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Assicurazioni auto: continuano i rincari, ma risparmiare è ancora possibile

A fine 2021, a causa del Covid, in media il premio dell’ Rc auto in Italia era di 451 euro, mentre a settembre 2024 è arrivato a 656.
Anche quest’anno, infatti, il costo della polizza auto è aumentato, in media, del 6%.

Un dato distante rispetto al rincaro a doppia cifra del 2023 sul 2022, ma sempre consistente, poiché si tratta comunque di un rialzo che si accumula a quello degli anni passati. Se dal 2012 al 2022 i costi assicurativi per l’automobile erano in costante diminuzione, nella seconda parte del 2022 le polizze purtroppo hanno ricominciato a crescere, fino ad arrivare al picco del +27% nel 2023, pari a un premio medio di 619 euro.
Ma secondo le simulazioni di Altroconsumo, scegliendo la tariffa più economica può risparmiare  in media del 24%.

Al Sud si spende meno? Dipende  

Di fatto, al Nord-Ovest il rincaro medio è del +9%, al Sud e nelle Isole, rispettivamente, del +4% e +2%.
Sebbene in queste zone l’aumento sia inferiore, non significa che si spenda meno. Si ‘sborsano’ infatti il 52% e il 24% in più rispetto al Nord-Est, l’area in cui la spesa media è più bassa.

Secondo una simulazione di Altroconsumo è Napoli il capoluogo in cui si spende di più: in media, 1.120 euro all’anno. Napoli però è anche una delle città in cui si risparmierebbe di più, ovvero, il 46% (516 euro).
Il capoluogo più economico è invece Milano, con 285 euro all’anno, praticamente, un quarto di quanto si spende a Napoli. E con la tariffa più conveniente si spenderebbero circa 108 euro (-38%).

Tutte al Nord le regioni dove le tariffe crescono di più

Tra gli estremi di Napoli e Milano ci sono Torino e Palermo, dove si spendono circa 600 euro, e Bologna e Roma, dove il costo medio della polizza è di 400 euro.
In tutte le città, comunque, il risparmio possibile con l’offerta più economica individuata sarebbe stato almeno del 24%.

L’indagine conferma quindi che prima di rinnovare la polizza con la propria compagnia vale la pena cercare altre tariffe.
Quanto alle singole regioni, quelle in cui le tariffe sono cresciute di più sono comunque tutte al Nord.

Ma la meno cara è il Friuli Venezia-Giulia

È il Trentino-Alto Adige la regione in cui i costi delle polizze rc auto sono cresciuti di più: +9,8%. Aumenti di prezzo più contenuti sono stati invece rilevati in regioni del Sud o nelle Isole: Basilicata (+1,7%), Sardegna (+1,3%), Calabria (+0,3%).
In Molise, poi, il prezzo assicurativo è addirittura sceso: -2,6% rispetto al 2023. 

La regione più cara però è la Campania. Con 1.102 euro in media, si spende il 70% in più del premio medio nazionale (643 euro tra ottobre 2023 e settembre 2024) e il 156% in più del Friuli Venezia Giulia, dove si spendono 431 euro.

Dopo la Campania, Puglia (715 euro, +11% spesa media) e Calabria (696 euro, +8%).
Le tre meno care, invece, oltre al Friuli Venezia-Giulia, sono Trentino-Alto Adige (484 euro) e Valle d’Aosta (497 euro).

Il 2024 è l’anno dell’Identità digitale, in Italia partono i test per l’IT Wallet

Nel mondo sono 149 i progetti di wallet per l’identità digitale, di cui 114 nel settore privato, 31 nel pubblico e 4 congiunti. Anche in Italia sono partiti i test per l’IT Wallet accessibile tramite l’App IO, e per ulteriori portafogli digitali che potranno essere resi disponibili da provider privati accreditati.
La prima versione in sperimentazione, disponibile per tutti i cittadini dal 4 dicembre 2024, contiene tessera sanitaria, patente e carta europea delle disabilità. Nei mesi successivi verranno ampliate le credenziali e le possibilità di utilizzo.

