Curiosità, economia, tecnologia.

Realtà estesa: la tecnologia galoppa, ma il mercato italiano sta muovendo i primi passi

Nel 2024 sono stati lanciati 17 nuovi dispositivi di Extended Reality, 9 visori e 8 smart glasses, con prestazioni sempre più elevate, che portano a 82 il numero dei device sul mercato. Inoltre, sono nati nuovi sistemi operativi dedicati, che favoriranno lo sviluppo di un ecosistema di sviluppatori. E si è assistito a una progressiva integrazione dell’AI in ambito hardware e software.
Si stanno poi costruendo le basi dell’Industrial Metaverse, attraverso Digital Twin di nuova generazione, ovvero, repliche digitali di oggetti, processi o ambienti reali per interagire in un ambiente immersivo. 

Lo confermano i risultati della ricerca dell’Osservatorio Extended Reality & Metaverse del Politecnico di Milano: il 2024 è stato un anno di fermento per le tecnologie di Extended Reality, ma in Italia sono ancora poche le soluzioni adottate delle aziende.

B2c: turismo, retail, sanità, education gli ambiti principali di applicazione 

Oggi si contano 135 mondi virtuali pubblici e 122 Metaverse-as-a-service Platform – Maas, e si comincia a discutere di interoperabilità tra le piattaforme più grandi (Fortnite, Roblox, Minecraft).
Il mercato italiano dell’ER è però ancora agli inizi, soprattutto a causa di una conoscenza ridotta delle sue potenzialità.
Dal 2020 a oggi, quasi 500 imprese in Italia hanno avviato almeno un progetto XR, per un totale di 611 progetti realizzati, di cui 123 avviati nel 2024, -9% rispetto al 2023 per una riduzione degli investimenti nei settori retail, finance e automotive.

Nel B2c, le principali applicazioni nell’ultimo anno sono state nel turismo, nella sanità e nell’ambito education, anche se il retail rimane il secondo settore per numerosità complessiva.

B2b: cresce l’interesse per soluzioni nelle utility 

Nel B2b le soluzioni sono sviluppate soprattutto in ambito manufatturiero, ma c’è crescente interesse nella sanità e nelle utility.
I principali obiettivi per cui le aziende sviluppano progetti con tecnologie XR sono rafforzare l’immagine e il posizionamento dell’azienda e arricchire i servizi offerti nel B2c, oltre a sperimentare soluzioni innovative e ridurre tempistiche e costi nel B2b/B2c.

In generale, l’87% delle grandi aziende dichiara di aver raggiunto i benefici attesi. Tuttavia, il 63% non conosce a sufficienza le tecnologie di Extended Reality: è questo il principale limite al loro sviluppo.

Verso nuove esperienze fisico-digitali e web3D immersivo 

“Le imprese che hanno sviluppato progetti hanno conseguito risultati tangibili, a conferma che già oggi queste tecnologie offrono importanti opportunità in molteplici ambiti, dalla formazione al supporto alla forza lavoro sul campo, dalla prototipazione all’offerta di esperienze immersive in luoghi fisici e tanto altro ancora – afferma Claudio Conti, ricercatore senior dell’Osservatorio -. Inoltre, a tendere, la loro evoluzione potrebbe rivoluzionare diversi settori, come l’entertainment, il turismo, la sanità e il mondo industriale, garantendo nuovi servizi applicativi e nuovi modelli di lavoro e collaborazione. Inoltre, potrebbe aprire le porte a un web3D immersivo e a nuove esperienze fisico-digitali. Proprio per questo, secondo i principali report di technology foresight, l’XR segue l’Intelligenza artificiale tra i trend digitali maggiormente di impatto nei prossimi 5-10 anni”.

Quanti siamo? Meno italiani, più stranieri residenti: i dati Istat 2024

L’Italia continua a cambiare volto dal punto di vista demografico. Secondo i nuovi dati Istat relativi al 2024, la popolazione residente si riduce, con una natalità in calo e un numero crescente di cittadini italiani che scelgono di emigrare.
Allo stesso tempo, aumentano le acquisizioni di cittadinanza italiana e il numero di stranieri residenti.
L’Istituto di Statistica ha analizzato i principali trend.

Calo della natalità: minimo storico

Il tasso di fecondità scende ulteriormente: nel 2024 si registra una media di 1,18 figli per donna, battendo il record negativo del 1995 (1,19 figli per donna).
Il numero complessivo di nascite è in forte contrazione, con solo 370.000 nuovi nati rispetto ai 526.000 del 1995.

