Curiosità, economia, tecnologia.

Vacanze, come collegarsi al Wi-Fi pubblico in sicurezza?

Cosa c’è di più comodo che trovare un Wi-Fi pubblico quando si viaggia? Avere la possibilità di collegarsi alla rete in aeroporti, centri commerciali o bar durante le vacanze è una risorsa preziosa per evitare i costi di traffico dati, spesso elevati all’estero. Ma questa comodità richiede una buona dose di attenzione per proteggere i propri dati personali.

La ricerca “Cybersecurity in viaggio, come evitare le truffe in vacanza” di Kaspersky esplora le abitudini tech degli italiani in viaggio e mette in evidenza i possibili rischi di cyber security. 

I rischi delle reti non private

Il Wi-Fi pubblico permette di rimanere comodamente connessi in viaggio, evitando i costi elevati delle tariffe dati all’estero. Tuttavia, è importante conoscere i rischi associati e le misure di sicurezza da adottare. I cyber criminali possono creare reti Wi-Fi false o compromettere quelle esistenti, utilizzando nomi simili a quelli delle reti legittime per indurre gli utenti a connettersi. Una volta connessi, le informazioni personali come login ai social media, dati bancari e indirizzi e-mail possono essere compromessi.

Connessioni senza pericoli, a cosa prestare attenzione?

Gli esperti di Kaspersky suggeriscono diverse misure per proteggersi quando si utilizza il Wi-Fi pubblico. Innanzitutto, è importante connettersi solo quando necessario, così da abbattere i fattori di rischio. Poi, occorre verificare l’autenticità della rete, chiedendo al personale della struttura per evitare connessioni a reti ingannevoli; fare attenzione alla pagina di login della rete Wi-Fi pubblica, evitando le situazioni in cui vincono richieste credenziali personali come l’accesso ai social; evitare le transazioni sensibili sul Wi-Fi pubblico, come l’accesso all’home banking; usare una VPN per migliorare privacy e sicurezza.

Le moderne VPN criptano i dati e proteggono le attività online da accessi non autorizzati, garantendo sicurezza e privacy senza influire sulla velocità di Internet.

Protezione avanzata con le VPN

Seguendo questi consigli e utilizzando una VPN affidabile, l’esperienza di navigazione sulle reti Wi-Fi pubbliche rimane privata. Oltre a garantire la crittografia dei dati, alcune soluzioni di sicurezza proteggono da vari rischi informatici come il phishing e lo spoofing DNS. La crittografia VPN aiuta a difendersi dagli attacchi mirati che sfruttano la cronologia di navigazione e altre informazioni sensibili, offrendo una solida protezione contro i potenziali pericoli delle reti Wi-Fi aperte.

Gli utenti apprezzano le reti protette

Dalla ricerca di Kaspersky emerge che oltre un terzo degli intervistati è consapevole della maggiore sicurezza garantita dalle VPN nella connessione. Con la crescente abitudine allo smart working, quasi la metà degli italiani utilizza una VPN per collegarsi in modo sicuro a internet e alla rete dell’ufficio da remoto, anche in vacanza. Questo dimostra l’importanza delle VPN come misura di cyber sicurezza quotidiana.

“Grazie alla VPN, gli utenti migliorano la loro sicurezza e assicurano una protezione continua della privacy”, commenta Cesare D’Angelo, General Manager Italy di Kaspersky, sottolineando l’importanza di una difesa robusta contro i rischi del digitale.

Cambiare lavoro: perchè si rifiuta un’offerta?

La decisione di un cambiamento professionale rappresenta un momento delicato durante il quale è necessario valutare un’infinità di fattori. Oggi, ad esempio, per molti lavoratori la flessibilità e l’equilibrio tra vita personale e lavorativa sono spesso più importanti della crescita retributiva. In questo contesto, Adecco ha svolto un’indagine approfondita per capire i principali motivi che spingono i candidati a rifiutare nuove opportunità di impiego.