Il 2024 è stato l’anno dell’identità digitale. In Europa è ufficialmente entrato in vigore il Regolamento eIDAS2 che getta le basi per il futuro di questo mercato.
I singoli Stati, tra cui appunto l’italia, stanno definendo le strategie per l’erogazione ai cittadini entro il 2026 dell’EUDI Wallet, il sistema di portafoglio digitale costituito da un wallet nazionale pubblico.

“Le aziende che sceglieranno di proporsi come provider saranno determinanti”

Secondo i risultati della ricerca dell’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano, le imprese iniziano a interrogarsi su come far evolvere la relazione con i propri utenti puntando sulla valorizzazione dell’identità digitale e degli attributi salvati nel wallet.
Intanto, nel mondo, si muovono le Big Tech, come Google, Samsung e Apple, che stanno avviando collaborazioni con diversi Governi per la dematerializzazione e l’utilizzo digitale dei documenti di riconoscimento attraverso i loro wallet.

“Le opportunità di utilizzo del wallet potranno essere ampliate solo con l’offerta di una gamma diversificata di credenziali – conferma Valeria Portale, Direttrice dell’Osservatorio Digital Identity -. Saranno determinanti le aziende che sceglieranno di proporsi come provider, valorizzando competenze e asset per offrire soluzioni più familiari agli utenti”.

“Rimangono aree grigie dal punto di vista normativo”

“Nonostante il grande fermento deve ancora arrivare il vero punto di svolta – commenta Giorgia Dragoni, Direttrice dell’Osservatorio -. Rimangono aree grigie dal punto di vista normativo sui dettagli tecnici del wallet e valutazioni strategiche ancora non pienamente svelate dagli attori di mercato. Nei prossimi mesi, in Italia e in Europa, i principali soggetti nel mercato dell’identità digitale, governi, fornitori, ma anche aziende utilizzatrici, dovranno affrontare sfide complesse”.

Intanto continua la crescita dei sistemi esistenti: 38,9 milioni di identità SPID e 47,5 milioni di CIE, ma ‘solo’ 6,1 milioni di utilizzatori della sua versione digitale tramite app CieID. Non sarà quindi semplice centrare l’obiettivo PNRR di 42,3 milioni di identità digitali entro giugno 2026, poiché l’interesse delle aziende per l’integrazione si è notevolmente ridotto.

“Indispensabile una strategia di coinvolgimento chiara ed efficace”

“L’attivazione del wallet da parte dei cittadini sarà su base volontaria e sarà indispensabile una strategia di coinvolgimento chiara ed efficace, con sistemi semplici e intuitivi – aggiunge Luca Gastaldi, Direttore dell’Osservatorio Digital Identity -. Sarà necessaria una varietà di servizi, offerti sia da enti pubblici sia da aziende private. È importante che queste ultime siano coinvolte non solo per l’obbligo imposto ad alcune di accettare l’EUDI wallet come metodo di riconoscimento, ma per la reale volontà di essere protagoniste in questa trasformazione, entrando nell’ecosistema come verifier di credenziali dell’utente o costruendo su tali credenziali servizi di valore”.

Imprese e futuro: quali competenze servono per una crescita sostenibile?

La crescente importanza delle competenze specialistiche, unite alle capacità di co-progettazione, di problem solving, oltre alla flessibilità e l’adattamento per la transizione sostenibile, sono gli ingredienti per la crescita delle imprese.
Le imprese, però, assegnano un valore significativo anche alla certificazione delle competenze del personale, da assumere attraverso la collaborazione con le istituzioni formative.

Oggi le competenze specialistiche sono essenziali, ma altrettanto importanti sono le soft skill, competenze che non si apprendono nel corso degli studi ma sono indispensabili per guidare e attuare i cambiamenti all’interno delle imprese.
Lo evidenzia l’indagine condotta da Unioncamere in collaborazione con Ecomondo.