Aumento della speranza di vita

C’è però una buona notizia: la speranza di vita alla nascita cresce. Nel 2024, la media per la popolazione residente è di 83,4 anni, con un incremento di quasi cinque mesi rispetto all’anno precedente.

Boom dell’emigrazione italiana

Sempre più italiani decidono di lasciare il Paese. Nel 2024, le emigrazioni verso l’estero sono state 191.000, segnando un aumento del 20,5% rispetto al 2023.
Di queste, 156.000 riguardano cittadini italiani, con un incremento del 36,5%.

Cresce il numero di nuovi cittadini italiani

L’acquisizione della cittadinanza italiana continua a crescere. Nel 2024, sono state concesse 217.000 nuove cittadinanze a stranieri residenti in Italia, superando il precedente record di 214.000 del 2023.

Famiglie sempre più piccole

La struttura familiare cambia: la dimensione media delle famiglie italiane si è ridotta negli ultimi 20 anni, passando da 2,6 componenti a 2,2 nel biennio 2023-2024.

Natalità in calo

Nel 2024 si registrano sei nascite e 11 decessi ogni 1.000 abitanti. Nonostante il calo della natalità, si assiste anche a una riduzione della mortalità, segnale di un progressivo miglioramento delle condizioni sanitarie e della longevità.

Più immigrati, meno emigrati rispetto al passato

Il saldo migratorio netto aumenta, passando da +261.000 nel 2022 a +274.000 nel 2023.
Ciò significa che, nonostante l’aumento delle emigrazioni, l’Italia continua ad attrarre più immigrati rispetto a quanti cittadini decidano di partire.

Il Mezzogiorno si spopola

Il calo demografico è particolarmente evidente nei comuni delle Aree interne del Mezzogiorno, dove la popolazione diminuisce di circa il 5 per mille rispetto all’anno precedente.
Qui, quattro comuni su cinque vedono una riduzione del numero di residenti.

Oltre 5 milioni gli stranieri residenti

Al 1° gennaio 2024, il numero di stranieri residenti in Italia raggiunge i 5,308 milioni, con un incremento di 166.000 unità rispetto all’anno precedente. Questo dato conferma il ruolo crescente delle comunità straniere nel tessuto sociale italiano.

Per concludere

I dati Istat del 2024 delineano un’Italia in trasformazione: meno nascite, più emigrazione e una popolazione sempre più anziana. Tuttavia, il Paese continua ad attrarre nuovi cittadini e immigrati, con un saldo migratorio positivo che contribuisce a compensare, almeno in parte, il declino demografico.

Occorre quindi affrontare questi cambiamenti con politiche adeguate, capaci di sostenere la natalità e favorire l’integrazione dei nuovi cittadini.

Un terzo della popolazione mondiale è ancora offline

Nell’era dell’intelligenza artificiale, del cloud computing e del quantum computing, ben 2,6 miliardi di persone – circa un terzo della popolazione mondiale – non ha ancora accesso a Internet. Questa situazione riguarda in particolare i Paesi a basso reddito, dove solo il 27% della popolazione è connesso, mentre nei Paesi a medio-basso reddito la percentuale sale al 53%. Le disuguaglianze non si limitano a livello globale, ma si manifestano anche all’interno delle singole nazioni: nelle aree urbane l’83% delle persone utilizza Internet, mentre nelle zone rurali la percentuale scende al 48%.

Particolarmente penalizzate sono le giovani donne: nei Paesi a basso reddito, il 90% delle ragazze tra i 15 e i 24 anni vive senza una connessione, limitando così le loro opportunità di studio, lavoro e sviluppo personale.

Mancata connettività: qual è l’impatto economico?

Secondo una recente pubblicazione realizzata da ISPI e Deloitte, il divario digitale rappresenta una minaccia per la crescita economica, la competitività e la coesione sociale. La Banca Mondiale evidenzia che un aumento del 10% nella diffusione della banda larga mobile può favorire una crescita del PIL pro capite dell’1,5-1,6%. Al contrario, l’assenza di servizi digitali frena lo sviluppo economico, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito.

L’accesso limitato ai servizi finanziari online ostacola milioni di imprenditori, rendendo difficile ottenere finanziamenti. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP), in questi Paesi il PIL potrebbe crescere dal 20% al 33% più lentamente nei prossimi anni. Le micro, piccole e medie imprese sono le più colpite: senza servizi finanziari digitali, oltre 19 milioni di esse rischiano di rimanere escluse dal mercato.

