le funzionalità di Intelligenza artificiale generativa siano state adottate dal 65% dei responsabili IT, l’89% teme che le vulnerabilità presenti nei tool di cybersicurezza AI possano mettere a rischio la protezione delle rispettive aziende.

L’80% dei responsabili IT ritiene poi che la GenAI aumenterà significativamente il costo dei tool per la cybersicurezza, allo stesso tempo, sono convinti che offra un percorso verso la riduzione della spesa complessiva. L’87% ritiene infatti che i risparmi potranno controbilanciare i costi, e il 75% concorda sul fatto che sia difficile quantificare i costi della GenAI all’interno dei prodotti per la cybersicurezza.

Emerge dalla nuova ricerca di Sophos X-Ops dal titolo ‘Beyond the Hype: The Businesses Reality of AI for Cybersecurity’, condotta su 400 responsabili IT per analizzare le implicazioni dell’utilizzo della GenAI nell’ambito della sicurezza informatica.

Parola d’ordine: “fidarsi ma verificare”

“Come accade in molti altri casi, anche nei confronti dei tool GenAI la parola d’ordine dovrebbe essere ‘fidarsi ma verificare sempre’. Non è che abbiamo insegnato alle macchine a pensare: semplicemente abbiamo fornito a esse il contesto che permette di velocizzare l’elaborazione di enormi quantità di dati – ha dichiarato Chester Wisniewski, director, global field CTO di Sophos -. Le potenzialità di questi strumenti per accelerare i workload della sicurezza sono fantastiche, ma per poterne concretizzare i benefici occorrono sempre contesto e comprensione da parte di supervisori umani”.

L’AI crea dipendenza?

Con la tecnologia AI integrata in una qualche forma all’interno delle infrastrutture di cybersicurezza del 98% delle aziende, i responsabili IT hanno espresso i loro timori verso un’eccessiva dipendenza dalla AI. Infatti, l’87% degli intervistati si è dichiarato preoccupato rispetto alla conseguente assenza di responsabilità nei confronti della sicurezza informatica.

Di fatto, alcuni criminali informatici stanno sfruttando la GenAI per automatizzare attività di routine, come la preparazione dei messaggi di mass mailing e l’analisi dei dati. Altri, invece, hanno integrato la tecnologia nei toolkit usati per spam e social engineering.

La riduzione del burnout

Organizzazioni di diverse dimensioni hanno espresso priorità differenti riguardo l’utilizzo della GenAI. Se le realtà più grandi, quelle da oltre 1.000 dipendenti, considerano prioritario il rafforzamento della protezione, il beneficio più cercato dalle aziende con 50-99 dipendenti riguarda la riduzione del burnout del personale.

Tuttavia, l’84% degli intervistati ha espresso preoccupazione nei confronti della riduzione dei professionisti assegnati alla cybersicurezza. Si tratterebbe della conseguenza di aspettative irrealistiche circa la capacità della AI di rimpiazzare gli operatori umani.

PNRR per l’Italia Digitale: il nostro Paese ha già raggiunto il 53% degli obiettivi

A che punto è l’Italia nel processo di trasformazione digitale, spinta dai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)? Le notizie sono confortanti: con un budget di 47 miliardi di euro da investire nella digitalizzazione entro il 2026, il nostro Paese ha l’opportunità di colmare il divario tecnologico con altre nazioni europee. Si tratta di un investimento senza precedenti, superiore a quello di paesi come Spagna (20 miliardi), Germania (13 miliardi) e Francia (9 miliardi).

A oggi, l’Italia ha raggiunto il 53% degli obiettivi fissati dall’Unione Europea, ma la sfida più grande sarà tradurre questi progressi in vantaggi concreti per cittadini e imprese. Secondo il report dell’Osservatorio Agenda Digitale del Politecnico di Milano, i prossimi anni saranno determinanti per consolidare i risultati e rendere strutturali le innovazioni introdotte.

Modernizzazione della Pubblica Amministrazione

Un pilastro fondamentale della strategia digitale italiana è la trasformazione della Pubblica Amministrazione (PA), a cui è destinato oltre il 60% delle risorse digitali del PNRR. Il miglioramento dei servizi pubblici e la semplificazione burocratica sono obiettivi chiave, ma la vera sfida sarà garantire che le riforme abbiano un impatto concreto ed efficace.