Reclutare nuovo personale e investire in reskilling e upskilling

Negli ultimi cinque anni il 78,4% delle imprese ha investito in innovazione per la sostenibilità, mentre il 18,3% pensa di farlo prossimamente. Un orientamento si traduce in una domanda di upskilling e reskilling del personale esistente per allinearsi alle nuove sfide ambientali e tecnologiche.

Gli investimenti in queste aree rispondono alla necessità di aggiornare le competenze del personale attuale, elemento ritenuto fondamentale per migliorare la competitività.
Altrettanto strategico è il reclutamento di nuovo personale con competenze adeguate alle innovazioni introdotte in azienda.

Per continuare a essere competitivi serve una formazione all’avanguardia

Tra le competenze cruciali per affrontare le sfide del mercato della duplice transizione digitale e green il 47,8% delle imprese segnala le competenze specialistiche collegate al profilo tecnico collegato (hard skill).
Molto ricercata anche la capacità di lavorare in gruppo, o co-progettazione (42,2%), il problem solving (36,6%), la flessibilità e l’adattamento (34,8%).

“L’Italia è leader tra le principali economie europee nella green economy, ma per continuare a essere competitiva ha bisogno di una formazione all’avanguardia che risponda alla crescente domanda di competenze green”, spiega Alessandra Astolfi, global exhibition Director Green Technology Division di Italian Exhibition Group.

Ma 9 imprese su 10 segnalano difficoltà di reperimento

Nonostante l’interesse per nuove competenze, però, 9 imprese su 10 segnalano difficoltà nel reperire i profili professionali adatti, principalmente per l’assenza di competenze specifiche in ambito sostenibilità.
Per ovviare a questa carenza, l’80% delle imprese manifesta un forte interesse a collaborare con istituzioni accademiche e di formazione per avviare percorsi di coprogettazione, con l’obiettivo di formare risorse in grado di rispondere alle esigenze del mercato.

Oltre alla formazione, la certificazione delle competenze è percepita come un valore aggiunto dalle imprese. Circa il 60% del campione ritiene infatti che la certificazione di specifiche competenze sostenibili e innovative sia fondamentale per garantire qualità e competenza nel personale.

Phishing, quali rischi con l’utilizzo dei modelli linguistici avanzati?

Si registra un aumento nell’uso di modelli linguistici avanzati (LLM) da parte dei cybercriminali per generare contenuti destinati a phishing e truffe online. Lo rendono noto gli esperti del Centro di Ricerca sull’Intelligenza Artificiale di Kaspersky.

Attraverso questi strumenti, i criminali possono creare in modo rapido e automatizzato siti web fraudolenti, spesso mirati a utenti di piattaforme di scambio e wallet di criptovalute, come evidenziato dai campioni analizzati.

Come capire se un sito è generato dall’IA 

Uno degli elementi più riconoscibili nei testi prodotti dagli LLM sono le dichiarazioni automatiche di non responsabilità. Frasi come “In qualità di modello linguistico dell’AI…” o “Non posso fare esattamente ciò che chiedi, ma posso offrire un’alternativa simile” appaiono frequentemente nei contenuti generati automaticamente e rappresentano un segnale di utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Questi messaggi, spesso presenti in pagine destinate a utenti di piattaforme di criptovalute, possono rivelare la natura “finta” del contenuto.

Automazione e produzione di massa

Grazie agli LLM, i truffatori hanno la possibilità di creare decine di pagine di phishing in modo efficiente e rapido, un processo che in passato richiedeva un maggiore impegno di tempo e di lavoro. “L’uso dell’AI facilita la creazione di contenuti di qualità apparente, complicando il rilevamento degli attacchi”, ha dichiarato Vladislav Tushkanov, Research Development Group Manager di Kaspersky.

Gli LLM permettono di generare sia singoli blocchi di testo che intere pagine web, nascondendo gli indicatori di rischio anche nei meta-tag, frammenti di codice HTML che descrivono il contenuto della pagina.