Più digitalizzazione, più investimenti

I dati mostrano che i Paesi con infrastrutture digitali avanzate attirano maggiori investimenti esteri. La presenza di portali informativi e piattaforme digitali per la registrazione delle attività economiche porta in media a un incremento dell’8% degli investimenti diretti.

Questo effetto si riflette anche nell’aumento delle registrazioni di nuove imprese, con benefici evidenti per le startup, l’imprenditoria femminile e le comunità rurali.

Intelligenza artificiale e gap tecnologico

L’accesso limitato a Internet incide anche sulla capacità di adottare le nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale. L’AI Preparedness Index del Fondo Monetario Internazionale misura la preparazione dei Paesi all’uso dell’IA, considerando infrastrutture digitali, investimenti in capitale umano e competenze STEM. I risultati evidenziano divari importanti: le economie avanzate ottengono un punteggio medio di 0,68, più del doppio rispetto ai Paesi a basso reddito (0,32).

Le disuguaglianze tecnologiche sono aggravate dal limitato accesso all’istruzione. Il World Economic Forum prevede che il 40% delle competenze attuali diventerà obsoleto e che il 60% dei lavoratori avrà bisogno di riqualificazione entro il 2030. I giovani e le donne sono i più svantaggiati: nei Paesi a basso reddito, il 90% delle adolescenti non ha accesso a Internet, riducendo le loro opportunità di apprendimento digitale del 35% rispetto ai coetanei maschi. Questa disparità si traduce in una sottorappresentazione femminile nei settori tecnologici e nell’intelligenza artificiale, con un impatto negativo sull’occupazione e sull’indipendenza economica delle donne.

Un futuro di disuguaglianze?

Le prospettive per il futuro sono preoccupanti. Se non si interviene per colmare il divario digitale, l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie rischiano di avvantaggiare solo una minoranza, amplificando le disuguaglianze economiche e sociali sia tra le nazioni sia all’interno delle singole società. Andrea Poggi, esperto di innovazione e politiche pubbliche presso Deloitte, sottolinea: “L’economia digitale è il futuro, ma 2,6 miliardi di persone ne sono escluse. Il divario digitale è un ostacolo alla crescita e allo sviluppo sostenibile. Garantire l’accesso digitale è una necessità per costruire un’economia più equa e resiliente”.

Antonio Villafranca, vicepresidente per la ricerca dell’ISPI, aggiunge: “L’esclusione digitale può costare ai Paesi a basso e medio reddito fino a 2.000 miliardi di dollari in crescita economica persa nel prossimo decennio. Investire nella connettività oggi significa prevenire disuguaglianze ancora più gravi domani. L’inclusione digitale non avviene per caso, ma per scelta”.

Sviluppo software, un motore di crescita per le aziende italiane

Lo confermano i numeri del report ‘The art of software: The new route to value creation across industries’ del Capgemini Research Institute: il 90% delle aziende intervistate sta già sviluppando strategie basate sul software per vincere le sfide del mercato. In pratica, 9 imprese italiane su 10 hanno scelto lo sviluppo software per la crescita del proprio business.

Non più relegato a compiti secondari, entro il 2030 il software darà un contributo significativo ai ricavi aziendali, tanto che si parla ormai di ‘softwarizzazione’ diffusa.
Un’espressione che riassume la tendenza a investire sullo sviluppo software per creare prodotti e servizi di valore. 

Un acceleratore per i settori R&S

I benefici della trasformazione aziendale incentrata sul software hanno permesso all’86% delle imprese di ottenere nuove fonti di ricavo attraverso prodotti ‘software-defined’, mentre il 73% ha beneficiato del software per l’accelerazione dei settori R&S.
Inoltre, la trasformazione digitale guidata dal software si traduce in un aumento della quota di mercato per il 62% delle aziende, e in una riduzione dei costi per oltre la metà di esse. 

“La softwarizzazione è molto più di un avanzamento tecnologico – spiega Giacomo Donzelli, practice head software di Capgemini Engineering -. Si tratta di un cambiamento culturale e strategico”.
Un impatto orizzontale, che coinvolge vari segmenti industriali. Il 90% delle aziende automobilistiche, ad esempio, ha già introdotto nuovi servizi basati sul software.

“Siamo entrati in una nuova era di trasformazione aziendale”

Anche nei beni industriali e capital goods il 59% delle imprese ha ottenuto significativi risparmi grazie a strategie digitali mirate.
Nel settore finanziario e retail, la rivoluzione software è altrettanto evidente: il 77% di banche e assicurazioni ha ridotto i tempi di sviluppo dei prodotti, mentre il 59% delle realtà del commercio al dettaglio ha abbassato i costi operativi.