Entro il 2024, l’Italia dovrà raggiungere traguardi ambiziosi, tra cui la riduzione dei tempi della giustizia civile (-65% nelle cause pendenti nei tribunali ordinari e -55% nelle corti d’appello) e l’accelerazione delle procedure per le gare d’appalto. La digitalizzazione dei processi amministrativi è un passo essenziale per rendere lo Stato più efficiente e vicino ai cittadini.

Connettività e innovazione: a che punto siamo?

Negli ultimi anni, l’Italia ha registrato progressi nelle infrastrutture digitali. Oggi, il 60% delle famiglie italiane ha accesso a una connessione a banda larga da almeno 100 Mbps, un dato superiore a quello di Francia (51%) e Germania (39%), ma ancora lontano dagli standard della Spagna (88%). La copertura del 5G e l’espansione della fibra ottica stanno avanzando, ma l’obiettivo della Commissione Europea di una connettività gigabit per tutti entro il 2030 richiede ulteriori investimenti.

Per quanto riguarda il settore produttivo, il 70% delle PMI italiane possiede un livello digitale di base, leggermente sopra la media UE (69%). Tuttavia, resta un ritardo nell’adozione di tecnologie avanzate come intelligenza artificiale e big data, cruciali per aumentare la competitività delle imprese nel mercato globale.

Ancora basse le competenze digitali degli italiani 

Uno dei principali ostacoli alla trasformazione digitale italiana è il basso livello di competenze informatiche della popolazione. Solo il 46% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base, rispetto a una media europea del 54%. Il divario è ancora più evidente nel settore ICT, dove solo l’1,5% dei laureati italiani ha una specializzazione, contro il 4,2% della media UE.

Anche a livello territoriale emergono forti disuguaglianze: le regioni del Centro-Nord sono più avanzate nella digitalizzazione rispetto al Mezzogiorno, evidenziando la necessità di politiche differenziate per colmare il gap tecnologico tra le diverse aree del Paese.

Verso una trasformazione sostenibile

L’Italia sta adottando un approccio innovativo alla digitalizzazione, basato sul modello “Government as a Platform”, per rendere più efficienti e accessibili i servizi pubblici. Strumenti come SPID, l’App IO, il Fascicolo Sanitario Elettronico e l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente stanno migliorando l’interazione tra cittadini e istituzioni.

Tuttavia, il successo di queste iniziative dipenderà dalla capacità del Paese di pianificare oltre il 2026, integrando il PNRR con strategie di lungo periodo. Per costruire un ecosistema digitale stabile ed efficace, sarà fondamentale investire in formazione, accelerare la spesa dei fondi disponibili e migliorare la governance della trasformazione digitale. 

Cyber truffe: attenzione a quella del famoso cioccolato di Dubai

L’ultima truffa cyber riguarda il cioccolato. Non quello svizzero, ma quello ‘inventato’ da una pasticceria di Dubai. Si tratta di cioccolato ripieno di kadayif al pistacchio.
I consumatori di tutto il mondo sono ansiosi di assaggiare questo lussuoso cioccolato, tuttavia, gli esperti di Kaspersky hanno rilevato numerose truffe che sfruttano il successo di questo prodotto per ingannare gli acquirenti

Gli esperti hanno infatti individuato una campagna fraudolenta rivolta ai consumatori degli Emirati Arabi Uniti, dove i cybercriminali hanno creato siti web falsi fingendosi noti brand di fiducia, oppure, creando store online completamente falsi.

Lo store fraudolento 

Tra le minacce più rilevanti segnalate da Kaspersky, rientra l’imitazione di Deliveroo, il famoso servizio di consegna a domicilio, e di Fix Dessert Chocolatier, l’inventore e produttore delle pregiate barrette.
Imitando l’aspetto di store e piattaforme ufficiali, i truffatori sfruttano la fiducia dei consumatori, nonché, la reputazione dei brand per indurre gli acquirenti a ‘ordinare’ cioccolato che in realtà non verrà mai consegnato.