Le tracce dell’IA 

Oltre alle frasi identificative, ci sono ulteriori elementi che possono segnalare l’impiego dell’AI. Ad esempio, frasi ricorrenti come “nel panorama in continua evoluzione” o “approfondire il tema” sono spesso usate dai modelli linguistici. Anche le limitazioni temporali, che si manifestano con frasi come “secondo il mio ultimo aggiornamento di gennaio 2023”, sono indicatori presenti spesso.

Difendersi dal phishing

Per proteggersi da truffe e attacchi di phishing, gli esperti suggeriscono alcune precauzioni fondamentali. Innanzitutto, controllare l’ortografia: spesso i collegamenti ipertestuali in e-mail e siti fraudolenti contengono errori di ortografia o reindirizzano a pagine false. Poi, anziché cliccare sui link, si consiglia di inserire manualmente l’indirizzo nel browser, per evitare collegamenti poco affidabili. E’ infine fondamentale dotarsi di software di protezione in modo da navigare in modo più sicuro, individuando siti, download e estensioni pericolose.

Come calcolare il ROI dell’AI e ottenere un vantaggio competitivo reale

Come si misura il ROI dell’Intelligenza artificiale ? E come evitare passi falsi, e ottenere un reale valore aggiunto?
La domanda che oggi molti ceo si pongono è: “Vale davvero la pena investire nell’AI?” Per trovare la risposta, spesso le aziende si affidano ai loro cfo (chief financial officer), incaricati di fare i conti con numeri incerti e scenari non sempre rassicuranti.

Infatti, entro il 2025 un progetto di AI su tre finirà nel cestino perché i costi supereranno i benefici. Questo è l’allarme lanciato da Gartner, e suona come una doccia fredda per tutte le aziende che stanno puntando sull’AI senza avere una chiara strategia di ritorno sugli investimenti.

Cercare successi rapidi e partire da quelli

L’AI può portare grandi ritorni, ma solo se l’azienda riesce a eccellere in più campi contemporaneamente. Non basta avere un buon modello: secondo Deloitte servono dati di alta qualità, monitoraggio continuo di performance e misure di sicurezza, nonché governance impeccabili.
Proprio come un decatleta che si destreggia in dieci discipline, anche qui bisogna mantenere standard elevati su più fronti.

Invece di inseguire il sogno di rivoluzionare l’azienda con l’AI da un giorno all’altro, è meglio concentrarsi su piccoli risultati concreti e far leva su quelli per convincere gli stakeholder a ulteriori investimenti.
Il calcolo del ROI dell’AI è più un’arte che una scienza. Il trucco sta nel bilanciare costi e benefici, non solo finanziari, ma anche strategici.

Non è una corsa veloce, ma una maratona

Ogni azienda è diversa, così come lo sono gli effetti dell’AI. Per questo, il ROI non si misura con lo stesso metro per tutti. Alcuni benefici potrebbero non comparire nei fogli di calcolo tradizionali o nei KPI abituali, ma potrebbero manifestarsi in miglioramenti di qualità, innovazione o conformità. Non è una corsa veloce, ma una maratona.

Spesso le aziende incontrano difficoltà perché mancano di personale qualificato, necessario per gestire questa tecnologia. La buona notizia? Investire nell’AI può attrarre giovani talenti, sempre più interessati a lavorare con tecnologie all’avanguardia.
Non si tratta di sostituire le persone con l’AI, ma di farle lavorare insieme.

Per avere successo non si può ragionare per compartimenti stagni

I progetti migliori nascono dalla collaborazione tra diversi dipartimenti (IT, finanza e altre aree strategiche).
Secondo il report SAP Concur CFO Insights oltre la metà dei cfo ritiene cruciale collaborare con i responsabili IT per sfruttare al meglio l’AI. E poi c’è sempre il grande dilemma: sviluppare internamente o acquistare soluzioni già pronte? La prima opzione offre maggiore controllo, ma richiede più tempo e risorse. La seconda è più rapida e meno rischiosa, ma meno personalizzabile.