E la tendenza è destinata a crescere. “Siamo entrati in una nuova era di trasformazione aziendale incentrata sul software – afferma Riccardo Dolfi, managing director di Capgemini Engineering – è necessario un cambio di paradigma se le aziende vogliono differenziarsi, innovare e rimanere competitive”.

“Garantire che l’architettura sia solida, sostenibile e scalabile”

Il 60% delle aziende riconosce che il tema del software è ormai una priorità. Tuttavia, solo il 40% ha già una strategia chiara e strutturata.
Serve infatti un ripensamento radicale dell’organizzazione dei processi, che deve essere flessibile, scalabile e orientata all’interoperabilità.

Ed è la stessa cultura aziendale a doversi evolvere per diventare ‘digital-native’, ridisegnando i processi e aumentando la velocità di sviluppo, riporta ANSAcom.Va però colmata un’evidente carenza di talenti.
“È necessario adottare un approccio olistico: dalla creazione di partnership strategiche alla definizione di una roadmap di trasformazione precisa – aggiunge Dolfi – in modo da garantire che l’architettura su cui si basa il software sia solida, sostenibile e scalabile”.

Aziende italiane sempre più tech: l’IA per l’automazione dei processi digitali

Le aziende italiane stanno progressivamente integrando l’Intelligenza Artificiale nei processi di automazione, ma con un ritmo differenziato a seconda della dimensione e del settore di appartenenza. Oltre la metà delle grandi imprese ha implementato almeno una soluzione di automazione digitale, ma solo una minoranza del 8% ha esteso l’uso su larga scala. Tra coloro che ancora non hanno adottato l’AI nell’automazione, il 45% prevede di farlo entro l’anno.

Nel panorama delle piccole e medie imprese, invece, la situazione appare più arretrata: solo il 9% utilizza sistemi di Robotic Process Automation (RPA), segno che esistono ancora barriere tecnologiche ed economiche per una diffusione più ampia. Sono alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Intelligent Business Process Automation della School of Management del Politecnico di Milano.

Il ruolo delle startup 

A livello globale, l’ecosistema delle startup sta giocando un ruolo chiave nel settore dell’automazione intelligente. Sono state individuate 312 startup che offrono soluzioni basate sull’Intelligenza Artificiale per automatizzare processi aziendali, raccogliendo finanziamenti per oltre 2 miliardi di dollari.

Gli investitori stanno puntando soprattutto su piattaforme di sviluppo e monitoraggio dell’automazione, capaci di ottimizzare l’orchestrazione degli agenti AI e migliorare l’efficienza operativa delle imprese.

L’impatto della Business Process Automation sulle imprese

Attualmente, il 51% delle grandi aziende italiane ha adottato in qualche forma la Business Process Automation. Ma solo l’8% ha implementato un’integrazione completa su larga scala. La maggior parte delle applicazioni riguarda l’amministrazione, la finanza e il controllo (76%), seguiti dalle operazioni aziendali (65%) e dagli acquisti (61%).

Guardando alle soluzioni più avanzate di Intelligent Process Automation, il loro utilizzo è ancora limitato, ma si espanderà a breve. Le aree che più beneficiano di queste tecnologie sono il customer service (28%), le operazioni aziendali (22%) e l’amministrazione (18%). L’adozione dell’AI in questi settori consente di migliorare la gestione delle richieste dei clienti, automatizzare decisioni complesse e ottimizzare l’efficienza produttiva.

La sfida delle competenze 

La carenza di competenze specializzate è uno dei maggiori ostacoli alla diffusione dell’automazione intelligente. Solo il 17% delle aziende si affida completamente a fornitori esterni, mentre il 43% ha sviluppato competenze interne e il 40% ha creato team dedicati all’ottimizzazione dei processi. La formazione rimane comunque un punto critico: solo il 12% delle imprese investe in programmi strutturati per sviluppare competenze specifiche nell’ambito dell’Intelligent Process Automation.

Nonostante le difficoltà, il mercato dell’automazione è in forte crescita. Sempre più aziende stanno pianificando di integrare l’AI nei loro processi nei prossimi 12 mesi, con l’obiettivo di migliorare l’efficienza, ridurre i costi operativi e incrementare la qualità dei servizi offerti.

Case d’epoca a Milano: come preservare il valore storico con una ristrutturazione moderna

Milano, città ricca di storia e con una innegabile modernità, presenta un patrimonio architettonico unico nel suo genere.