Aspettative disattese

Secondo l’indagine, il 36,7% dei candidati rifiuta un’offerta di lavoro a causa delle ‘aspettative disattese’. Questo significa che i candidati si aspettano non solo un miglioramento economico, ma anche vantaggi come la possibilità di smart working, benefits, premi e prospettive di crescita all’interno dell’azienda. 

Massimiliano Medri, Managing Director di Adecco Italia, ha commentato: “I dati dell’indagine confermano come i lavoratori italiani oggi abbiano aspettative ben precise e non siano disposti a scendere a compromessi su aspetti cruciali per il loro benessere lavorativo e personale. Questi aspetti diventano sempre più cruciali anche per le aziende che dovranno tenerne sempre più conto in ottica di attrarre nuovi talenti”.

Tempi di selezione troppo lunghi

Un altro motivo significativo è rappresentato dai tempi del processo di selezione. Il 30,38% dei candidati rifiuta una proposta di lavoro perché ha ricevuto un’offerta più interessante da terzi in tempi più rapidi. Questo sottolinea l’importanza per le aziende di avere processi di selezione efficienti e veloci.

La controproposta del “vecchio” datore di lavoro

Il 28,69% dei candidati decide di rimanere con il proprio datore di lavoro a seguito di una controproposta, che non necessariamente deve essere di natura economica. Questo fenomeno, riferisce Adnkronos, indica che i lavoratori apprezzano anche altri tipi di incentivi e benefici.

Paura del cambiamento

La paura del cambiamento limita l’accettazione di una nuova proposta di lavoro per il 21,52% dei candidati. Molti, a un passo dall’accettazione di una nuova offerta, decidono di restare nel loro attuale contesto lavorativo per evitare l’ansia e l’incertezza legate a un nuovo ambiente.

Offerte peggiorative

Solo il 10,55% dei candidati rifiuta un’offerta di lavoro perché peggiorativa rispetto al proprio pacchetto retributivo attuale. Quando l’aspetto retributivo è centrale, i candidati si aspettano un incremento economico pari o superiore al 20%.

Percezione dell’azienda

Infine, l’8,65% dei candidati rifiuta una proposta di lavoro a causa di una percezione negativa dell’azienda o dei suoi referenti, sviluppata durante il processo di selezione o attraverso referenze negative raccolte da terzi. Questo dimostra quanto sia importante per le aziende mantenere una buona reputazione e una comunicazione chiara e trasparente con i candidati.

Tecnologie intelligenti: quali saranno i futuri desiderabili secondo l’Osservatorio FUTURES?

Oltre all’Intelligenza artificiale generativa, nel prossimo futuro anche altre tecnologie emergenti potenzieranno molte esperienze della quotidianità.
Nel 2035 la maggior parte delle tecnologie sarà intelligente e generativa, in grado di rendere più efficienti le attività e migliorare il benessere delle persone, dalla cura personale all’alimentazione, dall’intrattenimento alla socialità.

La prima edizione dell’Osservatorio FUTURES – Sense Making by System Thinking della School of Management del Politecnico di Milano, presentata nel corso del convegno dal titolo ‘Imaging Distant Futures: Human Wellbeing in the era of Intelligent Technologies (2035)’, ha provato a immaginare ‘i futuri distanti’ negli ambiti Purposeful Nest, Meaningful Production e Relational Proximity.

Coltivare diverse occupazioni e costruire un’identità poliedrica

In tali futuri desiderabili, anche la relazione con l’attività lavorativa sarà contraddistinta da maggiore varietà consentendo a ciascun individuo di coltivare diverse occupazioni e quini costruire un’identità poliedrica.

Mentre i futuri vicini prendono spunto da fenomeni attualmente visibili e robusti (ad esempio, trend tecnologici, dinamiche di mercato), i futuri distanti si basano da un lato sull’intelligenza collettiva nel riconoscere segnali deboli e sorprendenti, dall’altro sull’immaginazione morale.
In altre parole, i futuri distanti emergono da un atteggiamento progettuale nei confronti del futuro.