Capire l’equazione giusta del ROI significa trovare il giusto mix tra queste scelte. Solo così l’AI può diventare un vero motore di crescita e innovazione.

Qual è l’impatto socioeconomico dei pagamenti digitali?

I pagamenti digitali possono avere un impatto in termini di efficienza economica e creazione di un tessuto sociale più connesso e inclusivo.
A riscontrare maggiori benefici dall’utilizzo dei pagamenti digitali saranno soprattutto le Piccole e medie imprese. Oggi il 67% delle Pmi europee accetta pagamenti con carte di credito o di debito, e l’accettazione tramite carta o mobile potrà avere un impatto positivo sui loro profitti.

Emerge da uno studio di Visa presentato al Visa Payments Forum, l’annuale evento internazionale in corso a Parigi. Secondo lo studio, sono cinque i trend chiave che stanno plasmando il futuro dei pagamenti: digital ID, miliardi di consumatori che si trasformano anche in potenziali venditori, servizi configurabili, embedded finance e AI. Gran parte della tecnologia per la loro realizzazione esiste già, ma non è distribuita in modo uniforme.

La tecnologia al servizio di imprese e consumatori

Offrire un’ampia libertà di scelta di pagamenti digitali contribuisce ad aumentare anche le opportunità di vendita.
L’introduzione di Click to Pay, ad esempio, potrebbe ridurre il tempo del check-out fino al 40% durante gli acquisti online, rendendo l’esperienza dei clienti più rapida e agevole. Infatti, questa soluzione consente di inserire i dati della carta di credito, debito o prepagata, nell’app di pagamento solo la prima volta, in modo da poter poi pagare in seguito con un solo clic su tutti i siti in cui è disponibile il servizio.

Un rivenditore che adotta Click to Pay potrebbe aumentare i propri ricavi fino al 30%. Un risultato significativo che per le Pmi dell’Unione Europea e Regno Unito potrebbe generare un aumento annuale di 51 miliardi di euro nelle vendite e-commerce.

Pagamenti biometrici in accelerazione, soprattutto in Italia 

Anche i pagamenti biometrici sono destinati ad accelerare, soprattutto in Italia, dove quasi 2 consumatori su 5 sono disposti a sostituire i propri oggetti di uso quotidiano con dispositivi a funzione biometrica.

Una volta divenuta di uso quotidiano e diffusa, la biometria potrebbe ridurre le frodi anche di 483 milioni di euro l’anno, mentre le Pmi dell’UE e del Regno Unito potrebbero ottenere fino a 43 miliardi di euro di vendite aggiuntive all’anno, di cui il 5% solo in Italia.

L’AI come chiave per sbloccare nuove opportunità imprenditoriali

L’adozione di strumenti digitali come l’AI possono aiutare i consumatori nella gestione delle proprie finanze, con un potenziale aumento dei risparmi tra 130 e 250 miliardi di euro all’anno in tutta Europa.
Particolarmente ottimiste riguardo l’uso dell’AI sono le generazioni più giovani, soprattutto in Italia, dove il 44% delle persone tra 18 e 34 anni ritiene che tecnologia avrà un impatto positivo sul loro stile di vita.

Sempre in Italia, oltre la metà degli intervistati (52%) considera l’AI la chiave per sbloccare nuove opportunità imprenditoriali. Tanto che prenderebbe in considerazione la gestione di un’attività online o la vendita di articoli online per ottenere qualche guadagno in più nel caso in cui l’AI potesse aiutarli ad avviarla.

Perchè gli italiani sono i collezionisti più appassionati d’Europa?