Tra le sue vie, si possono ammirare edifici storici che raccontano il passato della città. Questi immobili, testimonianze di un’epoca, necessitano di interventi mirati per essere adattati alle esigenze del presente, preservandone il valore storico e culturale.

Il restauro di queste dimore storiche è un’operazione complessa che richiede ovviamente competenze specifiche e una profonda conoscenza del contesto in cui si interviene.

Perché ristrutturare una casa d’epoca a Milano

Una casa d’epoca a Milano rappresenta certamente un patrimonio di valore inestimabile. La ristrutturazione di edifici di questo tipo permette l’aggiornamento strutturale e la valorizzazione degli elementi storici che li rendono unici.

Spesso è necessario preservare le decorazioni originali, i soffitti affrescati e i pavimenti in graniglia, mantenendo il fascino autentico della casa.

Allo stesso tempo, si possono aggiungere soluzioni moderne per migliorare il comfort e l’efficienza energetica. Questo processo trasforma un edificio storico in uno spazio abitativo unico e moderno.

Quali sono i vantaggi di ristrutturare una casa d’epoca

Rinnovare una casa d’epoca offre diversi vantaggi, sia estetici che a livello economico. Le vecchie case milanesi offrono metrature generose, con ambienti spaziosi e ariosi che per questo si sposano bene con degli interventi di ristrutturazione mirati.

Questo permette di adattare gli spazi alle esigenze contemporanee, creando zone giorno ampie e luminose. C’è anche la possibilità di personalizzare gli ambienti secondo il proprio gusto, ovviamente.

Per questo spesso l’acquisto di una casa vecchia (da ristrutturare) è spesso più conveniente rispetto a una nuova costruzione.

In questo caso è possibile infatti investire il budget risparmiato nei lavori di rinnovamento, aumentando il valore della proprietà nel tempo.

Tra l’altro, si può beneficiare di bonus e agevolazioni fiscali per lavori di miglioramento energetico e manutenzione.

Come affrontare la ristrutturazione degli interni

Rinnovare gli interni di una casa vecchia è un’opportunità per dare nuova vita a spazi ricchi di storia.

È necessaria certamente un’attenta analisi dello stato dell’immobile. Un sopralluogo dettagliato, condotto da esperti, permette di individuare eventuali problematiche strutturali.

Questo consente di definire un piano d’azione preciso, dalla messa in sicurezza delle fondamenta alla modernizzazione degli impianti.

Il rifacimento degli impianti è dunque uno degli interventi più importanti. Anche gli impianti idraulici ed elettrici sono spesso obsoleti e necessitano di essere rinnovati.

Non è raro che anche il sistema di riscaldamento necessiti di attenzione ed eventualmente lavori di miglioramento.

Come migliorare l’efficienza energetica

Gli infissi delle case vecchie spesso costituiscono un punto debole in termini di isolamento termico e acustico.

Sostituirli con modelli moderni può ridurre la dispersione di calore. L’aggiunta di pannelli isolanti alle pareti interne o esterne migliora ulteriormente l’efficienza energetica.

Per i pavimenti, si può valutare se restaurare o sostituire. Il restauro è ideale se il pavimento originale è in buone condizioni, mantenendo l’autenticità della casa.

In caso di danni irreparabili, si può optare per la sostituzione con materiali moderni.

Perché affidarsi a un team di esperti

Una ristrutturazione complessa richiede necessariamente il supporto di professionisti qualificati.

Architetti, ingegneri e imprese specializzate garantiscono che ogni fase del progetto sia eseguita con tutta la cura necessaria.

È consigliabile affidarsi ad un partner che possa offrire la gestione completa dei lavori da effettuare. Questa figura assicura che ogni aspetto sia curato da un unico responsabile, che può anche aiutare a comprendere ed accedere agli eventuali bonus fiscali disponibili.

Queste preziose risorse offrono anche servizi di ristrutturazioni chiavi in mano, occupandosi di tutte le fasi del progetto, dalla progettazione alla realizzazione.

Sharing Economy: un mercato da 1,12 trilioni di dollari nel 2029, +32,3%

Biciclette elettriche, scooter, auto autonome e carpooling stanno plasmando lo scenario della mobilità condivisa, ovvero, della Sharing Economy.
Stando all’ultimo rapporto di Technavio, dal 2025 al 2029 il mercato globale della Sharing Economy aumenterà di 1,12 trilioni di dollari, per un +32,3% di CAGR e una crescita incrementale di 1.118,8 miliardi di dollari.