Il Purposeful Nest

“In questa prima edizione dell’Osservatorio ci siamo concentrati sul tema del benessere umano nell’era delle tecnologie intelligenti – spiega Emilio Bellini, direttore dell’Osservatorio  -. Mettere la persona al centro è il primo passo verso una salute e un benessere a misura d’uomo”.
I futuri distanti nell’ambito Purposeful Nest enfatizzano la centralità del benessere personale, la necessità di coltivare un’identità multiforme, impegnandosi in più occupazioni, rifiutando identità ed etichette basate sulla carriera.

Empatia, comunità e connessione umane autentiche diventano elementi fondamentali affinché i contributi individuali abilitino il raggiungimento di obiettivi collettivi. La tecnologia diviene il fattore abilitante per ogni scelta consapevole, utile a bilanciare differenti occupazioni, migliorare la comunicazione e rispettare privacy e legalità.

La Meaningful Production

I futuri distanti elaborati nell’ambito Meaningful Production prospettano nel 2035 ambienti di lavoro più appaganti, supportati da modelli ibridi e dall’AI. Il futuro delle organizzazioni dipenderà dalla capacità di diventare luoghi di apprendimento permanente, promuovendo un cambiamento culturale basato su valori e merito. Il tempo del lavoro e della vita personale saranno sempre più integrati, senza distinzione rigida. Le aziende dovrebbero creare le condizioni perché le persone possano armonizzarli il più possibile e utilizzare la tecnologia per liberare gli individui da attività senza valore.

Nell’ambito Relational Proximity emerge l’esigenza di un rapporto più equilibrato tra uomo e natura, in cui la tecnologia favorisca da un lato le connessioni fisiche e il benessere personale, e dall’altro un maggiore rispetto dell’ambiente. Si affermerà il concetto di inclusività a tutto tondo, nel promuovere l’innovazione guidata da uno scopo per contribuire allo sviluppo umano.

Innovazione e competenze digitali: il rapporto EIS per il 2024

Una bussola delle performance per l’impegno dell’Europa e per promuovere l’innovazione: è l’European Innovation Scoreboard (EIS), il rapporto della Commissione Europeache dal 2001 fornisce una valutazione comparativa delle performance di ricerca e innovazione (R&I) degli Stati membri dell’UE, dei paesi europei limitrofi e di alcuni paesi terzi (concorrenti globali).

Il compito è quello di aiutare gli stakeholder a valutare le aree in cui concentrare gli sforzi per potenziare le performance innovative, considerando il contesto socio-economico nazionale.
I risultati dell’EIS possono rivelare quali dimensioni dei sistemi nazionali di innovazione sono particolarmente deboli o forti e quindi dovrebbero essere oggetto di attenzione da parte dei responsabili delle politiche.

I Paesi membri progrediscono a ritmi diversi

Il miglioramento del 10% nella performance innovativa dell’UE tra il 2017 -2024 rappresenta un progresso, in buona parte legato all’attuazione in corso della Nuova Agenda Europea per l’Innovazione, lanciata nel 2022.
L’EIS mostra però che gli Stati membri stanno progredendo a ritmi diversi nelle performance di innovazione, con miglioramenti particolari tra i Paesi del nord Europa che già superano la media UE, spinti da progressi significativi nelle collaborazioni di ricerca e nell’adozione delle tecnologie digitali.

Il rapporto classifica gli Stati membri UE in quattro gruppi in base alla loro performance innovativa: Leader dell’Innovazione, Innovatori Forti, Innovatori Moderati ed Emergenti.

In Italia l’innovazione è moderata 

L’Italia, rientra nel gruppo degli Innovatori Moderati, mostrando una performance sotto della media UE.
Il sistema Italia si è distinto in settori come investimenti aziendali e digitalizzazione, suggerendo un ambiente favorevole per le start-up e le imprese esistenti che investono in tecnologia e innovazione. Sono tuttavia i restanti indicatori a determinare un consistente ritardo dell’Italia rispetto ai Paesi cosiddetti Leader dell’Innovazione.

Mentre negli indicatori Collaborazioni Pubblico-Privato (cruciale per trasformare la ricerca in applicazioni commerciali), Capacità di Attrazione dei Sistemi di Ricerca e Competenze Digitali della Popolazione, l’Italia si posiziona ben al di sotto della media UE.