Nel XXI secolo, il mondo del collezionismo ha vissuto profondi cambiamenti, con l’emergere di nuove modalità e categorie di oggetti da collezionare. Una ricerca realizzata da Catawiki, marketplace per oggetti speciali, e Hypebeast, piattaforma di riferimento per la cultura contemporanea, analizza queste trasformazioni e offre previsioni sulle tendenze future.
Lo studio, intitolato “21st Century Collecting”, è stato condotto grazie agli strumenti di Hypemind, un’unità di ricerca di Hypebeast specializzata nell’interpretazione di fenomeni culturali per prendere decisioni strategiche.

L’identikit del collezionismo in Europa

L’indagine ha coinvolto oltre 4.500 persone in Italia, Francia, Germania, Belgio e Paesi Bassi, intervistando sia collezionisti attivi che potenziali. I dati mostrano una crescente passione per il collezionismo: quasi il 50% degli adulti europei possiede una collezione e spende in media 1.500 euro l’anno. Inoltre, si prevede che nei prossimi 3-5 anni le spese per il collezionismo aumenteranno del 30%.

Italia: il mercato più dinamico 

In Italia, il collezionismo è particolarmente radicato: 6 italiani su 10 dichiarano di possedere almeno una collezione, per un totale di 33 milioni di collezionisti. Il primato regionale appartiene alla Lombardia, seguita da Campania, Sicilia, Lazio e Veneto. Le categorie preferite includono libri (49%), orologi (33%), gioielli e fotografie (32%), oltre a banconote e monete (32%).

Nel 2023, la spesa media per il collezionismo in Italia ha raggiunto 1.381 euro, superando quella delle vacanze estive (1.130 euro). Questo trend crescerà più velocemente rispetto ad altri Paesi europei, con un aumento del 37% entro i prossimi anni. La spesa prevista per la Gen X potrebbe raggiungere i 2.092 euro.

La tecnologia cambierà il collezionismo? 

La tecnologia sta giocando un ruolo chiave nella trasformazione del collezionismo. Oltre il 78% dei collezionisti italiani ritiene che le innovazioni digitali avranno un impatto significativo sulla gestione delle collezioni, mentre il 74% prevede che piattaforme di streaming cambieranno il modo di acquistare e possedere oggetti.

Oggetti tecnologici come vecchi telefoni cellulari, console e videogame stanno già diventando molto ricercati. In parallelo, categorie tradizionali come vinili, gioielli, francobolli e fumetti continueranno ad avere una forte presenza.

Preservare il patrimonio e generare valore

Gli italiani collezionano non solo per passione, ma anche con l’obiettivo di preservare il valore degli oggetti per le future generazioni. Tuttavia, l’aspetto economico è sempre più rilevante: il 32% degli intervistati prevede di rivendere la propria collezione per ottenere guadagni, una percentuale che sale al 42% tra i giovani della Gen Z.

L’equilibrio tra tradizione e innovazione caratterizza il collezionismo italiano, che si conferma uno stile di vita in continua evoluzione.

Pmi, digitalizzazione ed efficienza logistica: perchè è necessario aggiornarsi

Ibc, l’associazione industrie beni di consumo, promuove un ciclo di seminari sulla digitalizzazione al servizio delle Pmi. Con i recenti dati dell’inflazione in calo, la competitività delle industrie di beni di consumo è un fattore di particolare rilevanza dal punto di vista economico.
All’associazione fanno riferimento oltre 35mila industrie che producono beni di consumo, realtà italiane ed estere, operanti nei settori alimentare e non alimentare, che generano complessivamente un giro d’affari di 500 miliardi, e occupano in Italia oltre 1,1 milioni di persone.

L’obiettivo dei seminari è “coinvolgere, informare, formare le industrie associate – afferma il presidente dell’associazione, Flavio Ferretti -, così da incoraggiare l’adozione di soluzioni concrete per ridurre i costi operativi, migliorare la produttività e rafforzare la competitività sul mercato interno ed internazionale del tessuto industriale italiano”.