Il crescente utilizzo dei servizi di online ride-hailing rappresenta il principale motore di questa crescita, accompagnato dalla tendenza verso l’adozione della tecnologia AI e blockchain. Per il 2025 gli analisti prevedono già un incremento del 25,7%, con l‘Europa che contribuirà per il 33% a questa espansione globale. Insomma, il futuro della Sharing Economy appare promettente. Tuttavia, le sfide normative relative ad app e piattaforme costituiscono un ostacolo significativo.

Una delle trasformazioni economiche più significative

La crescita sostanziale della Sharing Economy, prevista nei prossimi anni, rappresenta una delle trasformazioni economiche più significative del nostro tempo, poiché ridefinisce i modelli di consumo e di proprietà a livello globale.

La Sharing Economy sta rivoluzionando il modo in cui si acquistano e vendono beni, servizi e asset. Una tendenza guidata da piattaforme digitali e mercati online che consente transazioni peer-to-peer e sta cambiando il volto del capitalismo tradizionale, offrendo alternative ai modelli di proprietà convenzionali per pendolari, viaggiatori e imprenditori.
quanto alla composizione del mercato, attualmente è frammentato da numerosi player (Airbnb, Uber Technologies, Microsoft, Expedia…) che occupano diverse nicchie, in ambiti quali Sharing accommodation, Sharing transport, Sharing finance e altri ancora.

Manca una regolamentazione chiara e coerente

Quello della Sharing Economy è anche un mercato che affronta sfide significative, dovute a normative ambigue e quadri legali altrettanto frammentati nelle diverse regioni.

Questa mancanza di regolamenti chiari e coerenti potrebbe scoraggiare l’innovazione e gli investimenti in nuove tecnologie o servizi, soffocando la creatività e limitando il potenziale del mercato per soluzioni trasformative.
I regolamenti incoerenti possono anche portare alla ulteriore frammentazione del mercato, rendendo difficile per le piattaforme operare oltre i confini nazionali e scalare efficacemente, ostacolando la capacità di raggiungere nuovi clienti.
Sono barriere normative che rappresentano un ostacolo significativo per il futuro della Sharing Economy a livello globale.

Il futuro è plasmato da AI e blockchain

L’Intelligenza artificiale gioca un ruolo cruciale nel plasmare il futuro della Sharing Economy. I sistemi AI permettono un migliore matching tra domanda e offerta, ottimizzano i prezzi in tempo reale e migliorano la customer experience attraverso raccomandazioni personalizzate.
Il futuro della Sharing Economy include la scalabilità di piattaforme user-friendly, l’evoluzione continua della mobilità condivisa e l’integrazione sempre più profonda nei processi decisionali.

Questo ecosistema economico alternativo sta creando un’economia sempre più circolare e sostenibile, offrendo opportunità significative per micro-imprenditori e per un utilizzo più efficiente delle risorse sottoutilizzate.
Inoltre, l’incorporazione della tecnologia blockchain, con il suo sistema di registro digitale decentralizzato e distribuito, offre registrazioni immutabili delle transazioni e smart contracts, rafforzando sicurezza, trasparenza e fiducia all’interno del settore.

Incidenti informatici: nella PA calano quelli gravi

Nel 2024 la Pubblica Amministrazione ha registrato una diminuzione significativa del numero di incidenti gravi causati da errori umani.
Al contrario,  nei settori alimentare, informatico, delle telecomunicazioni e industriale è stato riscontrato un aumento rispetto al 2023.

Emerge dall’ultimo report di Kaspersky Managed Detection and Response (MDR), il report annuale che fornisce approfondimenti sugli incidenti registrati, sulla loro tipologia e sulla loro distribuzione in vari settori e regioni geografiche d’Italia.
Il report, inoltre, indica le tattiche, le tecniche e gli strumenti più utilizzati dai cybercriminali nel corso dell’anno precedente, basandosi sui dati degli incidenti rilevati e analizzati da Kaspersky MDR.

IT, PA, industria sul podio per gli “errori umani”

Se l’anno passato i settori dei mass media, dello sviluppo e delle telecomunicazioni hanno registrato un aumento significativo del numero di incidenti, quanto a quelli più gravi, ovvero, quelli causati direttamente dall’uomo, emerge una notevole differenza nella loro distribuzione.
Nel 2024, il team MDR ha rilevato che la maggior parte degli incidenti gravi si sono verificati nel settore IT (23%), seguito dalla PA (18%) e da quello industriale (18%).