La Corea del Sud è il concorrente globale più innovativo

Nella Top 5 per Investimenti Aziendali in R&D si colloca la Germania, seguita da Svezia, Finlandia, Danimarca e Francia.
La Finlandia occupa il primo posto tra i paesi dell’Unione anche negli indicatori Digitalizzazione e Competenze Digitali, riporta Adnkronos, mentre la Danimarca è la più innovativa.

Il rapporto mette anche a confronto i risultati europei con il resto del mondo, dove la Corea del Sud rimane il concorrente globale più innovativo nel 2024, superando l’UE del 21,1%.
Canada, Stati Uniti e Australia sono avanti rispetto all’UE, mentre la Cina ha mostrato un notevole aumento delle performance innovative. Dal 2017 sta crescendo più di tutti (+28,2%), ha superato il Giappone e sta raggiungendo l’UE.

e-commerce B2B: in Europa a fine 2024 arriverà a 1,67 miliardi

Il commercio digitale B2B è un canale sempre più determinante per lo sviluppo delle imprese internazionali e italiane. Con un ritmo di crescita del +12% all’anno, a oggi l’e-commerce B2B vale 23,4 miliardi di dollari a livello mondiale. A .livello europeo, si stima un valore di circa 1,67 miliardi di dollari entro la fine dell’anno (+11% vs 2023) e oltre 1,8 miliardi di dollari entro il 2025.

Nel 2024 l’Europa detiene il 6% del valore globale del commercio digitale B2B, di cui il 79% in mano ai paesi APAC. Ma la digitalizzazione del comparto B2B coinvolge anche il nostro Paese, dove nel 2022 incideva del 21% sul totale del transato B2B
È quanto emerge dal Netcomm Focus B2B Digital Commerce, dal titolo ‘La trasformazione omnicanale delle filiere e delle relazioni tra imprese’.

Le prospettive per il commercio digitale italiano

La trasformazione digitale del commercio B2B risponde alla necessità di soddisfare le esigenze dei buyer di nuova generazione, sempre più interessati alla proposta di progetti tailored, sia in ottica di personalizzazione del processo di acquisto, sia nell’offerta di servizi di pagamento e di customer care orientati al B2B.

La sfida per le aziende italiane del settore consiste oggi nell’incontrare le esigenze di seller e buyer includendo i processi di digitalizzazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie all’interno di un’ampia strategia, con l’obiettivo di integrare i sistemi aziendali già esistenti e di rispondere prontamente alle nuove esigenze del mercato.

Il dominio delle nuove tecnologie

La sfida per le aziende italiane del settore consiste nell’incontrare le esigenze di seller e buyer includendo i processi di digitalizzazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie all’interno di un’ampia strategia.
L’obiettivo è integrare i sistemi aziendali già esistenti e rispondere prontamente alle nuove esigenze del mercato.

Il settore del B2B in Italia si affaccia oggi all’introduzione e al dominio di tecnologie quali il Machine Learning e L’AI, lo sviluppo di sistemi come l’Headless Commerce, che consiste nella separazione tra front-end e back-end di applicazioni e siti di e-commerce, e il Composable Commerce, un’architettura basata sulla selezione delle migliori soluzioni commerciali per creare una ‘composizione’ di servizi ad hoc.

Autonomia e agilità: due elementi imprescindibili

Queste soluzioni avanzate consentono di gestire in modo più efficiente e disintermediato i processi di vendita, dove autonomia e agilità si presentano come elementi imprescindibili.

Secondo Netcomm, dunque, le aziende del nostro Paese dovranno andare incontro a un ripensamento della struttura organizzativa, sempre più orientata alla costruzione di un e-commerce omnicanale e ibrido, in cui anche la figura del venditore subirà una necessaria trasformazione, passando dal ruolo di Order Manager a quello di Brand Ambassador, grazie all’acquisizione di nuove competenze finalizzate alle vendite ibride.

Trasformazione del lavoro: smart working e settimana corta per tutti?