“Fornire strumenti adeguati al tessuto imprenditoriale”

Le Pmi rappresentano circa il 90% del tessuto imprenditoriale italiano, l’ossatura cardine in tutti i settori dell’economia italiana. Un tessuto, che per restare competitivo ha bisogno di aggiornarsi, adottando processi di digitalizzazione ed efficienza logistica.

“È necessario quindi fornire degli strumenti adeguati al tessuto imprenditoriale, ma alla volontà devono seguire i fatti – sottolinea Ferretti -. L’intenzione delle aziende di investire su queste tematiche esiste, ma poiché si tratta di realtà composte da poco personale, mancano tempi e competenze. La trasformazione digitale va affrontata, è urgente per tutte quelle piccole e medie imprese che hanno l’obiettivo di recuperare competitività”.

“Un mercato di alti prezzi e alti margini, ma bassi profitti”

“Questa sfida che passa da competenze, investimenti e piani a medio lungo termine, è fondamentale per garantire competitività e apertura verso nuovi mercati”, aggiunge il presidente di Piccola Industria Assolombarda, Mattia Macellari.

“Per le Pmi italiane c’è bisogno di colmare gap ultradecennali, perché le inefficienze e gli alti costi in filiera determinano un mercato fatto di alti prezzi e alti margini, ma bassi profitti – conferma Andrea Ausili, Cio di Gs1 Italy -. Una trasformazione digitale, l’adozione di regole e linguaggi comuni non è più rimandabile nel contesto odierno. Le sfide e le opportunità che la tecnologia ci mette a disposizione possono essere colte solo se sono stati assolti compiti e processi di base, che necessariamente devono essere consolidati prima di sviluppare nuove tecnologie”.

“Servono un sistema integrato e una strategia IT di lungo termine”

Uno dei problemi che affligge il tessuto delle Pmi italiane è la mancanza di comunicazione tra le aree aziendali, riporta Adnkronos. Per questo, “serve un sistema integrato che affronti le necessità delle varie aree di business e una strategia IT di lungo termine”, aggiunge Pierpaolo Mamone, consumer products sector leader di Deloitte.

Secondo Mamone, il tema da affrontare è quello dei dati che devono essere accessibili, accurati e completi. I dati sono “Il petrolio del futuro – continua Mamone -, hanno attributi fondamentali dai quali non si può prescindere e che richiedono investimenti”.

Google Maps, parte la lotta contro le recensioni false

Recensioni fake, addio. Google Maps ha infatti deciso di adottare misure più severe contro le recensioni false, cercando di garantire che le valutazioni pubblicate riflettano esperienze autentiche e affidabili. Questo nuovo approccio mira a proteggere l’integrità del sistema di recensioni, salvaguardando sia i consumatori sia le aziende “corrette”.

Limitazioni per chi utilizza recensioni fake

Se un’azienda viene scoperta a utilizzare recensioni false per migliorare il proprio punteggio, Google Maps interverrà limitando temporaneamente la pubblicazione di nuove recensioni e valutazioni. Inoltre, verrà mostrato un messaggio di avviso sulle pagine aziendali coinvolte, segnalando agli utenti che alcune recensioni sospette sono state rimosse. Questa politica mira a scoraggiare comportamenti scorretti, mettendo in evidenza le attività “dubbie” ai potenziali clienti.

La politica di restrizioni verrà estesa a livello globale  

Le restrizioni per le pagine aziendali che violano le politiche di Google hanno debuttato nel Regno Unito. Tuttavia, a partire da metà settembre, queste misure sembrano essere state estese globalmente, anche se al momento gli avvisi sono visibili solo agli utenti britannici. L’intento di Google è quello di implementare gradualmente questo sistema a livello internazionale, creando un ambiente più trasparente per chi utilizza il servizio Maps in tutto il mondo.

Cosa prevede la politica di Google

Le linee guida di Google sui contenuti vietati sono chiare: le recensioni devono rappresentare esperienze reali, senza distorsioni o influenze esterne. Le aziende non possono pubblicare contenuti che non riflettono accuratamente la realtà, né incentivare recensioni attraverso pagamenti, sconti o omaggi. Google monitora anche tentativi di manipolazione, come l’uso di più account o sistemi operativi modificati per simulare un coinvolgimento falso.