Il report sottolinea però una diminuzione significativa degli incidenti ad alta intensità nella PA nel settore dello sviluppo, a fronte di un aumento nel settore alimentare.
Inoltre, si è registrata una crescita relativamente elevata del numero di incidenti nel settore industriale e un leggero incremento nella vendita al dettaglio, nell’informatica e nelle telecomunicazioni.

Sventati molti tentativi di attacco

Tuttavia, nonostante il settore dei mass media abbia registrato un incremento sostanziale degli incidenti complessivi, questa tendenza non si è tradotta in un corrispondente aumento degli incidenti gravi. Molti tentativi di attacco sono stati rapidamente individuati e mitigati, impedendo che la gravità  superasse i livelli medi.

“Nel 2024, abbiamo osservato un cambiamento nel panorama delle minacce informatiche, con gli incidenti più gravi che si sono verificati nel settore alimentare, sottolineando la necessità di intervenire con misure di sicurezza informatica – commenta Sergey Soldatov, Head of Security Operations Center di Kaspersky. – Sebbene il numero complessivo di incidenti sia aumentato in settori come telecomunicazioni e mass media, la resilienza dimostrata nel rilevare e neutralizzare rapidamente le minacce evidenzia l’importanza di adottare misure proattive”.

Come rafforzare la protezione aziendale?

“Poiché gli attaccanti perfezionano costantemente le loro tattiche, anche le aziende devono adattarsi investendo in solide soluzioni di cybersecurity che combinano tecnologie avanzate e la supervisione di esperti”, aggiunge Soldatov.

Per rafforzare la protezione aziendale contro gli attacchi più sofisticati, gli esperti consigliano di adottare soluzioni di cybersecurity efficaci, affidarsi a professionisti qualificati per la loro gestione o implementare servizi di sicurezza gestiti, che offrono una gestione completa degli incidenti, dall’identificazione delle minacce fino alla protezione continua e al ripristino.
Grazie a queste soluzioni, le aziende possono difendersi efficacemente dagli attacchi informatici avanzati, analizzare gli incidenti e ricevere supporto da esperti. Anche nel caso in cui non dispongano di personale dedicato alla sicurezza.

Imprenditori under 35: in 10 anni quasi un quarto di aziende in meno

Tra chiusure e superamento della soglia di età degli amministratori, il bilancio dell’ultimo decennio ha visto sparire oltre 153mila attività guidate da giovani imprenditori, portando il numero complessivo delle imprese giovanili dalle quasi 640mila del 2014 alle 486 mila di dicembre 2024. Sono numeri che testimoniano la profonda trasformazione del tessuto imprenditoriale italiano, spinto anche dall’inverno demografico in cui è entrata la società

Lo rileva l’analisi di Unioncamere-InfoCamere sulla natalità e mortalità delle imprese giovanili in Italia: ogni giorno, per 10 anni consecutivi, il nostro Paese ha ‘perso’ 42 imprese guidate da under 35.

Forte ridimensionamento delle attività tradizionali

La forte riduzione del perimetro ha innescato una sensibile ricomposizione settoriale dell’imprenditoria giovanile.
I servizi alle imprese, in particolare, registrano una crescita del 3,5%, con quasi 2mila imprese giovanili in più nel decennio, mentre l’agricoltura mantiene sostanzialmente stabile la presenza degli under 35 (+0,06%), confermandosi un’opportunità imprenditoriale concreta per molti giovani. 

A queste trasformazioni fa eco il forte ridimensionamento delle attività più tradizionali. Costruzioni e commercio sono i comparti che hanno pagato il prezzo più alto: il primo ha perso quasi 40mila imprese giovani (-38,7%), mentre il commercio oltre 66mila (-36,2%).
Pesante anche il calo registrato dalle attività manifatturiere, dove in dieci anni sono venute meno oltre 14mila imprese (-35,9%).

Crescono i settori avanzati e tecnologici

Il calo ha colpito in modo particolare il mondo artigiano, che nel decennio ha perso oltre 47mila imprese giovanili (-28,1%), mentre l’imprenditoria femminile under 35 ha visto una contrazione di oltre 43mila unità (-24,5%) e le imprese guidate da giovani stranieri sono diminuite di quasi 35mila unità (-27,4%).

In termini di composizione percentuale, se nel 2014 commercio e costruzioni rappresentavano insieme quasi il 45% di tutte le imprese under 35, oggi il loro peso è sceso al 37%.
Cresce invece l’incidenza dei servizi alle imprese (dall’8,7% all’11,8%) e dell’ICT (dal 6,4% all’8%). Un chiaro segnale di come le nuove generazioni si stiano orientando verso settori a maggior contenuto tecnologico e di servizi avanzati.