Mai come negli ultimi anni il mondo del lavoro ha subito una trasformazione radicale. E i cambiamenti sono sempre all’ordine del giorno. A oggi sotto la lente, in un’ottica di benessere dei lavoratori e sostenibilità ambientale, ci sono soprattutto lo smart working e la possibile settimana lavorativa corta.

Una recente indagine condotta per Pulsee luce & gas, brand digitale di Axpo Italia, dalla società NielsenIQ, ha analizzato le opinioni di un campione rappresentativo della popolazione italiana su questi temi cruciali.

Lo smart working riguarda 1 italiano su 3

Dall’indagine emerge che un italiano su tre lavora in modalità full remote o ibrida. Lo smart working è concesso in media per il 37% delle ore lavorative totali, ovvero uno o due giorni su cinque. Il 49% del campione preferisce il lavoro agile, mentre il 42% predilige l’ufficio.

Tra i vantaggi principali del lavoro da casa, riferisce Adnkronos, il 77% degli intervistati segnala la riduzione dei tempi di spostamento, che mediamente ammontano a 41 minuti, e il 72% apprezza la diminuzione dei costi, stimati intorno ai 124 euro al mese tra viaggi e pranzi. Inoltre, il 64% riconosce una migliore gestione dell’equilibrio tra vita privata e professionale.

Gli aspetti critici del lavoro da casa

Tuttavia, il lavoro da remoto presenta anche delle sfide. Il 59% degli intervistati segnala l’isolamento sociale, particolarmente sentito nel Nord Ovest, mentre il 58% evidenzia la sedentarietà e il 44% la difficoltà di separare il lavoro dalla vita privata. Inoltre, solo il 26% dei lavoratori dispone di una sedia ergonomica, il 14% di una scrivania ad altezza regolabile e l’11% di un poggiapiedi.

Incombenze domestiche e consumi energetici

Lavorare da casa permette di ottimizzare il tempo per le attività domestiche: l’89% degli intervistati sfrutta le pause per cucinare (66%), fare le faccende domestiche (45%), lavare i vestiti (44%) e guardare la televisione (29%). Tuttavia, il 49% nota un aumento dei consumi energetici con conseguenti costi più alti. Per ridurre questi consumi, il 59% utilizza lampadine a basso consumo, il 58% sfrutta maggiormente la luce naturale e il 44% spegne il computer quando non in uso.

Settimana corta, è un grande sì

L’indagine esplora anche l’idea della settimana lavorativa corta, sostenuta dall’80% degli intervistati. Tra coloro che hanno figli, il 66% li gestisce in autonomia o con l’aiuto dei nonni (24%), mentre solo l’11% si affida a baby-sitter o altri professionisti, con una spesa media di 115 euro al mese. Il 75% dei partecipanti ritiene che la settimana corta possa migliorare la gestione dei figli. Per quanto riguarda la cura degli anziani, il 35% degli italiani se ne occupa da solo, mentre il 65% si affida a supporti esterni. Tra questi, il 42% si appoggia ad altri familiari e il 34% a badanti o case di riposo, con una spesa media di 540 euro al mese. L’85% dei caregiver vede nella settimana corta un’opportunità per prendersi cura dei familiari con maggiore autonomia.

La settimana corta è percepita positivamente dal 72% del campione per migliorare l’equilibrio tra lavoro e vita privata, dal 63% per la soddisfazione personale e dal 62% per il tempo di qualità con la famiglia e gli amici. Tuttavia, ci sono anche criticità come l’aumento del carico di lavoro durante i giorni lavorativi (51%), maggiore pressione e stress (37%) e problemi di coordinamento (27%).

Password: basta un minuto per compromettere quelle troppo semplici

La maggior parte delle password che utilizziamo non sono abbastanza ‘forti’, e possono essere compromesse facilmente tramite algoritmi di smart guessing. Nel mese di giugno 2024 un nuovo studio di Kaspersky ha analizzato 193 milioni di password su varie risorse darknet, ‘rubate’ nel dominio pubblico. E il 45% di tutte le password analizzate, 87 milioni, poteva essere indovinato dai cybercriminali entro un minuto. Solo il 23% delle combinazioni (44 milioni) si è rivelato abbastanza forte, tanto che servirebbe più di un anno per decifrarle.