L’effetto delle nuove misure

Nonostante non sia del tutto chiaro come Google identifichi con precisione le recensioni fraudolente, l’effetto deterrente di queste nuove misure potrebbe essere importante. Essere segnalati pubblicamente come ‘inaffidabili’ potrebbe spingere molte aziende a rivedere le proprie strategie. Il messaggio di avviso visibile agli utenti, infatti, permette loro di prendere decisioni più informate, evitando luoghi che potrebbero non essere realmente all’altezza delle valutazioni mostrate.
Grazie a queste nuove restrizioni, Google spera di creare un ecosistema di recensioni più affidabile, veritiero e trasparente.

SambaSpy, il malware che attacca gli italiani: come difendersi?

Il Global Research and Analysis Team (GReAT) di Kaspersky ha individuato una sofisticata campagna malware, specificamente rivolta agli utenti italiani. Denominato “SambaSpy”, questo Remote Access Trojan (RAT) è progettato per infiltrarsi nei sistemi con impostazioni in lingua italiana.

Le funzionalità di SambaSpy includono la gestione del file system, il controllo della webcam, il furto di password e la gestione remota del desktop, rendendolo una minaccia estremamente pericolosa per i cittadini italiani. La campagna ha avuto inizio nel maggio 2024 e continua a essere attiva senza segnali di rallentamento.

Un attacco mirato 

A differenza della maggior parte dei malware, che colpiscono una vasta gamma di utenti in diversi Paesi, SambaSpy si distingue per la sua specificità. Gli aggressori hanno introdotto controlli per assicurarsi che solo i sistemi impostati in italiano siano bersagliati.
Giampaolo Dedola, Lead Cybersecurity Researcher di Kaspersky, ha sottolineato come questa strategia sia insolita, poiché i cybercriminali solitamente puntano a colpire il maggior numero di utenti possibile.

Due vie di infezione

Gli esperti hanno identificato due modalità di infezione utilizzate nella campagna. Una delle tecniche prevede l’invio di email di phishing apparentemente provenienti da aziende immobiliari italiane. Queste email invitano gli utenti a visualizzare una fattura, fornendo un link che reindirizza a un servizio cloud italiano o, in alcuni casi, a un server dannoso.
Se il sistema dell’utente utilizza uno dei browser più comuni (come Chrome, Edge o Firefox) in lingua italiana, viene scaricato un file PDF contenente il malware, avviando l’installazione di SambaSpy. 

I danni provocati da SambaSpy

SambaSpy è scritto in Java e utilizza tecniche di offuscamento sofisticate, come l’uso di Zelix KlassMaster. Questo malware consente agli aggressori di svolgere una serie di attività dannose, tra cui: gestione del file system e dei processi; controllo remoto della webcam e del desktop; furto di password dai browser più diffusi; caricamento e download di fiInstallazione di plugin aggiuntivi.

Nonostante il focus sugli utenti italiani, i ricercatori hanno rilevato forti legami con il Brasile. Alcuni elementi del codice di SambaSpy, come i commenti e i messaggi di errore, sono in portoghese brasiliano. Inoltre, l’infrastruttura utilizzata in questa campagna ha collegamenti con attacchi precedenti in Brasile e Spagna.

Obiettivo sicurezza

Kaspersky consiglia una serie di misure per proteggere le aziende, tra cui: evitare l’uso di servizi di remote desktop su reti pubbliche; Mantenere aggiornati VPN e software lato server; monitorare il traffico in uscita per individuare attività sospette: eseguire regolari backup dei dati; formare i dipendenti con corsi di sicurezza informatica.
Questi accorgimenti possono aiutare a prevenire attacchi futuri e mitigare i danni causati da minacce come SambaSpy.