Flessione in tutte le regioni

A livello territoriale, l’arretramento dell’imprenditoria giovanile mostra alcune differenze. La Lombardia, che resta la regione con il maggior numero assoluto di imprese under 35 (oltre 74mila), ha registrato nel decennio una contrazione del 15,1%. La Campania, seconda per presenza di imprese giovanili (oltre 61mila), ha subito perdite del 23,8%. 

Più marcato il calo nelle regioni del Centro: Marche -36,7%, Umbria -32%, Toscana -31,1%. Nel Mezzogiorno, dove tradizionalmente è più elevata l’incidenza di imprese giovanili sul totale, le flessioni più consistenti si sono registrate in Molise (-35,6%), Abruzzo (-35,2%) e Calabria (-34,4%).
Più contenute le perdite in Sicilia (-32,9%) e Puglia (-28,6%), che mantengono una significativa presenza di imprenditoria giovanile, con rispettivamente quasi 43mila e 34mila imprese under 35.

Cybersecurity: tra PMI e grandi aziende profonde disparità di risorse

Le Pmi si trovano ad affrontare costi sproporzionatamente elevati nella lotta contro la criminalità informatica, mentre le aziende più grandi dispongono di un maggior numero di risorse e personale IT, nonché di un maggior numero di soluzioni gestite. E se le Pmi dispongono in media di 9 soluzioni di sicurezza, spesso solo con funzionalità di base, e di 4 specialisti che gestiscono i processi standard e le minacce più conosciute, le grandi aziende gestiscono in media 15 soluzioni di sicurezza complesse, e spesso costose, avvalendosi in media di 23 specialisti di sicurezza informatica.

Secondo l’IT Security Economics Report 2024 di Kaspersky, questi professionisti, benché qualificati, svolgono spesso attività manuali ed eseguono molte operazioni di routine. 

Le sfide delle grandi aziende

La carenza di specialisti qualificati rappresenta di per sé una sfida per le grandi aziende, ma si traduce anche in un aumento delle retribuzioni dei dipendenti. Inoltre, la duplicazione dei dati tra i sistemi complica ulteriormente le operazioni di sicurezza, così come la telemetria isolata, che impedisce una corretta correlazione dei dati critici di sicurezza, causando lacune nel rilevamento tempestivo delle minacce.

Inoltre, i team di cybersecurity devono affrontare un numero elevato di alert e falsi positivi, ma i professionisti della sicurezza spesso non hanno il tempo necessario per condurre analisi approfondite, poiché i loro sforzi sono concentrati nella gestione di soluzioni di sicurezza multiple e diversificate.
Di conseguenza, le grandi aziende diventano sempre più vulnerabili alle sofisticate Advanced Persistent Threats (APT) e ai complessi attacchi informatici guidati dall’uomo.

E quelle delle PMI

Per quanto riguarda le Pmi, la carenza di personale e le risorse limitate rendono trascurabile la formazione continua sulla sicurezza e l’educazione dei dipendenti, aumentando il rischio di fughe di dati causate da coloro che potrebbero inconsapevolmente aiutare gli avversari informatici.

La carenza di risorse incide anche sullo sviluppo e sull’applicazione delle politiche di sicurezza, mentre i limiti finanziari impediscono alle Pmi di investire in soluzioni di sicurezza più avanzate. Nonché nel personale qualificato necessario per gestirle.
Per affrontare queste sfide, le Pmi possono trarre vantaggio dall’esternalizzazione di attività di sicurezza complesse a team esperti, come i Managed Service Provider (MSP) o i Managed Security Service Provider (MSSP).

Trasformare la forza lavoro in un ulteriore livello di protezione

In generale, è fondamentale che le aziende trasformino la propria forza lavoro in un ulteriore livello di protezione contro i cyberattacchi. Le soluzioni di security awareness stimolano i dipendenti ad adottare un comportamento sicuro su Internet, anche attraverso esercizi di simulazione di attacchi di phishing, per insegnare al personale a riconoscere le e-mail di phishing e altre truffe di social engineering.

Mentre le grandi aziende beneficiano di economie di scala, nelle Pmi l’investimento proporzionale nella sicurezza informatica è maggiore. Questo evidenzia l’importanza di adottare strategie di sicurezza personalizzate, che rispondano alle sfide specifiche delle aziende di tutte le dimensioni.