Il 14% (27 milioni), invece, si decifra in un lasso di tempo che va da 1 minuto a 1 ora, l’8% (15 milioni) da 1 ora a 1 giorno, il 6% (12 milioni) da 1 giorno a 1 mese, e il 4% (8 milioni) da 1 mese a 1 anno.

Mai usare nomi, parole ricorrenti, combinazioni standard

Nel 2023 la telemetria di Kaspersky ha evidenziato oltre 32 milioni di tentativi di attacco agli utenti con password stealer. Questi numeri dimostrano l’importanza dell’igiene digitale e di policy adeguate in materia di password.
Di fatto, la maggior parte delle password esaminate a giugno 2024 (57%) contiene una parola del dizionario, il che ne riduce significativamente la forza. Tra le sequenze di vocaboli più popolari, si possono distinguere diversi gruppi: nomi, parole ricorrenti, e password standard.

L’analisi ha mostrato che solo il 19% di tutte le password contiene gli elementi di una combinazione forte e difficile da decifrare, ovvero, lettere minuscole e maiuscole, numeri e simboli e non contiene parole standard del dizionario. Allo stesso tempo, il 39% di queste password potrebbe essere indovinato con algoritmi intelligenti in meno di un’ora.

Non serve essere un genio informatico per decifrarle

L’aspetto più preoccupante è che gli aggressori non hanno bisogno di conoscenze approfondite o di attrezzature costose per decifrare le password.
Ad esempio, un potente processore di un computer portatile è in grado di trovare la combinazione corretta per una password di 8 lettere minuscole o cifre utilizzando la forza bruta in soli 7 minuti

Inoltre, le moderne schede video sono in grado di svolgere lo stesso compito in 17 secondi. E gli algoritmi intelligenti per indovinare le password considerano le sostituzioni di caratteri (‘e’ con ‘3’, ‘1’ con ‘!’ o ‘a’ con ‘@’) e le sequenze più diffuse (qwerty, 12345, asdfg).

Una sequenza casuale è la più affidabile

“Inconsciamente, gli esseri umani creano password ‘umane’, contenenti parole del dizionario nella loro lingua madre, con nomi e numeri, ecc. Anche le combinazioni apparentemente forti sono di rado completamente casuali, quindi possono essere indovinate dagli algoritmi – ha commentato Yuliya Novikova, Head of Digital Footprint Intelligence di Kaspersky -. Di conseguenza, la soluzione più affidabile è quella di generare una password casuale utilizzando password manager moderni e affidabili. Tali applicazioni sono in grado di memorizzare in modo sicuro grandi volumi di dati, fornendo una protezione completa ed efficace delle informazioni degli utenti”.

Dirigenti e C-suite executive, come affrontare le sfide della cybersecurity?

Quando si parla di cybersecurity, molti dirigenti, C-suite executive e responsabili IT si trovano spesso in difficoltà nel proteggere i dati e le informazioni più preziose delle loro aziende dagli attacchi informatici. Questo è quanto emerge da un nuovo report di Kaspersky, che rivela come, nonostante gli ingenti investimenti nell’IT da parte di aziende e PMI, quasi la metà (48%) dei dirigenti sia confusa dai termini base della cybersecurity come malware, phishing e ransomware. La mancanza di comprensione rappresenta il principale ostacolo per il management C-level nel comprendere e affrontare la sicurezza informatica.

Una materia estremamente complessa

Secondo Kaspersky, anche con costanti avvisi sulle minacce e crescenti investimenti nella difesa digitale, i dirigenti aziendali sono sopraffatti dalla complessità del dover proteggere le loro organizzazioni. Sebbene siano consapevoli dei pericoli, molti sottovalutano l’abilità e la costanza degli attori delle minacce nel penetrare nei loro sistemi. Una gestione poco chiara delle risorse e una strategia di difesa digitale inefficace fanno sì che molte aziende siano vulnerabili.