In altri casi, alcuni cybercriminali hanno creato piattaforme di e-commerce completamente false, presentandosi come fornitori indipendenti provenienti da tutto il mondo.
Questi siti fraudolenti, che colpiscono utenti a livello globale, promettono la consegna del cioccolato di Dubai, ma spariscono una volta incassato il pagamento, lasciando i consumatori a mani vuote.

Trarre vantaggio da mode e tendenze del momento

“I truffatori sono spesso rapidi nel trarre vantaggio dalle tendenze, e la moda del cioccolato di Dubai ne è un esempio lampante – ha commentato Olga Svistunova, Security Expert di Kaspersky -. Queste tattiche sono particolarmente efficaci, poiché sfruttano l’entusiasmo dei consumatori e la fiducia nei brand noti. Per proteggersi ed evitare spiacevoli sorprese, è fondamentale che gli utenti prestino attenzione ai dettagli, si prendano il tempo necessario per verificare l’autenticità degli store online e diffidino delle offerte particolarmente convenienti, perché potrebbero essere studiate per trarre in inganno i consumatori”.

Diffidare delle offerte insolite

Per proteggersi da queste truffe, Kaspersky consiglia di verificare l’autenticità del sito web, controllando URL, domini e recensioni dei clienti prima di effettuare acquisti online
Ma soprattutto, diffidare delle offerte insolite, poiché i truffatori spesso utilizzano pop-up, annunci o e-mail di phishing per indirizzare gli utenti verso siti fraudolenti.

Evitare anche di divulgare informazioni personali: è fondamentale fornire dati sensibili solo su piattaforme sicure e verificate.
Inoltre, utilizzare soluzioni di sicurezza complete. Un software di sicurezza affidabile può bloccare i siti di phishing e prevenire le infezioni da malware.

PMI: approvato il primo disegno di legge, anche contro le recensioni false

‘Una svolta per la politica industriale del nostro Paese”. Così Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, commenta l’approvazione del primo disegno di Legge annuale sulle Pmi, che introduce misure strategiche per rafforzare le micro, piccole e medie imprese italiane incentivando l’aggregazione, l’innovazione del sistema produttivo e l’accesso al credito.

Alle filiere del comparto Moda sono destinati fino a 100 milioni di euro per i ‘Mini Contratti di Sviluppo’, finalizzati a sostenere programmi di investimento di importo non inferiore a 3 milioni di euro e non superiore a 20 milioni.
Introdotte poi le ‘Centrali consortili’, nuovi enti giuridici che mirano a rafforzare la competitività e l’innovazione attraverso modelli di cooperazione efficienti e solidali.

Incentivi fiscali, riduzione dei costi di istruttoria

Per favorire l’accesso al credito, il disegno di legge attribuisce al Governo una delega per il riordino normativo della disciplina dei Confidi. Obiettivo, semplificare e riorganizzare le regole che disciplinano questo strumento.
Sono inoltre previste misure per ridurre i costi di istruttoria nella valutazione del merito creditizio delle imprese e interventi volti a favorire l’integrazione tra consorzi, consentendo di partecipare ad altri enti senza modificare il proprio oggetto sociale.

Sono poi introdotti incentivi fiscali per le imprese che aderiscono a un contratto di ‘rete soggetto’, permettendo la sospensione d’imposta sulla quota di utili destinata a investimenti previsti dal programma comune di rete. L’agevolazione, finanziata fino a 45 milioni di euro nel 2027-2029, riguarda gli utili realizzati nel 2026-2028, destinati al fondo patrimoniale comune o al patrimonio dedicato all’affare.

Introdotta la staffetta generazionale

Al fine di incrementare l’occupazione giovanile, il Ddl contiene una disposizione sulla ‘staffetta generazionale’ nelle imprese, che mira a liberare in anticipo nuovi posti di lavoro mediante un sistema di pensionamento flessibile, che consenta al lavoratore anziano migliore conciliazione vita/lavoro, e al contempo, attui il trasferimento delle competenze professionali a favore di giovani assunti in parziale sostituzione.

Viene quindi introdotto, per le imprese fino a 50 dipendenti, un sistema di trasferimento generazionale con part-time incentivato per l’accompagnamento alla pensione e assunzioni agevolate di giovani under35 per il passaggio di know-how. Il neoassunto potrà sostituire integralmente la posizione del lavoratore anziano una volta cessato il rapporto di lavoro.