Il linguaggio tecnico è un ostacolo

Il report di Kaspersky evidenzia che il linguaggio tecnico rappresenta per i dirigenti un ostacolo significativo (48%) nel comprendere la cybersecurity. Altre sfide includono le limitazioni di budget (47%) e la formazione insufficiente (43%). “È fondamentale che i dirigenti riconoscano la difficile realtà della sicurezza informatica nell’era digitale di oggi”, afferma Cesare D’Angelo, General Manager Italy & Mediterranean di Kaspersky.

La mancanza di competenze informatiche

La carenza di competenze informatiche a livello globale influisce negativamente sulla capacità delle aziende di reagire alle minacce, con il 75% che considera questa lacuna un problema a lungo termine. Gli errori umani causano oltre il 10% degli incidenti informatici, con il 16% provocato dal personale, il 15% dai dipendenti IT e il 14% dai dirigenti IT. Violazioni intenzionali delle policy di sicurezza da parte dei dipendenti rappresentano più di un quarto (26%) di tutti gli incidenti degli ultimi due anni.

La cybersecurity checklist 

Kaspersky è all’avanguardia nello sviluppo di soluzioni di cybersecurity complete per affrontare le minacce in continua evoluzione. Il loro report “Enterprise cybersecurity and increasing threats in the era of AI: Do business leaders know what they are doing?” analizza le sfide di cybersecurity a livello globale, sottolineando la necessità di maggiore formazione per dirigenti e team di sicurezza IT.

Per affrontare queste sfide, Kaspersky raccomanda di investire nella formazione, attivando corsi di security awareness per ridurre il rischio di incidenti interni; di utilizzare servizi di threat intelligence; di valutare le competenze attraverso simulazioni e giochi interattivi; dotare i dipendenti di strumenti e conoscenze per contrastare efficacemente le minacce emergenti.

Conclusioni

Il report evidenzia la crescente necessità di soluzioni di protezione informatica automatizzate e flessibili. La formazione continua e l’adozione di tecnologie avanzate sono cruciali per migliorare la postura di sicurezza delle organizzazioni e proteggere efficacemente contro le minacce informatiche.

Internet sta scomparendo? Il fenomeno del Digital Decay

Internet è un archivio inimmaginabilmente vasto della vita moderna, con centinaia di miliardi di pagine web indicizzate. Ma un enorme numero di news e contenuti sta lentamente scomparendo dal web. Si tratta del digital decay, il fenomeno del decadimento digitale che si verifica in differenti ambiti online.

A partire da ottobre 2023, un quarto di tutte le pagine web esistenti tra il 2013 e il 2023 non è infatti più accessibile. Nella maggior parte dei casi è dovuto al fatto che una singola pagina è stata cancellata o rimossa da un sito web funzionante. Per i contenuti più vecchi, questa tendenza è ancora più forte. Circa il 38% delle pagine web esistenti nel 2013 oggi non sono disponibili, al contrario, solo l’8% delle pagine create nel 2023 ha subito lo stesso destino, suggerendo una possibile evoluzione nelle tecnologie o nelle strategie di conservazione web.

Link a pagine fantasma

Il Pew Research Center di Washington ha esaminato un campione rappresentativo di pagine web esistite negli ultimi dieci anni per verificare quante siano ancora accessibili oggi.
Lo studio del Pew Research Center ha esaminato i collegamenti che compaiono sui siti web governativi e di notizie, nonché nella sezione ‘Riferimenti’ delle pagine di Wikipedia a partire dalla primavera 2023.

Quest’analisi ha rilevato che il 23% delle pagine web di notizie contiene almeno un collegamento interrotto, così come il 21% di pagine web da siti governativi. E il 54% delle pagine di Wikipedia contiene almeno un collegamento nella sezione Riferimenti che punta a una pagina che non esiste più.

Il decadimento digitale si manifesta anche sui social media

Durante la primavera del 2023 sulla piattaforma di social media X (nota come Twitter) è stato raccolto un campione di tweet in tempo reale e monitorato per i successivi tre mesi.
Di questo campione quasi un tweet su cinque non era più visibile pubblicamente sul sito pochi mesi dopo essere stato pubblicato.