Contrastare il fenomeno delle false recensioni online

Per garantire una concorrenza leale ed equa nel mercato della ristorazione e del turismo il Ddl prevede l’obbligo di verificare l’attendibilità della recensione, assicurandosi che sia realmente scritta da chi ha effettivamente usufruito del servizio o acquistato il prodotto recensito.

E a tredici anni dal primo Startup Act, il Ddl delega al Governo l’adozione di un decreto legislativo per la redazione di un testo unico in materia di startup, incubatori e Pmi innovative.
L’obiettivo è coordinare le norme vigenti, apportando modifiche per migliorarne la coerenza giuridica, logica e funzionale, e abrogare le disposizioni obsolete o prive di contenuto normativo.

Connettività: quali sono i migliori provider in Italia?

Emerge dal Rapporto 2024 sullo Stato di Internet in Italia: sono Iliad e Wind Tre in testa al mercato delle connessioni veloci.
Il Rapporto, basato su oltre 79.000 test di velocità eseguiti dagli utenti, offre una panoramica approfondita sulle prestazioni delle connessioni Internet nel nostro Paese, evidenziando le differenze regionali e i provider che stanno trainando l’innovazione nel settore.

Il rapporto, redatto dall’Osservatorio Statistico di Komparatore.it, analizza dettagliatamente i dati raccolti tramite il sistema avanzato di misurazione della velocità Internet, che monitora parametri come download, upload e latenza. Questi dati forniscono una visione chiara e aggiornata delle performance dei principali operatori (ISP), offrendo un utile strumento per guidare le scelte dei consumatori e supportare la transizione digitale in Italia.

Iliad e Wind Tre in testa

Pertanto, Iliad si conferma il ‘leader’ indiscusso a livello nazionale, con una velocità media di download di 476,45 Mbps, una velocità di upload di 291,89 Mbps e una latenza di soli 18,11ms. L’operatore ideale, quindi, per attività ad alta intensità di banda, come lo streaming in 4K, il gaming online e il lavoro da remoto.
Wind Tre si distingue in particolare nel Friuli-Venezia Giulia, registrando prestazioni eccezionali con una velocità di download che supera i 700 Mbps, risultato di investimenti significativi nell’infrastruttura locale.

Anche altri provider si sono fatti notare per l’equilibrio tra prestazioni e stabilità. Vodafone, TIM e Sky Wifi si posizionano tra i migliori per qualità del servizio, offrendo latenze competitive e connessioni affidabili.

Un’Italia a velocità variabile

In regioni come Lazio, Campania e Lombardia questi operatori dimostrano che la competizione sul mercato Internet italiano è in forte crescita, spingendo verso soluzioni tecnologiche sempre più avanzate.
Ma il Rapporto 2024 sottolinea anche le differenze infrastrutturali tra le varie regioni italiane.

Mentre il Nord Italia si conferma come il punto di riferimento per la connettività, con regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ai vertici per velocità medie e stabilità, Centro e Sud Italia, pur evidenziando la necessità di ulteriori interventi per colmare il divario digitale, mostrano segnali incoraggianti. Questo, grazie agli investimenti di operatori come TIM, Iliad e Tiscali.
Anche le isole maggiori, Sardegna e Sicilia, registrano performance superiori alla media nazionale.

Velocità medie in crescita, ma persistono sfide infrastrutturali

Il mercato italiano continua a evolversi, trainato dalla competizione tra i principali operatori. La presenza di player innovativi non solo stimola la riduzione dei costi, ma incentiva anche lo sviluppo di nuove tecnologie.
Secondo il rapporto, la maggior parte delle regioni italiane presenta velocità di download superiori ai 300 Mbps, a testimonianza di una rete infrastrutturale in costante miglioramento.

Tuttavia, aree rurali e meno densamente popolate continuano a soffrire di ritardi infrastrutturali, sottolineando la necessità di politiche mirate per garantire parità di accesso alla rete. La latenza media varia infatti significativamente tra le regioni, con alcune aree che necessitano di ulteriori interventi per offrire connessioni stabili e performanti.