Nel 60% di questi casi, l’account che originariamente aveva pubblicato il tweet è stato reso privato, sospeso o cancellato del tutto. Nel restante 40% il titolare dell’account ha cancellato il singolo tweet, anche se l’account esiste ancora.

Alcuni tweet scompaiono più spesso di altri

Oltre il 40% dei tweet scritti in turco o arabo non sono più visibili sul sito entro tre mesi dalla pubblicazione. E i tweet provenienti da account con le impostazioni predefinite del profilo hanno maggiori probabilità di scomparire dalla vista del pubblico.

Secondo il Pew Research Center, questi risultati sottolineano l’importanza di sviluppare strategie più robuste per la conservazione dei contenuti digitali, specialmente considerando il loro ruolo fondamentale come depositari della storia moderna e come risorse educative e informative.
Il fenomeno del digital decay, riporta Adnkronos, pone sfide significative per l’archiviazione digitale e la memoria collettiva online, spingendo a riflessioni sulla durabilità e l’accessibilità a lungo termine dei contenuti digitali.

Intelligenza Artificiale e social network, cosa ne pensano gli italiani?

Intelligenza Artificiale, social media, online… sono tutte definizioni che ormai fanno parte della nostra vita quotidiana. Ma cosa ne sanno in merito gli italiani? E che giudizi ne danno? A queste domande ha risposto una sezione del 36 Rapporto Italia di Eurispes, recentemente presentato.

AI, la conoscenza è… scarsa

Attraverso una serie di domande mirate, è stato possibile delineare un’immagine delle opinioni degli italiani sull’Intelligenza Artificiale (AI). È emerso che il grado di informazione su questa tecnologia è decisamente scarso. Infatti, solo il 33,9% degli italiani ha una vaga idea di che cosa sia l’Intelligenza Artificiale, mentre una quota simile, il 31,9%, afferma di non saperne nulla. Tra coloro che si considerano informati, prevalgono quanti affermano di saperne abbastanza (25%), mentre solo uno su dieci dichiara di essere molto informato sull’argomento (9,2%).

Percezione e utilizzo dell’AI

La maggioranza di chi ha dichiarato di conoscere in qualche misura l’Intelligenza Artificiale afferma però di non averla mai provata (53,9%). Nonostante ciò, il giudizio sull’AI è generalmente positivo (65,8%). Gli italiani credono che sia una tecnologia controllabile (54,1%) ma pericolosa (57,4%) e che si sostituirà all’uomo (54,2%). Meno condivisa è l’opinione che ci pentiremo di averla creata (47,6%).

Chi ha provato ad utilizzare l’AI lo ha fatto principalmente per curiosità (72,4%) e per motivi di svago o gioco (63,7%). Inoltre, il 46% l’ha utilizzata per lavoro e il 41,5% per motivi di studio, dimostrando un interesse variegato nei confronti delle applicazioni pratiche di questa tecnologia.

Bocciati invece i Social Network

I giudizi sui Social Network sono invece severi. Gli italiani ritengono che favoriscano la diffusione di fake news (78,3%), alimentino il cyberbullismo (73,3%) e diffondano modelli di comportamento sbagliati (72,3%). Inoltre, si crede che favoriscano l’espressione dell’aggressività e della violenza verbale (69,5%), e il 66,1% è convinto che danneggino la vita sociale.

Esperienze negative sui Social

Circa un intervistato su cinque è stato vittima di aggressività o ingiurie sui Social o in Rete (21,3%) e di truffe informatiche (20,7%). Il 18% ha visto violata la propria privacy, mentre il 17,7% ha subito inganni a opera di identità false. Il furto di identità ha colpito il 14,9% degli intervistati, il 14% ha subito cyber stalking e l’8,1% è stato vittima di revenge porn.

Conclusioni

In sintesi, mentre l’Intelligenza Artificiale suscita opinioni contrastanti tra gli italiani, con un generale ottimismo mitigato da preoccupazioni per la sicurezza e l’etica, i Social Network sono percepiti in maniera molto più negativa, principalmente a causa dei rischi associati alla privacy e alla sicurezza personale.